Il melanoma, un nemico subdolo anche in età pediatrica

Prevenzione e diagnostica digitale, le armi a disposizione per sconfiggerlo

Prevenire è indubbiamente meglio che curare! Questo consuetudinario modo di dire, purtroppo, non rispecchia il modo di agire degli italiani, spesso restii a sottoporsi a check-up routinari.

20141207_184310Promuovere un momento di incontro e di conoscenza relativamente ad uno dei tumori più aggressivi e subdoli, il cancro della pelle, c.d. melanoma, è la finalità del convegno, rivolto al personale medico e paramedico della ASL/BAT, organizzato presso il Circolo Unione Barletta, in data 6 dicembre,dal Prof. Giulio Ferranti (direttore dell’anatomia patologica dell’IDI-ROMA, professore di fama nazionale ed internazionale nel campo dell’istopatologia cutanea) e dalla Dott.ssa Maria Prascina, dermatologa-dermoscopista.

Nel corso dell’incontro sono stati esposti, con dovizia di particolari, tutti gli aspetti più importanti della patologia di cui trattasi: dalla epidemiologia, alla diagnosi clinica ed istopatologica, al trattamento chirurgico, alla stadiazione, senza trascurare la gestione del follow-up dei pazienti,così come da linee guida internazionali, MONDIALI.

Si è, inoltre, posto l’accento sull’importanza della collaborazione tra personale medico e paramedico in questo contesto. E’ stata evidenziata, difatti, una vera e propria necessità e di educare i pazienti all’autocontrollo nonchè l’esigenza di accompagnarli nel percorso di follow-up, e di sollecitarli nel sottoporsi a visite specialistiche periodiche  per avviarli ad una diagnosi precoce, evidenziando l’utilità e l’imprescindibilità della dermatoscopia,analogica e digitalizzata, nella odierna pratica clinica.

L’obiettivo, dunque, deve essere quello di informare e sensibilizzare la popolazione sin dalla prima infanzia, soprattutto nei territori che si affacciano sul mare, sia circa l’importanza della prevenzione, portando a conoscenza i principali fattori prognostici negativi, endogeni ed esogeni, per il melanoma,  sia circa l’individuazione delle fasce maggiormente a rischio.

Al Convegno sono intervenuti, in qualità di relatori, il Prof. Giulio Ferranti, dermatologo-istopatologo; la dott.ssa Maria Prascina, Dermatologa-Dermoscopista; Giuseppe Quarto, infermiere professionale.

Al Prof. Giulio Ferranti è stata affidata l’illustrazione di alcune tra le principali tipologie di nevi e l’esplorazione , attraverso una vera  propria  full immersion, nell’affascinante mondo della istologia. Sono state illustrate le correlazioni istologiche con i caratteri dermoscopici e gli elementi che differenziano il nevo comune dal nevo displastico. E’ stato, inoltre, evidenziato come l’irregolarita’ dei pattern dermoscopici, in una parte della lesione stessa, nonché la disomogeneita’ degli spazi e delle linee, indipendentemente dalla pigmentazione, possano essere indicative di malignita’, specie se in posizione eccentrica, come ha spiegato il Prof. Ferranti.

<< Le lesioni pigmentate- ha esordito Ferranti- rappresentano un capitolo significativo della disciplina dermatologica, e per la molteplicità degli aspetti che possono assumere le varie lesioni melanocitarie, e per la difficoltà interpretativa di tali lesioni sia da parte dei pazienti che dello specialista.

Tra le lesioni melanocitarie – prosegue Ferrari- è opportuno ricordare la discreta frequenza (1:100) dei nevi congeniti, lesioni, in genere, di piccole dimensioni (diametro non superiore ad 1 cm).

Tali nevi non sembrano avere un significativo rischio di degenerazione maligna rispetto ai nevi comuni acquisiti, ma solo per scarsi dati epidemiologici. Viceversa, i nevi congeniti giganti (diametro superiore a 20 cm) presentano un maggior rischio di evoluzione maligna. Capitolo importante – sottolinea Ferranti- è quello dei nevi acquisiti che sono presenti costantemente sulla cute della razza caucasica.

