Il Sacro e il Profano. Il Laico: Chi è Costui?

E chi se lo sarebbe mai aspettato che la notizia più cliccata sui siti internet riguardante il Sindaco Cascella, dalla sua elezione ad oggi, fosse la partecipazione del Primo Cittadino di Barletta alla Processione del Venerdì Santo.

Innanzitutto bisogna inquadrare, dal punto di vista religioso, la Processione del Venerdì Santo a Barletta. Il tradizionale evento, una delle più antiche espressioni di fede e spiritualità della Comunità barlettana, è un momento particolarissimo per i credenti, e questo significato centrale non va mai dimenticato, un momento di intensa emozione collettiva. In questa speciale occasione, in una giornata di profonda spiritualità, i barlettani riscoprono le loro radici cattoliche e la comunità si ritrova per celebrare forse la più grande testimonianza di fede che si vive nella nostra Città.
Infatti sono tantissimi gli elementi unici che contraddistinguono la nostra processione: una delle ricorrenze più importanti nella vita della collettività barlettana, attraverso la quale la Città si ritrova, in tutte le sue componenti, a metter insieme spiritualità e partecipazione popolare, fede e devozione, mondo religioso e mondo laico, arte e cultura completando il mosaico di una Barletta dalla storia antica ma rivolta al futuro senza rinunciare alle proprie radici.

Chiunque abbia avuto modo di assistere, negli anni, alla Processione, conserva dentro di sé la memoria di un’emozione fortissima, scandita dai ritmi dei portatori della splendida Urna.

Prova ne sono le parole del sindaco Cascella che in un comunicato ha affermato “è con emozione che ho ascoltato il cardinale Francesco Monterisi richiamare lo “spirito civile, aperto e solidale” della Città di Barletta nel momento più solenne, in piazza Plebiscito, della processione eucaristico – penitenziale del Venerdì Santo ”.

E fin qui tutto sembrerebbe rientrare nei normali rapporti Stato – Chiesa. Ma la situazione si fa interessante, vista la risonanza acquisita, quando il più alto esponente dell’Amministrazione comunale spiega la partecipazione del “Sindaco laico” della Città all’evento sacro “ Come espressione di fede religiosa ma nella storica continuità con il “voto” del 20 dicembre del 1504, e nel naturale adattamento ai tempi, mantiene anche un evidente carattere istituzionale. Bastava osservare lo stemma della Città posto sul baldacchino che ha accompagnato lungo l’intera processione, l’antica urna d’argento donata a suo tempo dal Comune in omaggio alle “Divine Misericordie“.

Parole chiare e quasi tutte giuste…quasi!

Innanzi tutto vorrei farvi partecipi di alcuni ricordi scolastici riferiti al termine “laico”. Da quel che conservo nei cassetti della memoria e ahimè questa pian piano va scemando, il termine laico ha significato di “svincolato dall’autorità confessionale”, ma non inficia la pratica di una particolare credenza religiosa: per cui si possono distinguere “laici credenti” da “laici non credenti”. Invece in molti utilizzano, in maniera impropria, il termine per indicare un generico agnostico o ateo, categoria alla quale possiamo assimilare il nostro Primo Cittadino. Quindi l’uso del termine laico è semanticamente scorretto.

Altra annotazione da appuntare, riguarda i riferimenti a precedenti partecipazioni dei Sindaci di epoche e soprattutto colori politici diversi.

Storicamente annotazione appropriata però e sicuramente sbaglierò, non trova nelle cronache della nostra Città un Primo Cittadino dichiaratamente non credente, che abbia partecipato ad una qualsiasi Processione sacramentale.

E si Signori, qui non stiamo discutendo su una qualsiasi manifestazione bensì, non temendo smentita , sulla più profonda esternazione di spiritualità nella quale i barlettani intendono fortemente ribadire le proprie radici cattoliche.

Ed infine riconosco validità storica, ma fino ad un certo punto, all’accento posto dal Sindaco sulla “ continuità con il “voto” del 20 dicembre del 1504, e nel naturale adattamento ai tempi, mantiene anche un evidente carattere istituzionale. Bastava osservare lo stemma della Città posto sul baldacchino che ha accompagnato lungo l’intera processione, l’antica urna d’argento donata a suo tempo dal Comune in omaggio alle “Divine Misericordie ”.

Innanzi tutto si parla di “urna d’argento” solamente nell’atto rogato il 29 luglio del 1656 e più precisamente allorquando si formula un “giuramento” e tra gli altri proponimenti v’è anche quello di far confezionare “ una Cassa o urna d’argento di valore di scudi duecento, nella quale si debba portare in processione per la città il Santissimo Sacramento il Venerdì Santo a sera”.

Potremmo considerare questo un semplice atto di magnanimità da parte dell’amministrazione dell’epoca se la frase fosse letta estrapolandola dal contesto del “Voto” fatto dalla “Fedelissima Città di Barletta in occasione del contagio”. Avete inteso bene perché quello di cui stiamo parlando ma che qualcuno vorrebbe stravolgere nel suo effettivo significato, è proprio un “Voto” (in ambito religioso si definisce voto una promessa fatta a Dio. La promessa è obbligante, e quindi differisce dalla semplice risoluzione, che è un proposito presente di fare o di non fare delle determinate cose in futuro). E l’aver scelto la forma della “promessa obbligante” non è stata proferita da un cittadino qualsiasi ma, come si legge nell’atto notarile “ …Onde noi Sindaco (Marco Antonio Bonelli), Eletti e Deputati in nome di tutto il Pubblico … facciamo voto e giuriamo, intendendo di obbligare a tal voto e giuramento le nostre vite e  di tutti i nostri cittadini presenti e futuri”.

A questo punto avreste problemi a definire il “Voto” un chiarissimo atto di affidamento di palese e dichiarato stampo religioso ? Crediamo proprio di no.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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