Il nome è il mio e lo gestisco io – Parte II

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Sulla Gazzetta del Mezzogiorno di qualche tempo fa  in prima pagina tra i titoli degli articoli propri della Gazzetta del Nord Barese, ve ne era uno così intitolato “Don Ruggero Caputo via alla beatificazione” a firma di Giuseppe Dimiccoli. Naturalmente anche nel corpo dell’articolo più volte veniva ripetuto il nome Ruggero senza la famigerata “i”. A quel punto mi sono chiesto (tanti altri lo hanno fatto come me): “Perché, dopo una dura disputa per affermare il barlettano RUGGIERO in questo caso si è deciso di mutare il vero nome del sacerdote ?”

E si, perché, come viene riportato sulla pubblicazione di Don Sabino Lattanzio “Don Ruggero Caputo pane spezzato con Cristo”  il sacerdote in odor di santità “…prende il nome dal Santo Patrono di Barletta, e come avviene da tradizione secolare per la maggior parte dei barlettani, per volgarizzamento del nome latino è stato dichiarato all’anagrafe Ruggiero. Tuttavia alla stregua di altri confratelli del suo tempo aventi lo stesso nome, preferirà firmarsi Ruggero ( anche il Loffredo si firmerà sempre Sabino come risulta da diversi documenti).

Stesse considerazioni possono essere associate alla presentazione del libro riguardante il gesuita barlettano Giuseppe Filograssi (?). La pagina culturale dello stesso quotidiano se n’è interessata in maniera completa e puntuale, come al solito, ma qualcosa, non proprio trascurabile, è sfuggita all’autore del libro e cioè che nel Comune di Barletta non risulta essere nato nessun FILOGRASSI Giuseppe bensì, come si evince dall’atto di nascita n.1.341 dello stato civile del Comune di Barletta, “ … il giorno 17 novembre dell’anno 1875 alle ore antimeridiane dieci in via Mulini n.13 è nato FILOGRASSO Giuseppe figlio di Michele, contadino, e Monterisi Angela Michele, donna di casa”. Per completezza d’informazione il gesuita è morto a Roma il 12 aprile 1962, atto n.587 parte I.

Accettiamo, da persone democratiche e quindi aperte ad ogni giusta osservazione la tesi del “così si firmava”, ma subito ci salta agli occhi un altro errore ( o orrore ?) storico; vi dice niente il nome di don Peppuccio Damato ? E si, il religioso e storico barlettano che ha raccontato il periodo delle due guerre ed è stato artefice della rivalutazione della Disfida di Barletta avendo avuto anche la felicissima idea, in collaborazione con l’assessore dell’epoca Vittorio Grimaldi e il notissimo cav. Damiano Daddato, di riproporre il Certame cavalleresco così gradito ai concittadini e ai turisti, si firmava D’Amato.

1Altro colpo di scena ! Scatta immediatamente ulteriore e rapido controllo degli atti di nascita e al n.1641 del 1886 risulta che il giorno 8 del mese di dicembre nasce DAMATO (senza apostrofo) Giuseppe figlio di Giovanni e di Francabandiera Maria ”. A questo punto ( facendo il verso al mitico Lubrano) sorge spontanea la domanda: “ Visto che per il Loffredo si è scelto di intitolare la Biblioteca comunale riportando il nome Sabino, dato che così si firmava, perché nell’intitolare a Don Peppuccio la piazzetta prospiciente il Monte di Pietà, il Comune ha optato per il cognome risultante dagli atti di nascita e cioè Damato senza apostrofo? In base a questi innegabili fatti viene dal profondo di me stesso depredare l’immenso repertorio dell’inimitabile Totò che in questi casi soleva chiedersi “ … ma siamo uomini o caporali ?”. Stimati lettori concludo chiedendovi ancora una volta scusa per avervi reso partecipi dei miei dubbi ma, per un’archivista con qualche centinaia di migliaia di atti di nascita negli occhi, non potevo tacere ciò che non è un mio pensiero bensì la storia, polverosa, ma chiarissima.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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