In genere insorgono durante l’adolescenza per accrescersi durante la giovinezza ed i criteri clinici di giudizio sono ormai patrimonio conoscitivo di qualunque specialista dermatologo, in particolare di quelli che si occupano principalmente di DERMOSCOPIA. Difatti, una lesione simmetrica, con bordi regolari, colore omogeneo e di dimensioni contenute (diametro non superiore a 6 mm), può essere considerata ragionevolmente appartenente ad una categoria di benignità.

Quando questi criteri morfologici non vengono rispettati, la lesione melanocitaria si può definire atipica. Quest’ultima categoria insorge dopo la pubertà ed in genere rispetta i criteri dell’A-B-C-D-E ( Asimmetria-Bordi-Colore-Dimensione-Evoluzione) alterati; (diametro non sempre,purtoppo,  superiore a 5mm). Il colore è variegato ed i bordi irregolari.

A volte solo un esame istologico può proporre una diagnosi adeguata. Il corrispettivo maligno del nevo è il melanoma. Esso si presenta generalmente – spiega il Prof. Ferranti-  come una macula nerastra irregolare tendente all’accrescimento centrifugo. Naturalmente esistono forme più subdole che assumono colorazioni inconsuete. Difatti alcune neoplasie assumono colorazione rossastra ovvero appaiono ipopigmentate o completamente acromiche. Anche la forma può essere inconsueta e assumere un aspetto cupoliforme o decisamente nodulare-polipoide. In queste forme è frequente l’ulcerazione. Considerando le tante difficoltà diagnostiche sovraesposte, è fondamentale, dunque, conoscere la storia naturale della lesione osservata.

Un enorme ed imprescindibile aiuto in tal senso ci viene offerto senz’altro dall’utilizzo delle indagini dermoscopiche che rendono più affidabile la proposta diagnostica.

Difatti – precisa il Prof. Ferranti- l’applicazione di tale tecnica,nelle mani di un esperto dermatologo, rende possibile l’osservazione di strutture morfologiche più profonde, grazie alla capacità dei vari pigmenti di assorbire o riflettere una luce incidente. Per rendere riproducibile e di conseguenza scientificamente valida tale indagine, si sono codificati numerosi pattern dermoscopici che identificano delle lesioni ben determinate.

In particolare – sottolinea Ferranti- si sono codificati alcuni pattern definiti globulari,che prendono in considerazione l’aspetto morfologico nel suo complesso e possono identificare la localizzazione prevalente della proliferazione melanocitaria nonchè la profondità del pigmento melanico.

Di recente- conclude Ferranti- si è identificata, fra i pattern globulari, la forma di “ starbust”correlabile con nevo di Spitz pigmentato (nevo di Reed), per la cui trattazione cedo la parola alla collega, Dott.ssa Prascina, non prima di aver  rilevato, però, che queste due tipologie di Nevi, quello di Spitz e quello di Reed, sono lesioni tipiche dell’età pediatrica che pongono una diagnosi differenziale inquietante e spesso difficile da compiere >>

Il nevo di Spitz ,viene definito dalla Dott.ssa Maria Prascina, un enigma denominato spesso Spitz/Reed.

<< Trattasi di una lesione cutanea melanocitaria – afferma la dott.ssa Prascina- che ha un comportamento di solito benigno, le cui caratteristiche istologiche e cliniche, però, possono simulare un melanoma. Questo dato lo si rileva spesso nei bambini, ma raramente anche negli adulti. Il nevo di Spitz – spiega la dott.ssa Prascina- si presenta come una lesione papulo-nodulare rossastra con margini e bordi ben definiti. Può, però, assumere anche  altre forme: pianeggianti, polipoidi e verrucose.

