Il Porto, la mostra e il successo della Cultura

barlettanews - mostra porto

Una “fabbrica della cultura” che produca esposizioni storiche documentarie in grado di presentare al panorama culturale nazionale, una storia, quella di Barletta, lunga più di mille anni e al tempo stesso, realizzare strumenti divulgativi e didattici utili a restituire un po’ di consapevolezza e orgoglio ad una popolazione ricca di meraviglie e di patrimonio culturale da riscoprire.

Questo è quello che dovrebbe essere e non è, per la cronica assenza di lucidità imprenditoriale del nostro sistema politico-culturale.

Dico questo perché (ma ovviamente il discorso va riferito anche al pregresso) all’indomani della chiusura (incredibilmente celere perché dettata da indiscutibili esigenze di servizio pubblico) della mostra documentaria “Barletta e il suo Porto nei documenti e nella bibliografia” tenutasi nello straordinario scenario delle sale della Biblioteca Comunale “S. Loffredo” nel Castello di Barletta durante la sola giornata dell’8 ottobre e che ha riscosso tantissimo successo (ed era anche prevedibile), tante sono state le voci che oltre ad aver apprezzato il percorso espositivo, hanno manifestato disapprovazione per la brevissima durata dell’iniziativa che non ha permesso, a tanti amanti dell’argomento (in meno di 10 ore 320 persone hanno avuto accesso alla mostra), di gustarsi documenti di 150 anni fa riguardanti il tanto amato porto. 

Ovviamente ed è facilmente intuibile che la colpa, se la vogliamo chiamare così, di questa disfunzione non può essere addebitata ai curatori della mostra che hanno, in meno di una settimana, messo su (letteralmente) un’esposizione apprezzata e lodata da tutti per la sua qualità e quantità, bensì al fatto di non aver creduto appieno nella sua riuscita e quindi aver riposto un minimo interesse e ancor di meno fondi, in questa idea.

barlettanews -mostra porto grano sabbiaEppure del porto di Barletta non si parlava, sotto ogni aspetto e modo, da ben 35 anni cioè dalla famosissima mostra documentaria dal titolo “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” tenutasi nel 1982, Sindaco Renato Russo, anche quella organizzata in collaborazione tra la Sezione di Archivio di Stato di Barletta e il Comune.

Mostra, quella, che produsse anche l’ormai introvabile e sempre apprezzato catalogo, un vero e proprio testo fondamentale per raccontare la storia del porto e conseguentemente della Città di Barletta.  

Il segnale della sottovalutazione dell’iniziativa è stato percepito allorquando, curiosando tra le firme dei visitatori, non si sono scorte quelle di autorità del campo e soprattutto di quelle figure istituzionali che invece di far pesare la loro presenza per porre l’accento sull’annoso problema della gestione del porto che penalizza in maniera pesante l’intera economia cittadina, hanno preferito diversi e forse più redditizi palcoscenici.

Però permettetemelo, ma volete mettere la gratificazione regalataci da un visitatore che, alla fine del giro tra gli antichi documenti, rivolto a noi curatori mentre ringraziavamo gli astanti per l’attenzione rivolta all’illustrazione dei documenti esposti, ha detto “Dobbiamo ringraziarvi noi per l’amore che portate verso il vostro lavoro e soprattutto la nostra Città”.

Centrata appieno la motivazione che dovrebbe spingere tutti gli addetti ai  lavori ma, diciamoci la verità, quanti monumenti, luoghi e personaggi di Barletta sono sconosciuti e dimenticati o si tenta dolosamente di farlo?   

Eppure, godere del nostro patrimonio culturale, come ha ribadito l’assessore Gammarota nella conferenza di presentazione, è un diritto di tutti, ma spesso o ce ne dimentichiamo o ignoriamo il suo valore, permettendo di lasciare, gran parte di questo, in uno stato di degrado ed abbandono, sorprendendoci poi che il turismo nella nostra città non decolla mai.

In pochi, da sempre attenti osservatori della realtà barlettana, conoscitori delle più antiche tradizioni popolari e appassionati di storia e arte, da un po’ di anni stanno operando  per animare la asfittica dialettica culturale dedicata a luoghi, personaggi e racconti poco noti della città. Ed è proprio prestando attenzione ai segnali che giungono da iniziative come quella sul porto, che ci si accorge come, oltre il naturale, immutabile dato storico dei luoghi descritti, è assolutamente invariato lo stato di degrado ed abbandono in cui molti di questi ancora versano.

Ecco che allora, valorizzare quanto organizzato per la “Domenica di carta 2017”, rappresenta ancora una testimonianza civile prima ancora che culturale, ma soprattutto un richiamo alla necessità di intervenire e subito.   

Cosicché è da presumere che politici alle prese con debiti fuori bilancio; studenti poco volenterosi che disperatamente cercano di superare l’esame; commercianti impelagati fino al midollo in operazioni disperate, grazie a quelli come noi (ci si voglia scusare il pizzico d’immodestia), impareranno forse a conoscere quello che rientra nella categoria dei beni fantasma i quali appaiono e scompaiono a seconda delle esigenze.

Qualcuno (o più di qualcuno?) potrebbe pensare che la cultura non sia in grado di fornire alla nostra comunità le risorse necessarie al suo sostentamento né possa essere fonte di introiti; considerazione, questa, che non potrebbe essere più lontana dalla realtà.

A Barletta, insomma, è purtroppo poco l’interesse a valorizzare e proteggere quel patrimonio culturale che potrebbe, anzi dovrebbe, costituire la prima risorsa economica stante il “famigerato” patto di stabilità.

In tanti, del settore e non, in diverse occasioni hanno fatto notare che la Città appassisce ed arretra e che i nostri ragazzi si sentono oppressi dalla mancanza di contenitori culturali. Nasce spontaneo il dubbio se tutti noi facciamo qualcosa per risolvere questi problemi e soprattutto ci si chiede se esiste uno sforzo sinergico tra Amministrazioni pubbliche in direzione della realizzazione di un “sistema a rete” dei giacimenti culturali di cui disponiamo.

Si capisco, dubbio pesante ma alleggerirlo un po’ anche con iniziative simili a quella dell’8 ottobre proprio no ?

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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