Il Vecchietto dove lo metto? Che triste 130° compleanno per la casa di riposo Regina Margherita! 

Da qualche tempo l’Azienda pubblica di servizi alla persona “Regina Margherita” più conosciuta come Casa di Riposo dei Cappuccini, è nell’occhio del ciclone ed ovviamente sotto l’attento interesse dei mass media. Infatti il rischio perdita di autonomia, con tante persone anziane, disagiate e con problemi abitativi che si ritroverebbero senza il famoso tetto sulla testa, è grossissimo e diventa enorme quando si paventa, nel peggiore dei casi, il rischio chiusura.

L’ente, unico nella sua tipicità, è per la nostra città un importante soluzione ai sempre più pressanti problemi di povertà ed in particolare a offrire sollievo alla solitudine e l’emarginazione dei più anziani. Purtroppo a causa di non proprio avvedute scelte amministrative e della onnipresente crisi economica, l’asilo di mendicità (così veniva chiamato) Regina Margherita ha messo insieme un disavanzo che, solo ultimamente, si sta cercando di colmare.

Come cerco sempre di fare in queste occasioni particolari, il mio intervento non ha mai origine dal “sentito dire” bensì da conoscenza diretta o dallo studio di documenti dai quali traspare chiaramente come, tutto quello che nei secoli scorsi è stato possibile creare e poi far crescere, in questi tempi, così inqualificabili, la classe amministrativa locale non sa valorizzare ne’ tantomeno preservare.

E proprio per dimostrare, con le “carte” quanto vado ad argomentare, desidero far conoscere l’iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Barletta che nel 1885 cercò di porre rimedio ad un pressante problema dell’epoca (rapportato ad oggi molto meno!) e cioè l’assistenza agli anziani e ai bisognosi.

Tale iniziativa era stata dettata da una situazione contingente che aveva creato non pochi problemi agli amministratori del tempo in quanto il numero degli indigenti, per la maggior parte anziani, era cresciuto in maniera esponenziale ( guarda un po’ la coincidenza) tanto da addurre il Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’Interno on. De Petris ad emanare un decreto, controfirmato dal Re Umberto I, con il quale si davano disposizioni ai comuni per “… fondazione di Ricoveri di Mendicità a spese del Municipio e con il concorso dei privati benefattori, domandandone la costituzione in Corpo Morale (attuale Ente morale) e approvazione del relativo Statuto”.

Casa di riposo 2
fig. 1

Il Municipio di Barletta, nella persona del Sindaco Pietro Cafiero, non si lasciò scappare l’occasione propizia e dopo un rapidissimo ( da quanti mesi si parla, senza proporre soluzioni, della crisi della Casa di Riposo?) giro di consultazioni con enti finanziari e privati, portò in Consiglio Comunale la proposta della istituzione di un Ricovero di Mendicità e con delibera n.8 del 30 gennaio 1885 (130° anniversario il prossimo mese), votata favorevolmente all’unanimità, veniva varato lo statuto organico dell’Asilo di Mendicità Regina Margherita di Barletta (fig. 1).

L’articolo 1 dello Statuto specificava che l’Ospizio, istituito a spese del Municipio e con il concorso di privati e della Cassa di Risparmio “… ha per scopo il ricovero gratuito dei poveri del Comune, addivenuti impotenti al lavoro per età inoltrata o per malattia, esclusi coloro che fossero affetti da malattia contagiosa o da demenza (all’epoca non era ancora conosciuto l’Alzheimer)”.

Come è sempre stato, lo statuto di un Ente è un insieme di regole amministrative come l’elezione del Presidente del Consiglio d’Amministrazione o i tempi e i motivi per la durata e la decadenza dei componenti l’amministrazione ma, oltre alla parte che regolava la parte amministrativa erano contemplati anche le disposizioni relative agli scopi finali dell’Ospizio e al comportamento che gli ospiti della struttura dovevano tenere. All’art.4, ad esempio, si disponeva che “…ai ricoverati saranno tutte le cure ed assistenza possibile, perché possano ritornare nella società onesti e laboriosi operai; quindi non saranno trasandate (trascurate) per essi le pratiche di un proporzionato e possibile lavoro”, mentre l’articolo 21 sanzionava che “…avvenendo disordini o insubordinazioni l’Assistente Capo potrà infliggere a’ ricoverati colpevoli l’ammonizione o l’isolamento per 24 ore”.

Di tutt’altro oggetto era l’art.8 che, a riguardo della composizione del Consiglio di Amministrazione disponeva che “… non potranno essere contemporaneamente membri del Consiglio d’Amministrazione gli ascendenti e discendenti i fratelli, il suocero ed il genero (parentopoli ante litteram !)”.

Come si può ben comprendere la finalità principale dell’istituzione di un Asilo di Mendicità ed Ospizio, come la pensarono i nostri Amministratori del 1885, era, quello si, no profit, votato cioè esclusivamente all’assistenza, totalmente gratuita dei più deboli e ove fosse stato possibile, nella loro successiva integrazione nel tessuto sociale.

Da allora sono passati bel 130 anni e le situazioni sono cambiate in maniera veramente radicale ( in bene o in male sta a voi giudicarlo) tanto da essere minacciati per la possibile chiusura dell’unica struttura assistenziale pubblica presente sul territorio. Ovviamente la speranza è che il Sindaco Cascella smentisca, con i fatti, coloro che avanzano la scandalosa ipotesi della volontà di far sprofondare, in un fallimento voluto, la struttura e di contro si attivi e proponga un rilancio attraverso un finanziamento che consentirebbe alla Casa di Riposo di assolvere migliori ed ulteriori funzioni di assistenza sociosanitaria agli anziani e ai bisognosi.

Inutile stare qui a spiegare come vanno ora le cose, dato che sono ben altri che “devono” farlo e sarebbe inoltre utile che rendessero noto il motivo per il quale è diventato così difficile trovare un posto degno per quelli che soli per scelta, necessità o per vergognoso abbandono, sono costretti a reperire un posto dove passare dignitosamente e non assillati dai problemi finanziari, il restante tempo della loro esistenza, possibilmente in compagnia di qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere discutendo di come sarà il tempo il giorno dopo.

Speriamo di tutto cuore, per loro e per tutti noi, il più bello possibile.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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