Il Piano Regolatore e il Mago: lo strumento urbanistico tra intuizioni e scomparse – Parte I

Piano R. 5È dei nostri giorni l’accesa controversia sulla “incredibile” sparizione di un’intera maglia di piano regolatore generale – la D2-06 -, enigmaticamente smarritasi nelle tavole grafiche finali della variante alla L.R. 56/80 del P.R.G..
Sembra essere in presenza, senza voler essere irriverenti o blasfemi, del mistero delle Tavole della Legge, in poche parole i 10 Comandamenti, che tutti cercano ma che nessuno sa dove si trovano. In un modo o nell’altro l’edilizia a Barletta e il suo piano regolatore, di conseguenza, fanno sempre parlare nel bene o (purtroppo) nel male.

Come è ovvio non è un problema di prerogativa esclusiva della nostra Città perché da un’indagine dell’Istituto Nazionale di Statistica è risultato che al terzo posto (incredibile ma vero!) tra le cause scatenanti le “crisi” delle Amministrazioni che reggono gli 8101 Comuni d’Italia tra i quali Barletta (forse ci sbagliamo?) c’è l’adozione, le varianti o la sola discussione ( o tempora, o mores! che tempi, che malcostume!) del Piano Urbanistico Generale già Piano Regolatore Generale. Può sembrare una esagerazione ( o forse no!) ma adottare un P.U.G. per un Comune, piccolo o grande che sia, vuol dire mettere in moto un perverso meccanismo che “macina” interessi politici, economici e lavorativi tali da produrre il più delle volte crisi amministrative.

Ma quasi 150 anni fa non fu proprio questo lo spirito della Legge n.2359 del 25 giugno 1865 che istituiva il Piano Regolatore Generale Comunale. Quella legge era costituita da due parti: un Piano regolatore edilizio, il cui ambito d’intervento era il perimetro della Città esistente e un Piano d’ampliamento, il cui ambito era il circondario esterno.
Si stabiliva inoltre che “… il P.R.G.C. è uno strumento facoltativo. I Comuni che vogliono dotarsene devono fare precisa richiesta giustificando l’esigenza e che è esteso al solo territorio urbano, mentre nelle campagne non si ha planificazione edilizia. E’ direttamente attuativo, non ha bisogno di un ulteriore livello di attuazione. Ha durata limitata nel tempo di 25 anni. La sua entrata in vigore ha dichiarazione di pubblica utilità. Ha veste di tipo iconico, dettaglio fino alla scala architettonica, con la sua morfologia architettonica (semplicemente è una piantina topografica)”.
Questa prima Legge fu sostituita dalla successiva n.1150 del 17.8.1942 che introdusse un nuovo tipo di Piano regolatore con radicale trasformazione delle sue caratteristiche.

Piano R. 1Barletta, come al solito anticipatrice di eventi epocali, trenta anni prima dell’emanazione della Legge e cioè nel 1834 cercò di dotarsi di una specie di piano regolatore che denominò “Statuto per la regolare formazione del Borgo di Barletta. Attribuzione della Deputazione Edilizia e dei suoi Membri Componenti ”. Nei primi articoli si stabiliva che “…la Deputazione è composta da quattro proprietari Barlettani nominati da questo Decurionato (Consiglio Comunale n.d.r.). Questa presieduta dal Sindaco, con la funzione di Presidente, dovrà incaricarsi dell’osservanza rigorosa delle piante e degli statuti nelle costruzioni degli edifici del nuovo borgo. Riceverà le domande di chi vorrà fabbricare e sentito il parere dell’Architetto compilatore all’uopo nominato dall’Intendente della Provincia, fisserà le condizioni e delibererà delle concessioni”.
La prima bozza dello statuto era composta di 14 articoli e al n.9 si leggeva che “… Ogni edificio dovrà avere nel suo interno i recipienti delle materie coverti (coperti) e disposti in modo che nel pulirsi non ingombrano le strade, come altresì i canali delle acque lorde colle bocche sporgenti nell’interno dell’edificio in comunicazione di un pozzo di acqua perduto (pozzo nero) ”.

Praticamente con questa disposizione si eliminavano i canali fognanti a cielo aperto che scorrevano lungo le strade e che nei secoli avevano causato ripetute e micidiali epidemie di colera e peste, dando così il via ad una rudimentale rete fognante che vedrà la sua effettiva realizzazione solo alla fine del XIX secolo. Altro articolo importante è il n.14 con il quale il comune stabiliva che “… Tutti i proprietari dei fondi in vicinanza delle mura, anche dalla parte interna della Città, saranno obbligati a cederli al Comune, negli stessi modi sopra descritti ( esproprio n.d.r. ) quando il fabbisogno lo richiedesse per aprire nuove strade e così dare comunicazione tra la Città e il Borgo ”.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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