In una nazione in cui il “posto fisso” sembra essere diventato un miraggio, c’è chi si permette il lusso di perderlo con una condotta deplorevole ed oramai sotto i riflettori. Sono i “furbetti del cartellino”.

Se da una lato infatti la cronaca ci consegna un numero crescente di suicidi dettati dalla disperazione per un posto di lavoro mai ottenuto o inaspettatamente  perso, dall’altro siamo costretti a subire immagini come quella dell’ex vigile che timbrava “in mutande” per poi rientrare nella propria abitazione.

Dov’è il rispetto per la collettività alla quale si dovrebbero erogare servizi?

Alla rabbia dei cittadini si aggiunge ovviamente quella degli onesti dipendenti pubblici spesso costretti a lavorare anche per gli assenteisti per far funzionare un sistema altrimenti paralizzato.

Quali sono le priorità dei furbetti?

 Come mostrano inequivocabilmente  i filmati diffusi negli anni sono la palestra, il parrucchiere, lo shopping, lo sport ed anche i casinò.

All’uopo si ricordano i furbetti del Friuli che si recavano in Slovenia per giocare in un casinò durante l’orario di lavoro.

Prima però di dedicarsi alle loro attività devono compiere un piccolo sforzo: strisciare il badge e ricordarsi di rientrare in servizio puntuali per l’uscita. Se però proprio non si vogliono seccature è possibile affidarsi ad un collega che striscerà per lui ed altri amici, ricordandosi di ricambiargli il favore.

Come si combatte il fenomeno dei fannulloni?

 Il nostro non è un Paese in cui ci si può permettere di contrastare l’assenteismo e diffondere efficienza semplicemente  premiando i dipendenti capaci e meritevoli mediante la misurazione dei risultati raggiunti (si ricordi la riforma Brunetta del 2009) perché non dovrebbe esistere il fenomeno “raccomandazione”.

Da qui l’importanza del sistema sanzionatorio inasprito con la riforma Madia nel 2016 che è  intervenuta massicciamente sul D.Lgs 165/2001   impostando una rigorosa disciplina in tema di responsabilità  e tempistiche procedimentali.

E’ stato così introdotto un iter disciplinare più celere in caso di falsa attestazione della presenza in servizio ed infatti se questa viene accertata in flagranza ovvero mediante strumenti di videosorveglianza o di registrazione, si avrà l’immediata sospensione cautelare senza stipendio del dipendente e senza obbligo di ascoltarlo preventivamente.

 La sospensione del furbetto è disposta dal responsabile delle strutture in cui il dipendente lavora entro 48 ore dal momento in cui se ne ha conoscenza.

Dalla contestazione dell’addebito al dipendente decorrono i 30 gg entro i quali il procedimento dovrà concludersi.

Ove ne ricorrano i presupposti, inoltre, al dipendente potrà essere addebitata anche la responsabilità per il danno all’immagine subito dall’amministrazione, da determinarsi con valutazione equitativa.

Trattasi di perdita di prestigio della Pubblica amministrazione agli occhi degli amministrati atteso che i “furbi episodi” incidono sul rapporto di fiducia e affidamento che lega amministrazione e  amministrati.

Nuovi sistemi di rilevazione biometrica

Nonostante gli indubbi risultati raggiunti a seguito della riforma Madia (oltre 50 licenziamenti) è innegabile che questa interviene per punire il dipendente assenteista ma non previene il problema.

Il recente licenziamento in tronco dei sei custodi assenteisti della reggia di Caserta ha riportato all’attenzione la necessità -sottolineata più volte dal ministro della pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno- di intervenire con misure al passo con i tempi per combattere il fenomeno sul nascere.

Una nazione con oltre 3 milioni di dipendenti della pubblica amministrazione non può sottovalutare le gravi conseguenza dell’assenteismo ma deve attivarsi affinché a prevalere sia l’interesse del cittadino ad un’amministrazione efficiente.

 Con il decreto Concretezza, che si conoscerà dopo l’estate,  il ministro punta a nuove tecnologie.

Il badge rilevatosi inadeguato sarà sostituito da sistemi di rilevazione biometrica (impronte digitali, riconoscimento vocale, mappa dell’iride).

Ferma restando la videosorveglianza si annunciano sopralluoghi a sorpresa per verificare il buon funzionamento degli uffici pubblici.

Polemiche sono già state sollevate in merito a tali novità da chi le ritiene eccessive, lesive della privacy e non rispettose degli onesti lavoratori.

In realtà ritengo sia l’unica via percorribile in uno Stato nel quale non fa mai male ricordare che il lavoro non è solo un diritto ma anche un dovere!

 

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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