Inchiesta “Re-Connect Cannae 2018”, la seconda puntata

Canne

“Re-connect Cannae 2018”. Testualmente dall’inglese all’italiano: “Riconnettere Canne della Battaglia”. A che cosa? Come mai proprio adesso? E perché?…

Nell’incontro svoltosi nell’area ferroviaria della Stazioncina sulla Barletta-Spinazzola, domande con tanto di punto interrogativo formulate  all’allora candidato sindaco Mino Cannito ed al suo concorrente Carmine Doronzo – assenti gli altri tre benché invitati – pochi giorni prima del voto per rinnovo di primo cittadino e consiglio comunale (10 giugno).

E’ stata la prima volta che un gruppo di cittadini-elettori-contribuenti avessero tempo, modo e voglia di incontrare in pubblico chi si era candidato a capo dell’amministrazione comunale: il Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia operante come organizzazione di volontariato dal 1953 nei beni culturali e turismo.

Sono trascorsi quattro mesi da quell’incontro. Mino Cannito è stato eletto sindaco direttamente al primo turno con una percentuale altissima. E la domanda giustamente si ripropone, adesso che il suo pressing sui dirigenti vuole portare entro fine novembre il bilancio di previsione 2019 al voto consiliare. Difficile con questa maggioranza turbolenta. Ma possibile tecnicamente. Ed allora?

Già: riconnettere Canne della Battaglia. Innanzitutto al suo Territorio di riferimento: che oggi si chiama Provincia di Barletta-Andria-Trani. Ma solo dal 2004, anno della istituzione di quella chiamata per tanto, forse troppo tempo “Sesta Provincia” di Puglia.

E se vogliamo andare col calendario alla mano, di storia ne è passata tantissima. Esattamente dall’inizio del secolo: dagli studi di Sabino Castellano (cui solo da quest’anno è intitolato il piazzale davanti all’Antiquarium) alle due campagne di scavo negli Anni Trenta del professor Michele Gervasio con il rinvenimento dei Sepolcreti ritenuti inizialmente annibalici (cioè sepolture dei morti della grandiosa battaglia del 216 avanti Cristo) ma poi declassati nel 1961 a solo medievali. Passando attraverso l’inaugurazione del Museo Cannense avvenuta domenica 20 aprile 1958 (giusto sessant’anni fa) da parte di Aldo Moro come ministro della pubblica istruzione e fondi della Cassa del Mezzogiorno… Preceduta solo di qualche anno dalla riqualificazione ad uso di stazioncina dell’ex casello al kilometro 11 della linea ferroviaria Barletta-Spinazzola, avvenuta il 29 agosto 1954 in una marea di folla festante con la benedizione di Monsignor Angelo Raffaele Dimiccoli oggi in odore di santità.

Fino a quel fatidico giorno, Canne era soltanto Canne, divenuta quindi “Canne della Battaglia” non solo e non tanto a memoria di quella celeberrima vittoria-capolavoro di Annibale. Ma soprattutto perché in quella minuscola ed ancora vitale stazioncina con un nome tanto imponente ed altisonante, oggi presidio permanente nonché base logistica, punto di accoglienza turistica del Comitato Italiano Pro Canne della Battaglia, e di prossimità a mete turisticamente rilevanti quali le Terme romane di San Mercurio (purtroppo sempre interdette alla visita) e la storica fontana medievale di San Ruggiero (ahimé in perenne stato di degrado ed a rischio crollo), sono scesi viaggiatori illustri come archeologi, studiosi, personalità politiche. Come pure tantissima gente assetata di cultura e di natura. Ed oggi rappresenta un sempre più sicuro punto di riferimento per il rilancio in chiave turistica della linea ferroviaria Barletta-Spinazzola, in lista d’attesa per essere elettrificata fino a Canosa e con una nuova, ma solo annunciata, fermata di pubblica utilità all’Ospedale intitolato proprio a Monsignor Dimiccoli.

 

Nino Vinella  

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