Il conte Dracula nella cinematografia delle origini

The vampire diaries, Twilight, True blood. L’invasione dei film e delle serie-tv vampiresche è sotto i nostri occhi. Ma quali sono i modelli cui inevitabilmente fanno riferimento ?  In occasione della vigilia di Ognissanti abbiamo scelto di regalarvi la nostra particolare visione sulle origini di questo filone, e di celebrare in questo modo l’immagine del sovrano della notte per eccellenza.

Il dilagare del vampirismo cinematografico è un fenomeno conosciuto ai più, a stretto contatto con l’evoluzione della letteratura fantastica recente. Le origini di queste tendenze risalgono ai primi nosferatu1anni del ’900 ed hanno consapevolmente o meno operato con carattere di proselitismo rispetto ad una visione trasversale del Conte Dracula, mutuata dal passato. L’importanza di questa figura e dell’universo iconologico che la circonda non si esaurisce in se stessa, e non è destinata a farlo, per una ragione indissolubilmente connessa all’intima natura del principe delle tenebre. L’ambiguità è il più grande potere di questa creatura, che non impietrisce con il terrore, ma piuttosto ammalia con il fascino dell’oscuro.

Al cinema o in letteratura, dalle produzioni Universal al grande romanzo gotico, da Stoker a Polidori , nessun essere partorito dalle fervide menti di dotti autori era riuscito a perpetrarsi nel suo messaggio sottilmente distruttivo all’infuori di sé. Sembra che il vampiro, nelle più svariate e colorite declinazioni culturali dello scorso secolo, sia pervenuto ad un potere d’ammaliamento che non si arresti in tal senso alla vittima, ma promani alla realtà contestuale, che rimane caratterizzata da una sintassi figurativa ben oltre il confine materiale della creatura. Giungiamo dunque a un’ottica in cui il più nobile dei mostri non è un vivente, almeno non secondo i canoni umani, perché trascende l’esistenza infinitesimale, ed è oggetto di transizione verso l’oblio e la non definibilità. Il suo è un fascino innegabile, perché intrinsecamente “transitorio” , potente al punto da ignorare le regole dei corpi e della dissoluzione della materia, e quelle della eterna perdizione della Morte, abitando un limbo costruitosi univocamente in funzione della sua figura.

Nel 1922 Murnau carezza i nostri sguardi con il suo Non morto, quel “Nosferatu” oggetto della celebre diatriba legale con gli eredi della famiglia Stoker. Ma in Murnau il conte è orfano dell’eleganza formale della scenografia, rigetta ogni legame con l’apparenza per abbracciare il rigore della messa in scena, coniugando il fascino dell’immortalità nel terrore del realismo. La sopraffazione in chi osserva è figlia della sintesi potente di un espressionismo che blocca le capacità astrattive del pensiero razionale. L’interpretazione magnetica di Max Schreck impietrisce perché assume nelle forme e nello sguardo un potere inibitorio estraneo per certi versi anche alla corrente espressionista, servendosi del naturalismo rappresentativo per privare lo spettatore del ricorso all’apparato scenico come via di fuga dalla finzione. Il Nosferatu spoglia gli ambienti che attraversa, relegando finanche gli oggetti inanimati ad uno stato catatonico ed elevando le capacità descrittive dell’immagine in una celebrazione morbosa dell’Ignoto. Non resta che ammirare l’inquadratura consumarsi con l’incedere silenziosamente invadente di Orlok, veicolo dell’inesorabilità drammaturgica e della dissoluzione dell’immaginazione.

Tod Browning nel 1931 arriva ad offrirci la propria visione del Dracula, in un opera che segna una rottura con il passato, che recide deliberatamente ogni connessione con Murnau e con il cinema tedesco. L’elemento della draculabrowningsessualità non è più suggerito (Vi è un riferimento implicito alla fellatio in Nosferatu, con Orlok che tenta di suggere sangue dal pollice ferito dell’ospite Hutter), ma entra prepotentemente a far parte del quadro d’insieme dell’opera, divenendone un carattere fondante. La carica erotica di Bela Lugosi è un lascito dell’aristocraticità dell’attore, una sensualità proclamata e disturbante perché dapprima rappresentata poi sfumata, nell’inquadratura dell’atto orrendamente carnale del morso, con la tecnica della dissolvenza. A posteriori, l’immaginario collettivo ha carpito questo tratto del bagaglio caratterista dell’attore ungherese, e sentenziato la dimenticanza sull’inorridimento di Hutter dinanzi all’eccitazione goffamente cadaverica del Conte Orlok. Altra peculiarità è l’assenza del movimento. Browning, dopo una serie di illustri rifiuti per il ruolo da protagonista, sceglie Lugosi (badate bene, come settima scelta !) grazie alle sue performances in un omonimo spettacolo teatrale del 1927. Lo stesso cineasta ha in mente una pellicola in cui la velocità della rappresentazione ceda il passo alla staticità ed esalti l’erotismo con l’uso della luce, grazie alle “mostruose” capacità del direttore della fotografia Karl Freund (regista de “La mummia”, da molti considerato il vero fautore della pellicola), ridefinendo gli spazi ed il ruolo dell’ambientazione e tentando infine un ricongiungimento, in una sintesi lenta ed inquieta, col gotico di Bram Stoker.

Ma il particolare che più di ogni altro ha reso celebre il vampiro di Lugosi è l’umanizzazione che ne pervade il ritratto. Il principe delle tenebre in Browning nega la metafisica dell’orrore e rende la creatura un fenomeno tangibile, fascinosamente ipnotico e per questo sottilmente fatale. Non c’è tristezza, compassione o pateticità del deforme. Dracula reclama il possesso fisico della vittima nella superiorità e nell’imposizione della postura, nel dominio della soggezione catalizzata nel mantello, carpendo l’aria e la scena con la leggiadria voluttuosa e perversa di chi seduce, ieri come oggi, senza amore.

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Michele Lasala
Michele Lasala è nato a Barletta l'11/6/1989. Ha conseguito la maturità scientifica nel 2010. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, indirizzo d'impresa, é giornalista pubblicista dal 2016. Amante della lingua inglese, ha svolto un corso di Business English e possiede certificato Cambridge di livello B2. Nel 2016 consegue l'attestato Google: Eccellenze in digitale. Appassionato di Cinema e Poesia e scrittore a tempo perso, ha ricoperto il ruolo di responsabile della comunicazione presso NIDOnet e ne é attualmente addetto all'ufficio stampa. Dal Gennaio 2014 é redattore di cultura e spettacolo presso la testata telematica Barletta News.

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