Il lavoro prima di tutto. Convegno della Cgil presso la Sala Rossa di Barletta

Un silenzio e un attenzione irreale regnava nella sala rossa del Castello Svevo di Barletta durante l’incontro della Cgil di Barletta Andria Trani. Un incontro che andava ad illustrare le perplessità dell’ultimo Jobs Act di Matteo Renzi, che divide e non convince del tutto.

Il tema del lavoro è particolarmente delicato e sopratutto al sud resta il grande tormento della popolazione, di chi ce l’ha già e di chi stenta ancora ad averlo e si perde nelle mille forme contrattuali previste dalla legge. Forme che hanno come presupposto quello di rendere flessibile e mobile il lavoro, come ad esempio il contratto a tempo determinato, punto di riflessione della tavola rotonda alla quale hanno partecipato  il segretario della Cgil Bat Luigi Antonucci, il docente di diritto del lavoro presso l’Università di Bari Vincenzo Bavaro, il direttore della Buzzi Unicem di Barletta Vincenzo Di Domenico e Pasquale Valente di Confindustria Bari Bat.

Ad aprire l’incontro il sindaco di Barletta Pasquale Cascella che ha chiarito come non bisogna solo parlare di non occupazione e occupazione bensì di buona occupazione, della necessità di non sfociare nella precarietà che rende il lavoro un rischio invece di renderlo una risorsa e dell’esigenza di riforme che tutelino una occupazione mirata a valorizzare i percorsi e le attitudini dei cittadini.

Sin dal 1962 fino ai giorni nostri, e sopratutto dal 1987, il lavoro a termine e sopratutto quello a tempo determinato,viene sempre di più tutelato e specificato nelle leggi che liberano le imprese dal vincolo di giustificare la ragione del termine di un contratto. Questo passaggio viene strettamente correlato al termine flessibile, un tipo di contratto a termine regala alla società e al lavoratore un mondo lavorativo flessibile , attribuendone una valenza positiva.

Ma sarà realmente così? Secondo il docente Vincenzo Bavaro, non proprio, citando alcuni studi delle più prestigiose università inglesi la flessibilità darebbe una connotazione negativa al lavoro sacrificando la produzione lavorativa legata allo stato di guadagno e di ricchezza del paese prodotta tramite lavoro. Inoltre più è alta la flessibilità meno si crea coesione sociale, aggregazione e aumento dei redditi.

Insomma questo considerare il lavoro non “definitivo” peggiorerebbe una situazione che nel nostro paese è già critica, dove le incertezze non permettono la costruzione di futuro ai giovane nè tanto meno un pianificazione giornaliera della vita delle famiglie, aggravato da leggi sul lavoro costantemente non rispettate. Una legge quella del Jobs act che va ad aumentare le incertezze e la frammentarizzazione del lavoro già previsto dalla legge  Fornero e che non va a mettere davanti e prima di tutto il lavoro.

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