Il futuro del Porto di Barletta nelle mani dei parolai

Recentemente si è tenuto un summit tra Regione Puglia e Autorità Portuale del Levante per definire la serie di interventi riguardanti il Porto di Barletta e finanziati con 2.800.000,00 euro rientranti nel Piano triennale delle Opere pubbliche 2014/2016 approvato con il bilancio di previsione 2014 del Comitato Portuale con deliberazione n.6/2013.

Questa notizia, come appare ovvio, non può che far piacere se non fosse per il fatto che la finalità dei lavori sarà quella di riportare l’altezza dei fondali del porto alle misure utili per la navigazione, in poche parole un dragaggio che consentirà, solo per un brevissimo periodo, di riavere navi di definite stazze che approdano a Barletta.

E poi ? E poi tutto tornerà come prima se non peggio, in quanto non è stato curato il male ma sono stati forniti solo antidolorifici che alleviano momentaneamente il dolore e cioè viene tolto dal porto tutto ciò che vi è affluito, senza creare le strutture utili a non trovarsi, nuovamente, con l’innalzamento dei fondali.

A qualcuno potrebbe sorgere  spontanea la domanda “ Ma c’è qualcuno che ha approntato il progetto ? E se c’è, chi è ? Un tecnico conoscitore delle problematiche del nostro porto o semplicemente, come purtroppo sospettiamo, un burocrate esperto parolaio ( “Persona di molte parole, ma vuote e inconcludenti” dizionario Hoepli) ?

Sin dal periodo romano per la città di Barletta il porto e le risorse ad esso connesse, hanno acquisito sempre maggior importanza. Lo sviluppo nel traffico merci e le potenzialità e i programmi di sviluppo dello scalo marittimo dovrebbero essere, per il porto di Barletta, una realtà che, unita al traffico passeggeri, renderebbero il nostro porto uno scalo importante nel panorama non solo italiano, ma dell’interoMediterraneo e dell’est Europa.

Attorno al porto, col tempo, si sono costruite una serie di attività legate soprattutto alla pesca ed al trasporto delle merci. Negli ultimi anni si è cominciato timidamente a parlare anche di attività meramente turistiche legate alla crocieristica ed al trasporto passeggeri, attraverso le cosiddette “Vie del mare”.

Il riconoscimento del ruolo sempre più determinante che i trasporti marittimi e di conseguenza le città portuali, rivestono nella crescita economica della nostra penisola, rende indispensabile prevedere, nell’ambito dell’ampia serie di politiche ed programmi previsti per lo sviluppo del Mezzogiorno, anche una adeguata politica di sviluppo dei porti e delle infrastrutture portuali, di miglioramento della produttività e dell’organizzazione, in una visione complessiva che tenga conto delle nuove ed articolate tendenze in atto nel settore connesse, in particolare, al trasporto intermodale e combinato, alla specializzazione dei servizi, alla logistica integrata, alla diffusione di sistemi informatici, al processo di liberalizzazione messo in moto con la riforma portuale del 1994 (L.84/94).

A tale scopo, sarebbe indispensabile predisporre articolati piani, improntati su una strategica attenzione all’offerta, in base ai quali, invece di adeguare a posteriori le infrastrutture alle esigenze dei traffici e del sistema economico, si crei un surplus di capacità infrastrutturali e di servizi, in grado di attrarre traffici ed attività economiche. È necessario, altresì, tenere presente che gli interventi infrastrutturali hanno effetti nel medio e lungo periodo, per cui una corretta programmazione deve puntare, in una prospettiva dinamica, anche su alcune misure di breve periodo, come gli investimenti in sistemi organizzativi, lo snellimento delle procedure burocratiche, gli investimenti in formazione e sicurezza ed infine, l’eliminazione di una serie di impedimenti burocratici che pongono limiti allo sviluppo dei traffici senza peraltro portare significativi benefici al bilancio del Comune.

