Il mercato settimanale di Barletta visto dalle associazioni di categoria

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Rasserenare gli animi nello storico mercato barlettano

Se il Governo centrale inorridisce quando scopre che in Italia i livelli di disoccupazione hanno raggiunto il 13%, nel nostro territorio il fatto che la percentuale di disoccupazione, specie quella giovanile, sfiori il 50% sembra interessare poco o niente mentre dovrebbe far tremare i polsi e porre seri problemi esistenziali ad amministratori pubblici, politici, burocrati, sindacalisti, associazionisti e loro fortunati, fedelissimi accompagnatori.
Noi, invece, siamo convinti che proprio perché in questo territorio la situazione sia drammatica ed irrecuperabile almeno chi il lavoro se lo è guadagnato in autonomia, senza l’ausilio di aiutini e senza fare anticamere nelle sedi di partito debba conservarlo e soprattutto non debba vederselo minare dalla burocrazia malata di un Paese fortemente e gravemente ammalato.
Capita, invece, esattamente il contrario ed ecco che mentre chi ormai ha deciso di abbandonarsi all’elusione totale, al mancato assoluto rispetto delle regole riesce spesso a farla franca mentre chi, come si suol volgarmente dire “ha un numero di casa”, è sempre nel mirino e vede aumentare giorno dopo giorno la pressione, non solo fiscale.
Lasciando da parte la condizione generale ed entrando nel merito della situazione venutasi a creare a Barletta siamo convinti che anche in quel bel, tradizionale e storico mercato si debba fare un’opera di rasserenamento e non di esasperazione perché gli animi sono già di per sé esasperati per tanti altri motivi e non c’è bisogno di ulteriori incendiari.
Siamo certi, quindi, che l’Amministrazione Comunale barlettana convocherà subito le Associazioni di Categoria, come da richiesta avanzata, ma anche gli stessi operatori per risolvere i tanti problemi del mercato settimanale del sabato ma anche del commercio in generale che ha sempre rappresentato un fiore all’occhiello per la città ma che anche in questa terra sta dando gravi segnali di cedimento spesso consumato in solitudine e nell’indifferenza generale di chi, invece, proprio sulle piccole imprese ha fondato la propria, spesso immeritata, fortuna.

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