Un viaggio a Madrid per celebrare i 200 anni della Corte delle Meraviglie

    Il Prado è una delle pinacoteche e dei musei più importanti a livello internazionale. Custodisce opere pittoriche di enorme valore e il film in programma martedì 16 aprile alla Multisala Paolillo (ore 19.30 – 21.45) accompagna il pubblico in uno spettacolare viaggio per raccontare, attraverso 8.000 opere, sei secoli di storia e arte spagnola.

Prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, “Il Museo del Prado – La Corte delle Meraviglie” diretto dalla regista Valeria Parisi e con la partecipazione straordinaria del Premio Oscar Jeremy Irons, rivela un luogo magico e colmo di arte, perché un dipinto è una tela, colore, materia e forma, ma è anche la storia di uomini e donne, pittori e re, palazzi e regine, ricchezza e miseria.

A due secoli dall’apertura, avvenuta il 19 novembre 1819, il Museo del Prado riflette sul proprio passato, sul ruolo educativo, sociale e cosmopolita di un’istituzione che ha segnato la storia della Spagna moderna e che oggi attrae milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo. Il Bicentenario coincide anche con i 150 anni della nazionalizzazione del museo e con gli ottant’anni dal rientro dei suoi capolavori dalla Svizzera, per l’evacuazione durante la Guerra Civile.

Al momento dell’inaugurazione nel 1819 il Prado espone solo 311 dipinti di pittori spagnoli. In seguito arricchisce il suo patrimonio attraverso l’acquisizione dei fondi provenienti dalle collezioni reali; riceve poi opere da istituzioni soppresse (altri musei, chiese o conventi), attraverso donazioni di mecenati privati o per iniziativa di gruppi di sottoscrittori. Il museo madrileno cresce nei secoli mantenendo però sempre intatta la triplice anima delle collezioni reali ‒spagnola, italiana e fiamminga ‒che lo contraddistingue e lo ha convertito nella mecca degli amanti della pittura della luce e del colore.

“Il bicentenario è un’occasione straordinaria per approfondire la storia del nostro museo ‒ sottolinea Miguel Falomir, direttore dal 2017 ‒ e per riflettere sull’influenza che il Prado ha avuto nello sviluppo dell’arte moderna e contemporanea, attraverso la riscoperta di grandi artisti come Velázquez, El Greco e Goya”: spiccano le tele “Le fucilazioni del 3 Maggio, “La Maja vestita e la Maja desnuda”. “Il nucleo centrale della collezione è frutto delle passioni dei reali di Spagna, gli Asburgo prima e i Borbone poi, che compravano solo le opere degli artisti che amavano e nel numero più ampio possibile”. Per questo ritroviamo a Madrid un centinaio di Rubens, un’ottantina di Velázquez, quarantotto Tiziano. Ci sono i dipinti realizzati da Caravaggio”, tra i quali spicca l’opera intitolata “Davide e Golia”. Altro noto autore presente è Raffaello con le sue opere interessanti come “L’andata al Calvario”. Altra raffigurazione dal tema religioso è quella realizzata da Guido di Pietro, conosciuto con il nome di Beato Angelico, che ha magistralmente dipinto il momento dell’Annunciazione. Tantissimi i quadri di autori fiamminghi come Bosch, van der Weyden, Brueghel o van Dick. C’è anche la sezione dedicata alle Sculture. Ve ne sono oltre novecento, dall’arte classica fino al 19° secolo. 

Il carattere privato e passionale della collezione del Prado è simile, per certi aspetti, solo a quella degli Uffizi-Pitti, che custodisce le opere della dinastia dei Medici, e a quella del Kunsthistorisches di Vienna, che raccoglie la collezione degli Asburgo. 

 

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