Il Monumento e gli Eroi dimenticati ed umiliati

E sono due! Avanti il prossimo… senza contare i precedenti.  

Purtroppo sono stato buon profeta in quanto, tre anni fa (il 13 aprile del 2014), paventavo il pericolo che la storia (ahimé) si ripetesse visto il precedente del Sindaco Maffei il quale, nel 2009, aveva stanziato 200.000 euro per il “ricollocamento dei bronzi in piazza Monumento” e per la stessa motivazione, il 28 marzo 2014 con delibera n. 63 della Giunta presieduta dal Sindaco Cascella, era stato inserito nel Programma Triennale dei Lavori Pubblici 2014/2016 il “Rifacimento bronzi Monumento ai Caduti” per un importo di €. 206.000.

Ebbene si, come quasi sempre è accaduto durante l’ultima “ibernata” consigliatura targata Cascella, dopo tanto discutere tra i pro e i contro, tra coloro che peroravano l’immutabilità della Storia e quelli portavoce del pensiero fondamentalista “così com’è servirà a futura memoria”, la montagna partoriva il topolino rappresentato, in questo caso, da un’inutile determina dirigenziale nella quale si decretava…il nulla mettendoci una pietra sopra e amen!

Da parte mia non ho assolutamente nulla da rimproverarmi, anzi: dopo circa 5 anni di ricerche difficili, intricate ed ovviamente anche infruttuose, sono riuscito a togliermi un grosso peso dall’animo e cioè sono stati ridati i volti e soprattutto dignità storica, a quelle figure così espressive che, da 75 anni, erano scomparse dal Monumento ai Caduti di tutte le guerre.

Ebbene si, era diventato un mio cruccio, quasi personale oltre che storico, passare davanti a quella stele così nuda, unico caso tra i monumenti ai Caduti sparsi in tutta Italia, che “gridava” giustizia. E le voci che parevano scaturire dalla pietra spoglia, erano di tutti quei cittadini barlettani i quali, novanta anni fa, avevano fortemente voluto realizzare quella testimonianza a perenne rimembranza dei loro parenti così straziatamente morti nella Grande Guerra per donare a noi un futuro da Paese libero.

Sinceramente, lo ammetto, non è stato facile ma l’aver ritrovato le immagini dei “bronzi” appena plasmati, è stata come una liberazione.

Dopo aver lanciato il sasso nello stagno, i cerchi nell’acqua, da uno, hanno cominciato a moltiplicarsi ed estendersi a vista d’occhio e come facilmente prevedibile, gli sviluppi di una situazione in stallo da “appena” settant’anni, sono diventati tanti e a volte clamorosi (e quasi ci siamo).  

Ora, alla luce di questa personalissima valutazione, mi pongo e vi pongo, all’apparenza, una semplice domanda: un monumento può dirci qualcosa sulle memorie collettive delle generazioni passate?

Al fine di discutere questo argomento, vorrei fare una breve digressione cercando di sostenere, con l’aiuto di materiale raccolto durante le mie ricerche sul nostro Monumento ai Caduti, che leggere e comprendere un monumento può essere straordinariamente utile per capire le società del passato.

La cosa importante, tuttavia, da sottolineare è quella di non far dipendere l’analisi solo dal monumento per come è inserito in un contesto urbanistico, bensì prendere in considerazione l’intera carta d’identità del monumento, la sua nascita, il suo sviluppo e a volte, la sua decadenza.

Ma come si fa a determinare la decadenza di un monumento?

Secondo me si può certificarla non solo quando viene ignorato il passare del tempo senza porre alcun rimedio ai suoi effetti ma, soprattutto, nel momento in cui quel monumento “scompare” senza che alcuno ne abbia poi ricordo. Assurdo? …Forse, ma terribilmente reale!   

Non intendo assolutamente esprimere pareri o volontà sul futuro di quello che il Sindaco di Barletta ha etichettato come il “Monumento profanato”(perchè?) al contrario, desidero rinfrescarvi la memoria su quello accaduto soltanto dieci anni dopo l’inaugurazione e i pesantissimi interrogativi seguiti alla denudazione del Monumento.

Spiegato, in breve, ciò che avvenne in quei primi anni ’40 del secolo scorso, va a formare un vero e proprio mistero che, ancor oggi, avvolge i Bronzi del Monumento ai Caduti.

Lo scambio di corrispondenza tra Ministero, Prefetti, Soprintendenze e Podestà di tutta la Nazione in seguito alle disposizioni per la denuncia e raccolta di metalli (Legge n. 408 dell’8 maggio 1940), fu non fitto ma molto di più e quindi mi aspettavo che, anche per il caso “Barletta”, venisse rispettato questo trend procedurale…invece niente di niente. Il vuoto più completo sia nei documenti dell’archivio storico del Comune di Barletta conservati presso la Sezione di Archivio di Stato di Barletta e sia in quelli dell’archivio del Gabinetto del Prefetto di Bari, fondo che si trova all’Archivio di Stato di Bari. Neanche la seppur minima traccia!

Il Monumento voluto dai Barlettani, da un giorno all’altro, scomparve dalla vista di tutti e volete sapere il paradosso? Nessuno dei contemporanei l’avvenimento, che ho sentito, mi ha saputo fornire la seppur minima indicazione sulla data del prelievo e questo perché, a quanto pare, nessuno (incredibile) assistette al colpo di mano.

Da quel lontano 1941/42 in tanti (Sindaci, interi Consigli Comunali, ricercatori, storici, varia umanità e novelli Indiana Jones) si sono cimentati nella caccia al pezzo perduto su larga scala. L’unica certezza che parrebbe aver messo d’accordo tutti (forse) scaturita da questo immane bailamme, sarebbe che i bronzi non sono mai arrivati a Roma, tanto meno fusi per farne dei cannoni e udite, udite, mai partiti da Barletta!

Detto tutto questo, in tanti si attenderebbero una conclusione con il classico coup de théâtre che svela la “vera verità” sull’intrigo e sarebbe anche aspirazione legittima. Proprio per non deludere nessuno posso annunciare che, con buonissima attendibilità, potrò svelare, tra pochissimo, la vera e triste conclusione della storia dei bronzi del Monumento ai Caduti.

Intanto penso, alla presenza di dati (quasi) certi, che le tesi, tutte basate sulle appartenenze politiche (“il monumento rimane così perché bisogna ricordare i disastri del ventennio”), potrebbero essere clamorosamente confutate per far emergere la solita, senza colore politico ed unica colpevole: la mala amministrazione.   

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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