In arrivo le città metropolitane e le aree vaste

VittIl vento riformista ha coinvolto le Province compiendo il primo passo verso la cancellazione definitiva. Più o meno tutti ormai sanno cosa accadrà vista la pesante copertura mediatica fornita a questo cambiamento che è tuttavia meritevole di continui approfondimenti.
Per i sostenitori del “repetita iuvant”, ricordiamo che con l’approvazione del ddl Delrio, che verrà pienamente attuato solo a partire dal prossimo gennaio, verranno istituite subito dieci città metropolitane, altre cinque dovranno attendere l’emanazione di specifiche leggi nelle regioni a statuto speciale, infine le Province vedranno i propri organi istituzionali cambiare radicalmente: il consiglio, la giunta e il presidente non saranno più eletti direttamente dalla popolazione ma scelti da e tra i sindaci e gli amministratori facenti parte della Provincia stessa.

Questo nuovo assetto farà quindi da ponte all’imminente (per usare un eufemismo) riforma costituzionale che vedrà la totale abolizione delle Province e la ripartizione delle competenze tra Regione, Comuni e le ormai tanto vociferate “aree vaste”, ossia un organo territoriale che riprenderà solo in parte i caratteri della Provincia, espandendole alcune competenze, come lo stesso nome può lasciar supporre.
Lasciando per il momento da parte l’esame dell’area vasta, forse sarebbe finalmente il caso di porre maggiore attenzione su come si evolveranno gli organi dell’amministrazione provinciale: come appena ricordato, i nuovi amministratori della Provincia saranno scelti tra i rappresentanti delle città componenti questa autonomia locale che ormai percorre mestamente l’ormai proverbiale “Sunset Boulevard”, il viale del tramonto; ebbene, coloro che saranno scelti a ricoprire questi ruoli (oltre a doverlo fare in maniera assolutamente gratuita, cosa di cui molti ormai dubitano) dovranno saper coniugare gli impegni da Sindaco o assessore comunale o quant’altro, con quelli di Presidente della Provincia, consigliere e assessore comunale, ma non finisce qui.

Il vento delle riforme porta con se anche la bozza, già approvata, della riforma del Senato, che diventerà, sotto la forte spinta del nuovo premier, la Camera delle Autonomie, imitando testardamente i modelli di altri stati europei nel tentativo, quasi puerile, di emularne il successo. Se anche questa riforma dovesse essere approvata, componenti del nuovo Senato diventerebbero, almeno in parte, i Presidenti delle Regioni, alcuni Presidenti di Province e una manciata di sindaci e rappresentanti delle altre autonomie locali in via di formazione (ancora una volta, ci riferiamo ai consorzi fra comuni e le aree vaste), che molto probabilmente dovranno essere chiamati a ricoprire, nella più nefasta delle aspettative, tre incarichi differenti allo stesso tempo.

Così, il sindaco che sarà scelto, per sua enorme (s)fortuna, come Presidente della Provincia e chiamato a far parte del senato, dovrà affrontare tre, incredibilmente difficili, sfide, rimbalzando per il territorio Italiano, dovendo fare la staffetta tra Capitale, capoluogo di provincia (o città ad esso assimilabile) e comune di appartenenza, in un tour de force che nemmeno il più stakanovista dei lavoratori sopporterebbe a lungo.
Come inoltre ha ricordato il giornalista Marco Travaglio in uno dei suoi recenti monologhi televisivi, questo non solo comporterà una possibile mancanza di attenzione da parte di questi amministratori fin troppo oberati di lavoro, ma lo spettro dei rimborsi spese per viaggi e pernottamenti rischia di cancellare quell’ultima parvenza di economicità delle riforme, senza parlare che, vista la frequenza con cui gli amministratori si avvicendano, i componenti degli organi istituzionali così riformati varierebbero continuamente e nel giro di poche settimane.
Tanto si è parlato di queste riforme, delle “nuove” province e della loro definitiva scomparsa, ma con il fissarsi di alcune loro caratteristiche finora solo accennate è necessario riprendere anche gli argomenti più trattati, per rivelarne tutti i pro e i contro, gli aspetti positivi e quelli negativi. Peccato che, dopo tutte queste settimane, sono sempre questi ultimi che continuano a prevalere.

Commenta questo articolo

CONDIVIDI
Articolo precedente“L’Altra Europa” della lista Tsipras, per voce ed identità alla sinistra
Articolo successivoEsiste un’età giusta per farlo?
Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here