La vergogna del Sacrario dei Caduti della Grande Guerra

“Eroi nel fango”. Debbo ammettere che potrebbe tranquillamente apparire come il titolo di un film, invece è quanto, in maniera  incredibile e scandalosa, sta accadendo alla Cappella–Ossario dei Caduti nella Grande Guerra di Barletta.

Sono anni che va avanti quest’andazzo, nello scandaloso silenzio delle autorità di ogni ordine e grado. Dopo aver assestato picconate (tutto l’arco costituzionale non si è certo risparmiato) alla nostra Storia risorgimentale e la Grande Guerra è la conclusione del Risorgimento, adesso si piagnucola perchè non è più in voga il decaduto “Amor Patrio”.

Fino ad una trentina di anni fa, lo dico per esperienza diretta, il 4 novembre era tutto uno sventolio di Tricolori e c’era ancora una discreta partecipazione. Poi, sono cominciati i discorsi “revisionisti”, il buonismo più inappropriato e fuori luogo, le doppie scritte in sloveno (dimenticando i campi di concentramento di Wagna e le foibe), il papismo. A proposito di questo, è innegabile che siamo ancora un paese molto condizionabile dal Vaticano e dall’attuale suo massimo esponente il quale, adottando la molto in voga pratica dei due pesi e due misure, appoggiò, apertamente, la guerra delle Falkland (per riavere quattro isolette nell’Atlantico) mentre oggi stigmatizza la nostra. Ben ci sta!

Penso che ai soldati morti non gliene importi proprio niente, anche perché il dovere, “loro”, lo hanno assolto offrendo la cosa più importante che possedevano, la vita. Siamo noi che andiamo in pezzi, non certo loro né l’Italia che rappresentano e per la quale hanno combattuto.

Tutto questo scaturisce dalla considerazione di un anziano signore il quale, entrato nella Cappella dei Caduti nel Camposanto di Barletta, rivolgendosi a me con molta amarezza ha detto “Ossari, sacrari e monumenti abbandonati, in pezzi o scomparsi. Così ringraziamo gli uomini che hanno fatto la nostra Storia e regalato a noi un Paese libero”. Amara, anzi amarissima verità.

Ovviamente non potevo, né l’ho pensato minimante, dargli torto. Perché? C’è qualcuno di voi che ultimamente è entrato nella Cappella? Dire che la condizione in cui versa l’interno della costruzione è miserevole e sacrilega sarebbe un eufemismo portato all’eccesso. Si erano staccati pezzi di intonaco e per colpa delle visibili infiltrazioni, dalle volte pendono vere e proprie stalattiti. L’acqua che gocciola dai soffitti scende dai muri e forma grosse pozzanghere.

Qualcuno mi ha “sommessamente” fatto notare come, negli ultimi tempi, ho assunto un atteggiamento benevolo nei confronti del passato. Debbo sinceramente dargli ragione ma è altrettanto vero che sono i documenti che mi spingono a considerare il tempo che fu, nettamente soverchiante sul nostro presente basato sull’immarcescibile ed ipocrita “siamo cittadini del mondo”.

Un’affermazione più ridicola di questa veramente non esiste!

La conferma di quanto sostengo, viene dalla storia di quella Cappella-Ossario.

L’anno successivo all’inaugurazione del Monumento ai Caduti (1929 e tra un po’ potrei raccontare, finalmente, che fine hanno fatto i famosi bronzi), fu eretta, davanti al cimitero Greco-Ortodosso (altra pagina vergognosa dell’incuria amministrativa), la Cappella-Ossario vero e proprio Sacrario di affetti e ricordi.

Come per il Monumento ai Caduti, l’iniziativa, con conseguente raccolta fondi, vide la massiccia partecipazione dei cittadini barlettani con a capo il Podestà dell’epoca il notaio Camillo Esperti, fu promossa dal Generale di Brigata Francesco Maria Torre e portò alla realizzazione, nel 1930, su progetto dell’ing. Arturo Boccassini, della Cappella che venne benedetta il 2 novembre di quello stesso anno.

La costruzione, nella sua forma, idealizza una garitta a simboleggiare la sentinella armata in difesa dei sacri confini della Patria. Inoltre è circondata da una catena che ha i suoi agganci ai bossoli di cannone disposti lateralmente e sulla parte frontale a significare l’Amor Patrio che unì tutti i Caduti e la difesa contro il nemico invasore.

Nell’interno della Cappella, ai lati del piccolo Altare, su due lastre di marmo sono incisi i nomi dei Caduti, oramai resi illeggibili per l’incuria colpevole di tanti e sulle pareti laterali, i loculi delle Salme dei nostri che fu possibile recuperare sui campi di Battaglia.

Sia ben chiaro a tutti, non è una squallida questione di simbolismi: qui c’è morte, ossa, sangue, dolore, lutto. C’è una generazione mandata a farsi massacrare perché chi è venuto dopo potesse vivere. C’è il germe di un’unità e di una libertà date ormai per scontate. Eppure il dovere di non dimenticare è evaporato. Ne resta qualche sprazzo giusto alle feste comandate. La memoria sembra una faccenda da addetti ai lavori o da ragazzini, ma è scomparsa dal tessuto normale della vita.

“Nel cuore nessuna croce manca”: il poeta-volontario Giuseppe Ungaretti si struggeva in San Martino del Carso, una lirica scritta poco lontano da Redipuglia. Un tempo ciascuno scolaro di ogni angolo d`Italia mandava a memoria quella poesia e qualche professore si spingeva a raccomandare la lettura del “Sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern o di “Addio alle armi” (Ernest Hemingway si arruolò volontario sul fronte veneto-giuliano).

Oggi purtroppo la memoria, amaramente data per scontata, è scomparsa e di conseguenza, la cura dei luoghi della memoria.

Che tristezza e…che vergogna!

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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