“Il fantasma del Castello”, la storia di Barletta nel libro di Michele Cristallo

il fantasma del castello Michele Cristallo

Michele Cristallo ha scritto, nel suo lungo percorso giornalistico, migliaia di articoli come redattore politico, inviato speciale, capocronista, caporedattore; articoli di politica, di economia, di cronaca con particolare attenzione ai fenomeni sociali e culturali della nostra terra. Con un occhio più attento verso i beni culturali del Mezzogiorno, ai quali ha dedicato numerosi libri fra i quali Teatri di Puglia, Palazzi di Puglia, Nei castelli di Puglia. Senza dimenticare libri più vicini alla nostra terra, come una biografia su Giuseppe De Nittis e una storia del Sud prima e dopo l’Unità d’Italia. E due anni fa un tuffo nel passato, nel “suo” passato, Barletta anni ’40, un ragazzo di via XX settembre racconta. Una cronaca accolta con grande appagamento dai nostri lettori, sia quelli più anziani che hanno vissuto le turbolenze di quella difficile stagione, ma anche dei più giovani ai quali ha svelato gli eventi della nostra inedita storia. E ai quali – agli uni e agli altri – si rivolge questa sua ultima fatica letteraria, Il fantasma del castello. La storia di Barletta raccontata in diretta dai suoi protagonisti. Fatti, misfatti e retroscena.

Introduce il volume alla nostra lettura l’autore con queste parole:  Con questo libro ho inteso proporre una sorta di ancoraggio alla memoria dei mille e mille eventi che hanno scandito la storia del nostro territorio dando voce a coloro che di questi eventi sono stati protagonisti. Il risveglio del fantasma che dimora nel nostro castello è l’espediente al quale ho fatto ricorso per creare un’atmosfera di complicità, di confidenza, tra i personaggi, tutti autorevolissimi, che hanno interagito con la nostra millenaria vicenda storica e il loro interlocutore, quella guardia giurata che in sostanza rappresenta tutta la nostra comunità.

Ed ecco come si snoda, dalle pagine dell’autore, una narrazione che evoca, dalle nebbie del passato, personaggi e vicende di un tempo remoto. Non un racconto accademico e tedioso, quindi, ma una ricostruzione giornalistica alla quale Cristallo si è dedicato con la passione dello storico e la curiosità del cronista.

Si legge poco, ai nostri giorni, e la storia non è certo fra le materie più raccomandate nei nostri programmi scolastici. Eppure la nostra è una ricostruzione ricca di eventi importanti e di personaggi ragguardevoli. Così Cristallo utilizza questo artificio per indurre il lettore a intrigarsi nel nostro passato con uno stile tutt’altro che accademico. Anzi, scorrevole e coinvolgente, sullo sfondo di un palcoscenico sul quale si alternano attori di diversa estrazione, per parlare di sé, ma anche del loro tempo, “un racconto che spesso abbandona l’orizzonte riduttivo della memoria locale per approdare in ambiti universali”.

Ecco, questa è la strada percorsa dal nostro autore il quale – nello scrivere – e non ne fa mistero, pensa innanzitutto ai nostri ragazzi delle scuole medie, utilizzando un metodo narrativo semplificato, senza però mai perdere di vista l’attendibilità storiografica della ricostruzione degli eventi quale scaturisce dai documenti.

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Ruggero, il custode notturno, si imbatte una notte in Tideo, il fantasma del castello che vaga per i deserti sotterranei e questa volta, stanco della sua solitudine, si manifesta allo stupefatto sorvegliante, al quale narra la sua incredibile storia, di come, seguendo il suo capitano Diomede, sia finito sulla costa adriatica e poi, inoltratosi nell’entroterra, gli Achei abbiano fondato numerose città fra cui Arpi, Siponto, Venosa, soprattutto Canosa che volle dotarsi di uno sbocco sul mare, che fondò in una piccola insenatura, Bardulos, un villaggio capannicolo, nel quale molti dei suoi marinai si fermarono. Diomede, invece, riprese il suo viaggio avventuroso verso l’ignoto. Bardulos era inizialmente una città sotterranea e l’incontro fra Ruggero e Tideo è l’occasione, per Cristallo, per ricostruire le antiche vicende della città, fra storia e mito. E così, accompagnandosi per i sotterranei del castello, Tideo inizia il suo lungo racconto a Ruggero. Cominciando dal suo primo incontro con Annibale, il vincitore di Canne della Battaglia.

È il pretesto, per Cristallo, per iniziare il racconto della sua storia di Barletta, attraverso i suoi eventi principali, come la battaglia di Canne, che Tideo ricostruisce a beneficio di Ruggero, dando la parola ad Annibale, frattanto riaffiorato dalle nebbie di un remoto passato. Il Barcide ricorda il suo odio implacabile verso Roma giurato davanti al dio Baal, quindi ricostruisce la seconda guerra punica combattuta nel corso di 15 anni soprattutto sul suolo apulo-lucano, che si concluderà con la fatidica battaglia di Canne, una delle più grandi battaglie dell’Antichità.

Al termine della sua lunga, appassionata esposizione, Annibale rientrerà nel buio da cui era emersa la sua possente figura, ma al termine di quella prima nottata anche il fantasma Tideo si dissolverà nelle ombre del mattino, e Ruggero potrà finalmente far ritorno a casa, ancora incredulo per quella fantastica incredibile visione.

