Il signor Rizzi (di Barletta) insidiato dal signor Hu – Parte II

Ogni possibilità di scegliersi il proprio cognome è venuta meno alla fine del Medioevo allorquando l’insorgere di più complesse e rigorose procedure sociali, civili e religiose ha comportato l’obbligo dell’immutabilità del cognome. Una stabilizzazione dei cognomi si è avuta tra il X e XII secolo, soprattutto nelle maggiori città a regime comunale dell’Italia centro-settentrionale per poi estendersi anche a quelle del Sud e affermarsi definitivamente dopo il concilio di Trento tra la fine del ’500 e il ’700.
Naturalmente la situazione temporale che ha visto prima affermarsi i nomi e successivamente i cognomi ha finito per condizionare la formazione degli stessi. Infatti il 40% circa dei cognomi italiani hanno alla base nomi personali (De Pasquale, Di Ruggero, De Nicola, ecc.). Un cognome nasce dunque come un aggiunto che serve a rendere facile l’identificazione.

La soluzione più semplice, in un primo momento, dovette sembrare quella di aggiungere al nome proprio un altro nome ( Savino RUGGERO). In altri casi, il nome che si aggiungeva in funzione di cognome poteva essere quello del padre (Giuseppe DI PIETRO). Sono questi i così detti cognomi patronimici.
Da un’indagine demoscopica è emerso che circa il 35% dei cognomi deriva da un nome personale. Sorge spontanea una domanda: il restante 65% quale origine può vantare ? Volendo schematizzare il tutto, si può racchiudere la percentuale in maggioranza delle origini dei cognomi in tre grandi “contenitori”: i cognomi derivanti da soprannomi (15%), dalla provenienza o anche detti etnici (37%), dai mestieri (8%), altri (5%). Nel primo contenitore si possono inserire i cognomi quali Negri, Bocca, Gentile, Bello; nel secondo Albanese, Dibari, Dascoli, Dibitonto, Barletta; nel terzo Barbieri, Molinari, Fabbricatore, Fabbri e Pastore.

Ettore FDi generazione in generazione, l’uso del cognome, prima di esclusivo “privilegio” dei nobili, si estende anche agli strati meno titolati della popolazione. Ma per parlare di una vera e propria democratizzazione dell’uso dei cognomi bisogna attendere le disposizioni che scaturirono dal Concilio di Trento del 1564 con le quali si impose ai parroci di approntare e tenere aggiornati i registri dei battesimi. A dir la verità questi registri esistevano già dalla fine del ’300 ed erano stati istituiti per evitare il matrimonio tra consanguinei, ma la loro tenuta si può definire alquanto distratta vista la quasi totale mancanza di annotazioni.

Quindi grazie al Concilio di Trento il secondo nome inizia a diventare ereditario e come conseguenza si ha la fissazione e cristallizzazione dei cognomi. Naturalmente quando abbiamo individuato il numero dei cognomi esistenti in Italia in quasi trecentomila, parlavamo delle forme base e non già di tutte le varianti o i derivati perché, in questo caso, si toccherebbe la quota di un milione di cognomi. Per spiegare praticamente questa teoria delle varianti e derivati, prendiamo ad esempio il cognome PASTORE. Da questa radice derivano i vari Pastorelli, Pastorini, Pastorio, ecc.
Quello che abbiamo cercato di spiegare, in maniera molto superficiale, vuole essere solo un piccolo vademecum utile a fornire i primi rudimenti per potersi addentrare nella fitta foresta della ricerca delle proprie radici.

Commenta questo articolo

CONDIVIDI
Articolo precedenteDelibere di Giunta del 26/02/2014
Articolo successivo“Anche l’occhio vuole la sua parte…”: le innovative tecniche oculistiche al centro dell’incontro Rotary
Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here