Il funerale della Cantina Sperimentale… con le préfiche al seguito

Mio malgrado debbo affermare che le previsioni futuristiche da me espresse e soprattutto i timori hanno preso forma. Quando il 14 ottobre 2014 (ben due anni fa e non la settimana scorsa), in un intervento sulle pagine della Gazzetta del Nordbarese, feci notare la gravissima situazione della Cantina Sperimentale. In quella occasione qualcuno si attivò per porre all’attenzione dell’opinione pubblica la questione che appariva critica se non disperata.

Cantina Sperimentale 2Tra le altre iniziative fu anche organizzato un convegno dal Rotary Club Barletta Distretto 2120 al quale intervennero, tra gli altri, il Sindaco Cascella ed il consigliere regionale Mennea. Purtroppo alle proposte e ai “buoni” intendimenti espressi non è stato dato seguito e oggi ci troviamo davanti alla scomparsa della Cantina Sperimentale di Barletta dopo una eccellente carriera di 120 anni e…più.

Al danno si aggiunge anche la beffa con le préfiche sempre pronte (in queste occasioni!) a piangere lacrime prezzolate e a fare progetti per come si potrebbe salvare un morto che fra un po’ dovrà essere esumato. Gentilmente…abbiate un minimo di pudore!  In campo medico quello che sta accadendo per la Cantina Sperimentale si chiama accanimento terapeutico e consiste nell’esecuzione di trattamenti di documentata
inefficacia in relazione all’obiettivo.

Non ho la pretesa ridicola di fare storia contemporanea come mi permetto di farlo per gli altri periodi. Non mi assistono gli stessi documenti.  I documenti d’archivio della storia contemporanea sono in genere inconsultabili perché coperti il più delle volte da segreto, per un certo tempo.

Poi c’è il problema dell’obiettività. lo non credo all’obiettività, la credo impossibile. lo credo all’onestà  L’onestà è tutto ciò che si riporta senza interpretarla o peggio stravolgerla.  E credo che gli addetti ai lavori, a volte  abusandone e ripetendolo in continuazione, non debbano dire “Io la penso così”, aggiungendo subito dopo, forse a volersi scaricare la coscienza “Altri pensano che…”.

Poi, chi come me si occupa del passato, è molto aiutato dagli studi perché sappiamo che cosa è successo dopo ciò che stiamo esaminando.  Nella storia contemporanea, al contrario, non possiamo immaginare quel che sarà.

La storia è un tutto e mutilarla di questo o di quel periodo è grave. Mi sembra che dovrebbe sempre esserci, accanto al periodo trattato oggi, una sorta di richiamo, o sondaggio che dir si voglia, su aspetti del passato che mostrino sempre che la storia è un tutto con il presente e soprattutto con il futuro.

Cantina Sperimentale 3E una mutilazione si è realizzata in questi giorni a riguardo della preziosissima documentazione storica conservata da quella che “fu” la Cantina Sperimentale di Barletta (i quadri di De Stefano sono giunti da qualche giorno a destinazione e amen).

Ebbene si, l’archivio documentale e librario conservato dalla Cantina viene trasferito silenziosamente e con metodi non proprio legittimi, in quel di Turi.

Un popolo che non coltiva e completa costantemente la memoria del suo passato è destinato a veder evaporare la propria identità ed a perdere le ragioni dello “stare insieme”. A minare lentamente, ma costantemente, questo senso di appartenenza  è stato anche il degrado della memoria storica.

Possibile che la nostra Città possa permettersi il lusso di perdere un pezzo fondamentale della sua Storia in questo modo così doloroso senza che nessuno, in quasi dieci anni, abbia mosso un solo dito?

La storia del nostro vino e delle vigne locali si perde nella notte dei tempi se, già nel Cinquecento, come scrive lo stesso D’Azeglio nel suo “Ettore Fieramosca”,  il famoso banchetto che dette poi vita alla celeberrima offesa francese e conseguente Disfida, vedeva presentissimo il vino locale e sempre in quegli anni, le galere ( tipo di navi n.d.r.) imperiali si fornivano di vino da noi e, così pure, i navigli maltesi e mercantili in genere.

Il vino di Barletta è stato sempre un prodotto ricercatissimo. Infatti il vitigno forniva un nettare robusto, a schiuma rossa, come ”il sangue di bue”, un rosso nero carico, come l’inchiostro, utilizzato nel mondo (specifico “nel mondo”) per il “taglio” dei vini deboli.

Il processo di vinificazione veniva curato dagli stessi viticoltori che si trasferivano nei casini di campagna e controllavano di persona i lavori.

In questa situazione non certo facile ebbe inizio l’opera delle Cantine sperimentali.

Nella nostra Città si incominciò a parlare di Cantina sperimentale nella seconda metà dell’800 ( e non l’altro giorno!) allorquando gli amministratori locali ebbero chiaro il fatto che poche istituzioni, sorte in un ambiente così storicamente fondamentale per l’economia cittadina, potevano essere decisive come le Cantine sperimentali e questo perché ( altri tempi …altri amministratori !), in un momento così difficile, lasciare i viticoltori senza nessun aiuto voleva dire decretare la fine della coltivazione della vite.

L’iniziativa che cambiò radicalmente il corso fu “pensata” dal Direttore dott.Antonio Fonseca il quale nel 1889 chiese ed ottenne dal Comune l’impianto di un laboratorio chimico per l’assaggio (analisi n.d.r.) dei vini. Difatti questo laboratorio cominciò presto a funzionare con attività sempre più crescente e nei tre anni successivi al suo impianto si rivelò utilissimo per i produttori e commercianti che sempre più numerosi si rivolgevano alla Cantina ed esportavano i propri vini in tutta Europa.

E proprio per questo motivo, primi in Puglia e forse in Italia, gli esportatori Barlettani, dovendo inviare in Austria il proprio prodotto, chiesero alla Sotto Prefettura di Barletta di intervenire presso il Comune affinchè quest’ultimo rilasciasse certificati di origine dei vini.

Il fatto si spiegava con l’esigenza dei paesi destinatari del prodotto locale, di conoscerne la provenienza. In poche parole stiamo parlando dell’ormai più che famoso D.O.C. (denominazione origine controllata) che a Barletta trova forse la sua origine.

Forse a qualcuno sarà sfuggito, ma stiamo parlando del 1895 ben 120 anni fa.

Purtroppo, dopo più di un secolo, come tante altre istituzioni frutto dell’ingegno e iniziativa locale scomparse dalla nostra Città, la Cantina Sperimentale è stata condannata a cessare il suo compito e ancor più grave, con la “deportazione” della memoria cartacea, destinata all’oblio più desolante.

Che tristezza assistere, oggi, alla “diminutio” della Città che un certo Savino Loffredo aveva scoperto essere stata “Caput Regionis” e per tanti anni Città leader di un intero territorio.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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