Il signor Rizzi (di Barletta) insidiato dal signor Hu – Parte I

I cognomi nell’era della globalizzazione

Atto di nascita Denittis
Atto di Nascita di Giuseppe De Nittis

L’interessante e recentissima indagine dell’ISTAT su come stiano cambiando le “gerarchie” dei cognomi più diffusi nelle nostre comunità in questi ultimi anni, da lo spunto per una chiarificatrice discussione sulla loro nascita e provenienza.

La prima vera rivoluzione nella rilevazione statistica dei cognomi che hanno maggiore preminenza sugli altri, si ha con la presa di potere nel Regno delle due Sicilie ad opera di Giuseppe Bonaparte, formalizzata con decreto dello stesso Napoleone nel maggio del 1806, dette il via alla riforma delle strutture burocratiche dell’amministrazione ripartendo il governo in Ministeri che spiccavano per centralità politica ed efficienza tecnica.
Tra le altre innovazioni quelle contenute nel libro I titolo 2 del Codice Napoleonico e nel Real Decreto del 29 Ottobre 1808 con le quali veniva fatto obbligo di registrare le nascite, matrimoni e morti di tutti i residenti e non di una città.

In duecento anni la normativa in questione è cambiata molto poco rispetto ad altre importanti leggi (si pensi a quelle che regolano la quiescenza o pensione che dir si voglia) e le ultime modifiche sono state apportate con il D.P.R. 445 del 2000 che tra le altre cose dà potere al Prefetto di valutare e decidere sulle questioni di cambiamento di nome o di cognome, snellendo di molto le pratiche burocratiche che, in precedenza, prevedevano tutto un percorso attraverso la giustizia civile che portava via anni e risorse finanziarie prima della positiva o negativa conclusione.

Prima del decreto napoleonico che aveva messo ordine e dato regole precise alla materia demografica, l’incombenza della registrazione di nascite, matrimoni e morti e più in generale della gestione della storia civile, sociale, giuridica e politica, era demandata alla Chiesa. Per quel che riguarda Barletta le Parrocchie, in origine, erano soltanto due e queste, per molti secoli, si erano occupate “amministrativamente” dell’intero territorio comunale. Stiamo parlando di S. Maria Maggiore e San Giacomo Maggiore.
Poi, come abbiamo visto, con l’arrivo in Italia di Napoleone tutto cambiò.

figg.2
1° atto di nascita Vitrano, Antonia, Rosa nata il 1° gennaio 1809

Il primo, pardon!, la prima a dover sottostare alla nuova normativa, ufficialmente dichiarata e registrata fu una bambina nata il 1° gennaio 1809 alle ore 10 figlia di “… Savino Vitrano di professione zappatore d’anni quarantasette domiciliato in detta Università (Città n.d.r.) ed abitante nella strada detta la Pistergola. Il medesimo ha presentato una bambina che lui ha dichiarato essere di lui figlia nata in costanza di legittimo matrimonio dalla Signora Angiola Rosa di Cuonsolo. Alla bambina vengono imposti i seguenti nomi: Antonia, Rosa, Vitrano ”. L’atto firmato dal Delegato del Sindaco Oronzo Decorato.
Leggendo il primo atto di nascita colpisce subito il fatto che il nome viene scelto mentre il cognome no. È questa, per quanto ovvia, l’iniziale e fondamentale differenza tra gli elementi dei due ordini, quelli del sistema nominale e quelli rientranti nella più vasta famiglia dei cognomi. Quando si dice vasta, bisogna pensare che solo quindici anni fa in Italia si potevano trovare 128.384 forme nominali contro le 279.989 forme cognominali.

Il nome, dunque, è il risultato di una scelta compiuta dai genitori di un nuovo nato all’interno di un ipotetico elenco dal quale ci si può discostare nei limiti di quelli che possono essere paletti oltre i quali non si può andare, per esempio imporre come nome un cognome o nomi “ridicoli”, vergognosi o contrari all’ordine pubblico, al buon costume o al sentimento nazionale, religioso. Il cognome, al contrario, è piuttosto il risultato di un’imposizione e viene assunto obbligatoriamente in base a specifiche disposizioni di legge.

A domani per la seconda parte

 

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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