La quale si ripeterà nelle notti successive, nel corso delle quali Tideo ricorderà altri eventi, evocherà altri personaggi ai quali darà la parola. Come San Ruggero, il patrono di Canne e di Barletta, vissuto fra l’XI e il XII secolo, cioè fra il 1060/70 e il 1129. Anche qui, fra mito e storia, Cristallo, attraverso le parole del custode, offre al santo protettore della città la possibilità di ricostruire le sue vicende nel contesto storico del suo tempo, dominato dalla presenza, del popolo normanno sul territorio, sul quale emergono, imperiose, le figure di Ruggero II il Normanno e di Federico Barbarossa, il primo padre di Costanza d’Altavilla e il secondo padre di Enrico VI di Svevia, i genitori di Federico II, il grande svevo, costruttore dell’ala est del castello, costruttore e restauratore di altri cento castelli, specialmente in Puglia e in Sicilia. Federico II, nel suo elegante maniero, riceveva le delegazioni dei suoi notabili, alternava agli incontri con poeti e letterati che diedero vita alla famosa Scuola Siciliana, dalla quale – testimoniato da Dante Alighieri – nacque la lingua italiana. E dopo Federico e suo figlio Manfredi, la dominazione di Carlo I, Carlo II e Roberto d’Angiò e dopo di loro gli Aragonesi, il cui più noto sovrano, Ferdinando I, fu incoronato nella nostra Cattedrale.

E agli inizi del Cinquecento riaffiorano, dalle nebbie del tempo, Ettore Fieramosca e la celebre Disfida di Barletta. Qui rientra, nel cono di luce della grande storia, l’episodio più noto che la città ha assunto come suo emblema più rappresentativo. Dopo quella del Fieramosca, l’autore rappresenta la figura della grande signora del Rinascimento pugliese, Isabella d’Aragona, che contribuì in maniera determinante a farci vincere il famoso certame, perché alla vigilia dello scontro, su richiesta del Gran Capitano Consalvo da Cordova, ci fece pervenire tredici destrieri che con la loro prestanza sarebbero stati determinanti ai fini dell’esito del combattimento.

E ancora. Come dimenticare Eraclio, l’amico Arè, come confidenzialmente lo hanno ribattezzato i barlettani, sulla cui identità ancora si discute, se imputarla all’imperatore bizantino Eraclio che nel 626 sconfisse l’esercito di Cosroe, oppure a Teodosio il Grande, la cui statua sarebbe pervenuta a Barletta dopo la distruzione di Costantinopoli a opera dell’esercito crociato nel 1204. Parlare di Eraclio è l’occasione, per Tideo, per allagare il discorso al suo tempo, per ricordare il papa barlettano Onorio I (al secolo Massimo Petronio della Marra) nato nel 568 e assurto al soglio pontificio il 27 ottobre 625.

Altro grande personaggio barlettano, emerso dalle nebbie del passato, quello di Niccolò Fraggianni che fu un grande giurista, presidente della Camera di Santa Chiara, autore di un gran numero di sentenze giunte sino a noi, il quale ebbe l’autorevolezza – col sostegno del re – di abolire il Sant’Uffizio a Napoli, col rischio, lui stesso, di diventarne vittima. Fu Niccolò Fraggianni che acquistò dalla famiglia della Marra il famoso palazzo dove oggi fa bella mostra di sè la Pinacoteca De Nittis, palazzo che ospiterà nel 1797 i reali di Napoli, nel corso di una memorabile visita a Barletta. E a Niccolò Fraggianni si deve anche l’intervento risolutivo per l’edificazione dell’ultima porta della città, Porta Marina, che fu edificata durante il sindacato del fratello Saverio (1749-1759).

Altro bell’incontro quello con Alessandra Benucci, compagna e poi moglie del grande letterato Ludovico Ariosto, ai quali la città ha dedicato due strade limitrofe, due traverse di via Canosa.

Uno dei più grandi e importanti edifici della città, è il Teatro Curci che viene raccontato e ricordato dal maestro, nel corso di una amara ricostruzione dell’ultimo periodo della sua vita. Chiamato a Barletta dalla Municipalità in virtù delle sue gloriose esperienze parigine e viennesi, il maestro fu presto dimenticato dalla città, la quale, in un momento di tardivo ripensamento, gli dedicò il nuovo teatro, nell’estate del 1877, pochi giorni dopo la sua scomparsa. Aveva 69 anni.

Ancor giovane, invece, a 38 anni scomparve il maestro Giuseppe De Nittis (Peppino, ricordato così affettuosamente dai suoi concittadini). Il nostro più grande artista, dopo un lungo periodo vissuto a Napoli, ancora giovanissimo si trasferì a Parigi dove ottenne un grande successo, autore di un gran numero di opere molte delle quali la vedova Leontine De Nittis donò – nel 1913 – al Comune di Barletta. In verità c’è voluto quasi un secolo perché quella famosa quadreria trovasse finalmente la sua definitiva sistemazione. Ma oggi è una solida realtà, uno dei più importanti luoghi della nostra più eletta cultura.

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Il dichiarato scopo dell’autore, del quale non fa mistero nelle sue pagine introduttive, è quello di favorire un’opera divulgativa della nostra storia, in una società spesso restia verso la cultura. La conoscenza del passato, annota conclusivamente Cristallo, è una preziosa risorsa per costruire e alimentare la consapevolezza del presente, per proiettarlo nel prossimo, difficile futuro che ci attende. Barletta è oggi capoluogo di provincia, una meta alla quale la città è pervenuta dopo una lunga attesa, in virtù della sua consistenza dei suoi abitanti, dei traffici del suo porto, della prosperità delle sue risorse economiche, ma – non dimentichiamolo – soprattutto come conseguenza della dovizia della sua storia e dei suoi grandi protagonisti nel campo della letteratura, dell’arte, dei monumenti, dell’archeologia e – perché no – anche nella sfera dello sport. Risorse che ne hanno segnato indelebilmente un lungo percorso al quale siamo chiamati a dare il nostro contributo.

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