Il Mio Primo Maggio a Taranto. Un vissuto di Silvia Grima

Lo preciso subito: non è una cronaca. Non è un racconto né oggettivo né completo di questa giornata straordinaria vissuta a Taranto lo scorso primo maggio. Non ci vado come giornalista. Naturalmente non ci vado nemmeno come i  tanti ragazzi, capaci di reggere ore e ore pressati nella marea umana che cresce e spinge verso le transenne. Accompagno la troupe della regia che trasmetterà il concerto in diretta su Jonica Tv e farà i collegamenti in diretta per Rai News e per la testata regionale della Rai. Quindi entro nel back stage. Arriviamo verso le 10 e il cielo è coperto. L’area dove si stanno svolgendo i preparativi per questo grande evento è il Parco archeologico delle mura greche. Già, greche, anche se alle spalle si ergono palazzi di 20 piani a ricordare che qui, delle origini greche della città di Taras, si è voluta cancellare ogni traccia. La regia è proprio a ridosso del palco, di fronte all’area stampa dove già sono pronti numerosi giornalisti e cameramen. Oltre all’umidità si respira un’aria che è insieme di festa e di rabbia: “Sì ai diritti no ai ricatti”, si legge sui pass che ci hanno consegnato, si legge sui manifesti, si legge sulle magliette che indossano gli organizzatori. “Vergogna tarantina, fabbriche assassine” è la scritta stampata sul retro di queste magliette. Il valore aggiunto, qui, è l’idea di primo maggio. Ad organizzarlo il Comitato di cittadini e lavoratori liberi e pensanti”; niente sindacati, niente politici, niente finanziamenti altri da spontanee donazioni.  Alle 11 nell’area convegni inizia un incontro organizzato proprio dal Comitato: modera Gianluca Coviello, intervengono Giorgio Cremaschi, ex sindacalista della Fiom e ora portavoce di un movimento civile, Massimo Battista, ex operaio all’Ilva, licenziato per aver organizzato azioni di protesta contro la mancanza di sicurezza nella fabbrica, Giuseppe de Marzo, attivista di Libera, Pino Aprile, giornalista e scrittore impegnato da sempre nella causa meridionale, Maurizio Landini della Fiom.

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Il nodo è ancora quello, insomma: la trappola, il “ricatto”, in realtà è la parola più usata,  per cui i tarantini sono stati costretti a scegliere fra lavoro e salute. E sembra che non abbiano dubbi: chiudere la fabbrica e bonificare. Chiedono questo e contestano Landini,  isolato durante il suo intervento molto breve sulla sua idea diversa di una nazionalizzazione dell’Ilva. Qui i sindacati hanno perso del tutto ogni credibilità, mentre cresce la fiducia verso la nascita di movimenti come questo.  Tra il pubblico scorgo Michele Riondino, attore, tarantino. Insieme a Roy Paci è il direttore artistico della manifestazione. Quando il convegno termina, inizia a piovere. Piove sui giornalisti che fanno i collegamenti in diretta per le emittenti, piove sui ragazzi che già sono tantissimi e aspettano in piedi, bagnati, che la festa cominci. Piove sui tanti operai che come formiche allestiscono il palco, collegano strumenti musicali, stendono cavi. Piove sul terreno che diventa presto fanghiglia contro cui non c’è rimedio se non tentare di non scivolare. Ma nulla si ferma. Nell’area stampa si fanno le interviste ai direttori artistici e ai presentatori: Luca Barbarossa, Andrea Rivera, Valentina Petrini.

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Nessuno di loro, come anche nessun artista che tra poco si esibirà, ha preso un compenso. Chiedono solo che questo di Taranto non venga definito “contro concerto”: “Non siamo contro nessuno, siamo PER, siamo per i diritti, siamo per il lavoro, per la salute, per l’ambiente: è la stessa Costituzione, nell’articolo 32, che tutela la salute dei cittadini”. E Roy Paci,mentre risponde alle domande, ha in mano un limone: “Mi porto sempre dietro qualcosa della mia terra, del Mediterraneo”.

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E insomma alle 14 e 30 il concerto inizia: il primo che si esibisce è Caparezza;  i musicisti che lo accompagnano hanno in testa delle chiome di alberi e lui stesso ha delle foglie fra i ricci capelli. Non c’è bisogno di decifrare, il senso è chiaro e, d’altra parte, nella canzone “Vieni a ballare in Puglia” , l’artista pugliese aveva già espresso chiaramente il suo punto di vista sulla situazione ambientale nella nostra regione. “Sono pugliese e ho un padre operaio, dirà più tardi ai giornalisti, mi è sembrato naturale esserci”.

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Non avrebbe potuto esserci  inizio migliore di questo: Caparezza scalda gli animi e trasforma la musica in spettacolo senza però far perdere il peso specifico delle parole. Che qui si fa sul serio, poi, lo capiamo quando sul palco sale Michele Riondino: lui non è solo uno dei direttori artistici, non è solo un attore; lui è tarantino. E’ suo l’urlo più forte che arriva dritto a segno. “Signor presidente del consiglio, signori ministri, signor presidente della regione, signor sindaco e signori sindacalisti, non dimenticate che continueremo a maledirvi ogni giorno per tutto ciò che avreste potuto fare e non avete fatto, per tutto ciò che potete fare e non fate. Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che avete soffocato.”

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Mentre il cielo si apre e fa posto al sole, sul palco si alternano una serie di gruppi emergenti e rappresentanti di associazioni di cittadini che portano la loro esperienza: arrivano da Napoli, dalla Terra dei fuochi, arrivano dalla Calabria, da Crotone, arrivano da posti diversi dove il numero dei tumori causati da veleni, interrati o emessi dalle fabbriche, è cresciuto a dismisura: vengono qui a urlare che loro non ci stanno più.  “Taranto libera” è il grido che si alza dalla folla enorme (100 mila si stimeranno domani) e sono brividi ed emozioni.  Quando scende la sera inizia la seconda parte del concerto: la apre Diodato, musicista tarantino, apprezzato all’ultimo festival di Sanremo; la riscalda Fiorella Mannoia, incredibile sul palco a cantare “Via con me” e “Sally”: “Tarantini non cascateci, non vi dividete, non vi dividete per ché è questo che vogliono. I vostri problemi non sono solo vostri, sono di tutti gli italiani”. Ancora brividi.

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Si fa tardi. Andiamo via sulle note di Vinicio Capossela. Arriveranno i Sud Sound System, i 99 Posse, gli Afterhours. Il giorno dopo saranno i cittadini a ripulire il parco. Si comincia da qui, dal riappropriarsi dei propri luoghi, della propria terra, dei propri diritti. Per questo condivido lo slogan di “Briganti”, la pagina facebook che dice: “Il vero Primo Maggio è a Taranto”.

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