Le sue dimensioni si aggirano, solitamente, intorno ai 6/8 mm. Attenzione, però –precisa la Prascina- potrebbe raggiungere anche i 2/3 cm. La peculiarità di questa lesione è l’assenza di peli. Insorge principalmente nelle prime due decadi di vita e, dal momento della sua insorgenza, la lesione si accresce molto rapidamente nei primi 6/7 mesi, per poi  stabilizzarsi. Nel bambino le zone maggiormente interessate dalla comparsa del “nevo di Spitz” sono il volto, il collo, il cuoio capelluto. Negli adulti, invece, potrebbero essere coinvolti dalla comparsa di questo “nevo”, anche gli arti. Sebbene l’incidenza di melanomi (tumori maligni) sia molto maggiore nell’eta’ adulta, anche i giovani ed i bambini possono esserne colpiti, anche se, “le lesioni spitzoidi” nei bambini –precisa la Dott.ssa Prascina-  rappresentano solo 1% ( lesione che in d/d con altre lesioni rossastre tipiche dellìetrà pediatrica).

Il nevo di Reed –sottolinea la Dott.ssa Prascina- viene spesso accomunato a quello di Spitz , ma ritengo, invece,  si tratti di due lesioni completamente distinte e dal punto di vista clinico e da quello dermoscopico. Il nevo di Reed si presenta come una lesione pianeggiante, iperpigmentata, omogenea, nero-bluastra. In genere si localizza sul viso, ma può interessare anche le mucose o gli arti inferiori. Le sue dimensioni, a differenza del nevo di Spitz, sono sempre inferiori ai 6 mm. Insorge in una fascia di età compresa tra i 16 e i 26 anni e, in genere, interessa, maggiormente, il sesso femminile.

In definitiva -conclude la dott.ssa Prascina –negli adulti è molto difficile poter distinguere lesioni spitzoidi benigne e maligne. Soltanto grazie all’aiuto della dermoscopia e all’occhio dell’esperto, è possibile riconoscere i tumori spitzoidi distinguendo i benigni dai maligni >>

Nel ribadire con fermezza il concetto, già sottolineato in fase di apertura, “prevention is better than cure”, il Sign. Giuseppe Quarto, infermiere professionale, ha guidato i presenti verso la comprensione del ruolo dell’infermiere nello screening di massa. <<Una regione come la Puglia – fa notare Quarto- dovrebbe essere capofila, unitamente alle altre regioni del sud in cui vengono raggiunti indici UV elevatissimi, nel promuovere un efficace piano di prevenzione del melanoma. E’ noto che vi è la tendenza a prediligere esposizioni brevi ma intense e soprattutto in orari non consigliati, c.d. esposizioni “intermittenti “, come le definiscono gli americani>>

Fa notare Quarto, come la collaborazione tra infermiere e medico sia un elemento irrinunciabile nella gestione dei problemi di salute complessi. Difatti, in siffatte circostanze, ciascun professionista potrebbe essere “incapace” di fornire, in maniera autonoma, assistenza completa al paziente, ottimizzando così il tempo ed i costi, senza tralasciare la qualità della prestazione medica.

<<In sintesi, la moderna collaborazione fra medici e paramedici- spiega Quarto- dovrebbe sostanziarsi nella previsione dei seguenti step: 1) la raccolta anamnesi e chiarificazione della metodica; 2) il monitoraggio del paziente durante l’esame; 3) l’affiancamento al medico durante l’indagine diagnostica o clinica; 4) la raccolta e l’archiviazione dei dati sensibili; 5) le relazioni con l’utenza, mantenendone i contatti >>

La Dott.ssa Prascina chiude i lavori del convegno medico dal titolo “le lesioni pigmentate melanocitarie del bambino” , tema che sarà ospitato a Parigi in una tre giorni di intensa attività volta a ribadire la necessità di divulgare a macchia d’olio il concetto di “diagnosi precoce”, poiché sottoporsi ad un follow-up preventivo, ogni 12 mesi, può davvero salvare la VITA di ciascuno di noi.

<< Intendo ringraziare- conclude la dott.ssa Prascina- la Dott.ssa Elena Gentile che, nella duplice veste di pediatra ed europarlamentare, ci ha onorato della sua visita, il pubblico presente  e tutti i colleghi gentilmente intervenuti>>

 

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