Il futuro dei giovani tra incognite e speranze

Progetto “Garanzia Giovani”, un’opportunità per i ragazzi “neet”, un vantaggio per le imprese.

Nel nostro Paese la disoccupazione giovanile è una vera e propria emergenza. Precarietà, instabilità economica, mancanza di prospettive future, scandiscono il vivere quotidiano dei ragazzi del nostro tempo.. E se la strada è comunque tutta in salita per quanti hanno “dalla loro” un percorso di studi virtuoso, le cose si complicano, e non di poco, per i giovani non inseriti in percorsi scolastici, né collocati nel mondo del lavoro. Ed è proprio ai soggetti di età compresa tra i 15 ed i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in nessun percorso formativo (c.d Neet), che si rivolge “il piano italiano di attuazione della garanzia per i giovani”. Un progetto, avviato dall’Unione Europea e diretto a promuovere , attraverso la collaborazione tra Servizi Pubblici e Privati per l’Impiego, misure predisposte su tutto il territorio nazionale che prevedano l’accompagnamento del giovane in un percorso di orientamento professionale ed inserimento lavorativo piuttosto che in un progetto di autoimprenditorialità.

Questo il tema del convegno organizzato dal consigliere regionale Ruggiero Mennea svoltosi venerdì 19 dicembre presso il liceo scientifico Cafiero alla presenza di illustri relatori quali Romano Benini, referente UPI e Docente di Politiche del Lavoro nonché consulente per le politiche del lavoro del Presidente dei Consiglio dei Ministri Matteo Renzi; Giuseppe Lella, Dirigente Servizio Lavoro Regione Puglia; Natale Cortese, funzionario dell’INPS di Andria.

<<La Regione Puglia è partita sin da subito nel dare attuazione al programma garanzia giovani-  ha precisato Lella nell’incipit del suo appassionato intervento – dunque, sin dal 1° Maggio 2014, data in cui è stato lanciato dal Ministero del Lavoro il progetto de quo.

La Regione Puglia ha fatto una scelta molto chiara in merito a siffatto progetto. Difatti, ha disposto che la presa in carico dei giovani destinatari del progetto, la conoscenza degli stessi, la validazione delle loro potenzialità nonché la valutazione ed individuazione del percorso migliore da far seguire a siffatti giovani, fosse gestita esclusivamente attraverso i Centri per l’Impiego che in Italia, si ritiene, erroneamente, non rendano un buon servizio. La realtà è ben diversa. I dati che noi pubblichiamo tutte le settimane hanno dimostrato, invece, che nella regione Puglia più del 50% dei giovani iscritti al portale www.sistemapuglia.it ( e che risultino anche iscritti al sito del governo: garanziagiovani.gov.it), ha già ottenuto una prima risposta di accoglienza da parte dei Centri per l’Impiego che oltre a svolgere la loro funzione, senza alcuna risorsa aggiuntiva, si sono anche occupati di questi giovani. Trattasi di un dato, quello ottenuto dalla Regione Puglia, largamente superiore rispetto quello conseguito da tutto il resto del mezzogiorno ed in linea con quello reso noto dalle regioni che hanno una storia amministrativa completamente diversa da quella che appartiene alla nostra regione. Mi riferisco- prosegue Lella- a regioni quali:  l’ Emilia-Romagna e la Toscana. Ad oggi poter affermare che i servizi per il lavoro della Regione Puglia hanno conseguito lo stesso risultato,sin dall’inizio dell’attuazione del programma, in proporzione, rispetto a quello delle Emilia-Romagna e della Toscana, è un dato che nessuno si sarebbe aspettato.. Mi preme precisare- sottolinea Lella- che il progetto “Garanzia Giovani” non offre  la “garanzia” di poter conseguire un posto di lavoro, tantomeno nel pubblico. Quello che si intende perseguire con questi progetti è cercare, attraverso politiche attive, di rendere i giovani maggiormente occupabili favorendo quanto più possibile e percorsi di conoscenza del mercato del lavoro da parte degli stessi, attraverso prime esperienze  e, l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro.  La priorità resta, dunque, quella di cercare di indirizzare una quota delle assunzioni verso quei segmenti di mercato ritenuti più deboli, quali per l’appunto i giovani “Neet” nonché le donne. In Regione Puglia – ha sottolineato Lella- abbiamo optato per una scelta totalmente innovativa, con riguardo al progetto “Garanzia Giovani”, scegliendo per la prima volta di affidare la realizzazione di queste misure anche a soggetti privati ( mentre la parte amministrativa è stata demandata al pubblico). Saranno direttamente i giovani, dunque, a scegliere il privato chiamato a realizzare queste misure. I privati, difatti, avranno l’obbligo, in trasparenza, di pubblicare tutta l’offerta formativa, di tirocinio e di lavoro, sui loro siti o sul sito della Regione>>

Il contributo offerto da Lella è proseguito nella direzione di illustrare nel dettaglio le misure.

