Il meraviglioso mondo di Modugno

A Cialuna lo spettacolo di Giampiero Borgia tratto dal libro di racconti di Fulvio Frezza ispirati alle canzoni del grande cantante pugliese

copertina

“Quando recito, canto un po’ e quando canto recito pure, in fondo era quello che avrei sempre voluto fare, recitare. E questa voce è stata davvero padrona della mia vita, ha deciso per me tante cose, tenendomi lontano anche da me stesso, perché un artista è sempreprigioniero del suo personaggio”.  Come si fa a raccontare Domenico Modugno, il più famoso interprete della canzone italiana sul quale si è detto e rappresentato praticamente tutto?  Giampiero Borgia prova a farsi Modugno e a leggere brani  in prima persona tratti dal libro “Meraviglioso, vita e amori di Domenico Modugno in 12 racconti” di Fulvio Frezza. Lo spettacolo si è svolto ieri sera nella libreria Cialuna e la lettura dei testi è stata accompagnata dalle musiche di Papaceccio e Nick Seccia che, con percussioni e chitarre e arrangiamenti moderni e originali, hanno eseguito alcune tra le canzoni più belle e popolari di Modugno, come Meraviglioso o La lontananza,  eanche alcune in dialetto salentino come “Musciu Gnuru” .

Sin dal primo racconto Modugno-Borgia, infatti, racconta delle sue origini pugliesi, non solo del suo paese natale, Polignano , quanto del paese dove visse da bambino, San Pietro Vernotico dove il piccolo Mimmo imparò il salentino, appunto, “la mia prima lingua, quella che ho imparato nelle strade”, quella lingua chepoi fu fatta passare per siciliano “visto che le Puglie non hanno una grande tradizione musicale”, come gli disse il direttore della seconda rete radiofonica Rai quando gli propose un programma.  Da qui parte un percorso a ritroso nella memoria e nel passato di Modugno, dalle speranze di sfondare, fino al grande successo nei teatri di tutto il mondo, dal sogno di “Volare” fino a quel “tuffo giù” del 12 giungno 1984, quando un ictus sorprese Modugno mentre registrava la trasmissione televisiva “La luna nel pozzo” e segnò in un certo senso la fine della sua carriera artistica. “Dopo quella dannata notte proprio io, che avevo scritto come perfino il dolore può apparire meraviglioso, mi sono ritrovato a pensare tante volte che per me era arrivato il momento di andare incontro all’acqua scura, di morire”.   Un Modugno, insomma, non solo allegria e vitalità, caratteristiche proprie del personaggio, ma anche un uomo malinconico e sognatore che spiega che “Volare”, ad ascoltarla bene, è una canzone nostalgica: lo dicono gli accordi in minore, lo dice il tempo imperfetto  nell’espressione “incominciavo a volare”.

Lo dice il verso “Penso che un giorno così non ritorni mai più”, quindi “è già il fatto che quello che è stato non torni non può essere una cosa allegra”. Borgia gioca simbolicamente con il gesto di togliersi giacca e cravatta all’inizio dello spettacolo, non solo per ricordare un modo di fare tipicamente teatrale di Modugno, ma anche  per sottolineare che l’uomo si è spogliato del personaggio, salvo poi a rindossare entrambe alla fine, perché, come dice ancora lo steso grande Mimmo “sarebbe facile distaccarsi da se stessi e recitare semplicemente un ruolo, ma sarebbe anche tanto noioso”.

Invalid Displayed Gallery

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here