E’ importante che l’area portuale resti titolare delle funzioni direzionali delle attività produttive e centro di produzione e di offerta dei servizi di rango più elevato.

La risoluzione delle problematiche delineate assume particolare importanza per Barletta che, com’è noto, soffre di una attuale condizione di precarietà, sebbene nell’area servita dalla nostra Città si concentrino le più vaste potenzialità di sviluppo.

Da un’analisi comparativa tra le diverse realtà portuali italiane, con particolare riferimento ai porti di Ancona, Bari e Taranto, sono emerse luci ed ombre del sistema porti dell’intera costa adriatica. Dallo studio realizzato dall’Università degli studi di Napoli è emerso che è necessario intervenire sempre più sul versante della realizzazione delle infrastrutture ed in particolare dei collegamenti intermodali, che hanno evidenziato, a volte in modo drammatico, le loro carenze, senza, tuttavia, trascurare l’aspetto relativo al continuo rinnovamento delle strutture interne agli scali, i quali devono anche assicurare mezzi e macchinari in linea con il progresso tecnologico.
Non si potrà, inoltre, non tener conto del settore dei servizi e dei costi che tali servizi generano, dello snellimento delle procedure burocratiche, della loro informatizzazione.

In tal senso, se sono auspicabili ulteriori interventi legislativi che, a fronte di nuove disponibilità finanziarie per la realizzazione delle strutture mancanti, intervengano per ridurre vincoli ed impedimenti.

Inoltre, il segmento crocieristico, che trova ancora in Napoli lo scalo più vivace, può rappresentare per il nostro porto una grande opportunità di sviluppo, se accompagnato da idonei provvedimenti tesi a pubblicizzare, ed adeguatamente sostenere dal punto di vista delle logistica dell’accoglienza, le bellezze artistiche, monumentali e paesaggistiche dei rispettivi entroterra.
Deve essere, quindi, sempre più perseguito l’obiettivo di trasformarlo da scalo di transito a home-port, per indurre una più lunga permanenza dei crocieristi nella città e nell’hinterland.

Le idee progettuali e i pareri più che qualificati nel campo “porto”, non sono così tanti come ci si aspetterebbe. Infatti troppo spesso si assiste, impotenti, a sterili, se non dannosi, convegni su quello che si dovrebbe fare per il porto o per risolvere il collegato problema della mancanza di posti di lavoro, mentre nessuno, o quasi, presta ascolto agli attenti conoscitori della realtà porto i quali, da un po’ di anni, continuano a scrivere articoli animando l’asfittica dialettica sulla sorte del nostro scalo. Ed è proprio rileggendoli che ci si accorge come, oltre il naturale immutabile dato storico dei luoghi descritti, è assolutamente immutato lo stato di degrado ed abbandono in cui ancora versa.

Ecco che allora andare a riprendere quegli interventi, sempre attuali, rappresenta una testimonianza civile prima ancora che culturale, ma soprattutto un richiamo alla necessità di intervenire e subito.

Tra i più qualificati, senza ombra di dubbio, il dott. Pasquale Pedico con il suo fulgido passato di marinaio e profondo conoscitore delle cose riferite al porto e al suo sviluppo che lo porterà, a brevissimo, a dare alle stampe  un fondamentale lavoro, mai pubblicato, di suo padre, lo storico barlettano Oronzo Pedico, sulla storia e sul futuro del nostro porto, fornendo soluzioni, da provetto preveggente, che andrebbero benissimo per risolvere, oggi, i tanti problemi. E pensate che hanno appena una settantina di anni.

Eguale considerazione per il dott. Nicola Palmitessa il quale, proprio sulle pagine della Gazzetta del Nordbarese, ha avuto modo di mettere nero su bianco un articolato progetto di sviluppo portuale basato sulla non inferiorità a porti più “blasonati” come quelli delle antiche Repubbliche Marinare.

Allora, in presenza di progettualità valide e attuabili, cosa si aspetta a rimboccarsi le maniche per creare un futuro veramente solido per la nostra Città ?

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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