<< Trattasi di misure – ha chiarito Lella- che sono state individuate dal governo, atteso che alle regioni è stata demandata solo la decisione circa la suddivisione delle risorse loro assegnate>>

Le misure previste dal programma elaborato per il progetto “Garanzia Giovani”, individuate dal governo, lo ribadiamo, e recepite dalle regioni, possono sintetizzarsi nel modo che segue, così come si è evinto dalla illustrazione delle stesse da parte dei conferenzieri intervenuti e come risulta dal portale della Regione Puglia: 1) Accoglienza, presa in carico, orientamento; 2) Formazione; 3) Accompagnamento al lavoro; 4) Apprendistato; 5) Tirocinio extra curricolare, anche in mobilità grografica; 6) Servizio civile nazionale e regionale; 7) Sostegno all’auto-impiego e all’auto-imprenditorialità; 8) Mobilità transazionale e territoriale; 9) Bonus occupazionale.

Ed è proprio in merito alla trattazione del Bonus occupazionale per le imprese, che si sono rese disponibili alle assunzioni all’interno del circuito previsto dal progetto “Garanzia Giovani”, è stato invitato a relazionare il Dott. Natale Cortese. <<L’INPS – precisa Cortese- è stato individuato, non per agire quale ente previdenziale, bensì quale soggetto responsabile dell’attuazione di tale misura nonché dell’erogazione della stessa.  Il decreto direttoriale n. 1709 dell’ 8 agosto 2014  che disciplina l’attuazione di siffatto bonus, ne fissa anche le risorse finanziarie disponibili , a livello regionale e provinciale, entro cui l’incentivo può essere concesso. La circolare INPS n. 118 del 3 ottobre 2014 –prosegue Cortese- ha specificato ai datori di lavoro interessati ad interagire nel progetto “Garanzia Giovani”, le modalità operative. Entrando più nello specifico, occorre rilevare- spiega Cortese- che il datore di lavoro deve inoltrare all’INPS una domanda preliminare di ammissione all’incentivo tramite il modulo di istanza on-line “GAGI” disponibile all’interno dell’applicazione “DiResCo”, sul sito internet www.inps.it. Il sistema di assegnazione dei bonus –sottolinea Cortese- è diversificato in funzione della tipologia di contratto con cui avviene l’assunzione, delle caratteristiche del giovane ( profiling) e delle differenze territoriali. E’ opportuno ribadire, anche se vi ha già provveduto a precisarlo il dott. Lella – prosegue Cortese- che le aziende ottengono un bonus nella Regione Puglia, se attivano un contratto a tempo indeterminato( anche a scopo di somministrazione). L’importo del bonus/beneficio erogabile va da un minimo di 1500 euro ad uno massimo di 6000 euro, calcolato in base ad un indice, detto classe di profilazione, che, sulla base delle informazioni fornite, stima il grado di difficoltà nella ricerca di un’occupazione. A seconda della classe di profilazione ( sono previste ben 4 classi di profilazione: difficoltà bassa, media, alta e molto alta), della tipologia contrattuale nonché della regione della sede di lavoro-conclude Cortese- è calcolata la misura dell’incentivo>>

L’incontro prosegue dando spazio al contributo offerto dal consigliere regionale Ruggiero Mennea, vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Regione Puglia, intervenuto e in qualità di promotore dell’incontro e di parte politica coinvolta nelle isituzioni a livello regionale.

<< In un mercato del lavoro in continua evoluzione, è sempre più difficile elaborare politiche per l’occupazione che si rivelino efficaci e virtuose. Chiunque affronti la tematica del lavoro si trova a percorrere un terreno “arduo” sul quale si scontrano sindacati, da una parte,  politica dall’altra. E’ difficile superare quello steccato che ci vede piegati al passato piuttosto che proiettati al futuro. Ritengo –prosegue Mennea- che tutti debbano fare la propria parte e prendere coscienza del fatto che siamo in un una nuova era. Difatti, i dati relativi alla disoccupazione giovanile sono allarmanti in tutta Europa. Sicchè, non ci troviamo più di fronte ad un problema riconducibile solo al nostro Paese piuttosto che al mezzogiorno, bensì ad un problema che investe l’intera Europa.

Qual è dunque la ricetta per tentare di uscire da questa impasse? Ritengo che il progetto garanzia giovani costituisca un  piano straordinario a livello europeo, un progetto che ha intercettato le difficoltà che afferiscono al mercato del lavoro soprattutto con riferimento ai giovanissimi e ha cercato di fornire delle risposte concrete attraverso azioni mirate a favorire l’occupabilità dei giovani “neet”. Certo tutto è perfettibile. Sicuramente ci si dovrà impegnare non solo nel collocare i giovani che sono alla ricerca della prima occupazione ma anche, e soprattutto, volgere lo sguardo verso quanti, non più giovanissimi, hanno perso il lavoro e vedono ormai dissolversi la possibilità di essere ricollocati . Questo nuovo progetto cambia il volto al sistema dell’ occupabilità. Difatti attraverso questo progetto si sono create  nuove sinergie tra chi cerca il lavoro è chi lo offre. È l’ente pubblico, lo Stato che si deve fare carico di quanti sono alla ricerca del lavoro e ne deve  ” garantire” l’ occupabilità a determinate condizioni e nel possesso di determinati requisiti che sono richiesti tanto al lavoratore quanto al datore di lavoro. La sfida che la classe politica ha accolto attraverso l’elaborazione di questo piano – conclude Mennea-, è quella di stimolare quanti tra i giovani sono ormai demoralizzati nella ricerca dell’occupazione, poiché, magari, disinformati o non adeguatamente formati per poter trovare agevolmente accesso nel mercato del lavoro. La politica sta tentando di imprimere una nuova accelerazione, un cambio di passo che immetta nuova linfa nel mercato del lavoro affinchè un sistema, ormai a tratti obsoleto, possa rinnovarsi abbattendo le barriere culturali, della burocrazia e della sfiducia dei giovani verso la ricerca del lavoro>> 

Romano Benini, Referente UPI e Docente di Politiche nonché consulente del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, interviene a margine del convegno per ripercorrere l’excursus storico che ha portato all’elaborazione del progetto “Garanzia Giovani” e per evidenziarne non solo i vantaggi ma anche le criticità che devono essere risolte attraverso un raccordo sinergico tra politica, tecnici ed operatori del settore.<< Garanzia Giovani – spiega Benini- rappresenta uno strumento rivoluzionario per il nostro Paese poiché l’Italia fino ad oggi non ha fatto, in merito all’attivazione delle politiche sulla occupazione e al funzionamento del mercato del lavoro, ciò che l’Europa le chiedeva.

La sfida che ciascuno per propria parte deve accogliere è quella di far funzionare il mercato del lavoro e sostenere l’incontro tra la domanda e l’offerta di occupazione, proiettandosi verso l’orientamento e l’inserimento degli inoccupati e/o disoccupati nel circuito occupazionale.

La strada da percorrere è ancora molto lunga e “Garanzia Giovani” costituisce il primo step verso il conseguimento di siffatti obiettivi. In Italia è esistita per tanti anni una cultura politica e sindacale che riteneva non determinante, al fine di favorire l’occupabilità, il buon funzionamento del mercato del lavoro. Difatti, si riteneva, erroneamente, che bastasse offrire degli incentivi e agevolazioni fiscali alle imprese per trovare, in automatico, “il bene placito” di queste ultime alle assunzioni.

Non è più così! Sicché –prosegue Benini- per farsì che la formazione sia utile, occorre sostenere strumenti innovativi quale è quello offerto dal piano che si sta illustrando questa sera. Un progetto che attualmente riguarda i giovani ma che, nel futuro prossimo, riguarderà anche coloro che hanno perduto il lavoro.

Persistono alcune criticità, dunque, quali la definizione più dettagliata dei beneficiari e il sovraccarico nei confronti dei centri per l’ impiego, ma vi è l’impegno da parte del governo di ridefinire in modo puntuale, le regole del gioco, migliorandole. Tra gennaio e febbraio, ritengo che sarà emanato un decreto di riforma che agirà in tal senso. Mi preme far rilevare – sottolinea Benini-come per garanzia non si intende, né un diritto né un dovere, bensì un comportamento virtuoso dello Stato o della Regione che si attivano, ciascuno per propria parte, per offrire una garanzia di occupabilità, in ragione, però, di un determinato comportamento responsabile da parte del giovane ma anche del datore di lavoro disposto ad accoglierlo. Difatti, occorre legare la logica della remunerazione al risultato. Sono convinto che il Bonus attualmente non stia funzionando poiché un bonus fiscale deve essere sempre accompagnato da un intervento di politica attiva. In altri termini, l’azienda non deve percepire un bonus come scollegato dall’impegno all’assunzione. È anche vero, però, che occorre incidere sulla qualità della formazione poiché le aziende non cercano un lavoratore qualsiasi, ma proprio quel lavoratore. In altri termini le aziende non cercano numeri ma persone. Si deve dotare il lavoratore – conclude Benini- di una propria identità, di una propria storia e delle giuste competenze. “Garanzia Giovani” si propone di realizzare tutto questo attraverso virtuose sinergie create tra governo, regioni e territorio impegnandosi nel restituire fiducia ai giovani che si affacciano disorientati al mondo del lavoro e nell’innescare un circolo virtuoso con ricadute positive e sul mercato del lavoro e sull’economia più in generale.>>

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