Il consigliere Campese sul Registro Unioni Civili: “Escludere atteggiamenti preclusivi”

“Il dibattito in corso nella nostra città sull’istituzione del registro delle unioni civili sta registrando posizioni ed approcci differenti. – così afferma il consigliere comunale Maria Campese nel comunicato pervenutoci –  E’ una vicenda che mi vede impegnata in prima persona in quanto componente della “I commissione consiliare – Affari Generali ed Istituzionali” che si sta occupando, invero, anche di altri regolamenti e registri a tutela dei diritti della cittadinanza (istituti di partecipazione, minori stranieri, …)”.

“I temi che la I commissione consiliare sta affrontando sono stati oggetto di elaborazione del programma amministrativo del centrosinistra in campagna elettorale, prima, e di discussione ed approvazione in consiglio comunale degli indirizzi di mandato dell’amministrazione Cascella, dopo”.

“Punti programmatici che hanno scontato, quindi, il vaglio del voto alle elezioni ammnistrative e la condivisione dell’intera maggioranza in consiglio comunale”.

“Vorrei soffermarmi sulla posizione assunta da alcune associazioni di riferimento del mondo cattolico, evidenziandone le contraddizioni:

  • si afferma che esiste l’esigenza di garantire diritti di cittadinanza (perché di questo si tratta) a chi oggi non ha una normativa nazionale di riferimento che li tuteli, ma allo stesso tempo si nega la possibilità che l’ente comunale possa mettere in campo l’unico strumento, rientrante nelle proprie competenze, in grado di garantire un minimo di tutele;
  • si afferma che è uno strumento che non garantisce il riconoscimento pieno di diritti: ma si può negare il poco affermando che si vuole il tutto?;
  •  si afferma che trattasi di materia di competenza del legislatore nazionale, che andrebbe portata avanti una battaglia a livello nazionale, dichiarandosi disponibili a sostenerla: ebbene, sono anni che la Sinistra, le associazioni laiche ed il mondo cattolico illuminato stanno portando avanti a livello nazionale la battaglia per i diritti civili, ed il paradosso è che sono le stesse associazioni cattoliche che oggi si dicono disponibili alla battaglia a mettere in atto le azioni di ostacolo a qualsiasi legiferazione vada contro “la famiglia”.

Ma cosa si intende per famiglia? E’ da considerarsi famiglia solo il nucleo fondato con matrimonio cattolico, finalizzato alla procreazione? E quindi è famiglia solo la coppia che ha figli? E le coppie che non possono (o non vogliono) avere figli non costituiscono famiglia? E due anziani i cui figli sono andati via cessano di essere famiglia? E chi rimane solo di per sé non è più famiglia?”

“O forse non si fonda un nucleo familiare tutte le volte che si crea un rapporto d’amore fra due persone? La religione cattolica non afferma che laddove c’è amore c’è Dio? Avrebbe negato la possibilità della mutua assistenza, della solidarietà materiale ed affettiva a due soggetti legati da rapporto di amore e/o affetto?”

“Un’amministrazione pubblica ha il dovere di rispondere alle esigenze della propria cittadinanza, se ritenute legittime e non prevaricatrici degli altri. Allora chiedo: Chi oggi chiede diritti ha forse negato il diritto a sposarsi a chi intende farlo? Si è forse manifestata una posizione di delegittimazione del matrimonio cattolico? Qualcuno ha cercato di convincere persone di fede, che vogliono sposarsi con rito cattolico, a non farlo, esaltando il legame basato sulla registrazione della unione all’anagrafe? Non mi sembra. E allora perché negare a chi oggi è impossibilitato a coronare il proprio rapporto d’amore con il matrimonio di poter almeno dichiarare di stare insieme sotto uno stesso tetto, impegnandosi alla reciproca assistenza? Non è un impegno stringente?! Ma in mancanza anche di questo strumento, due persone che convivono quale impegno hanno l’una nei riguardi dell’altra? Neanche questo, se non gli impegni che in coscienza ognuno assume nei confronti della persona a cui si sente legato affettivamente”.

“Allora penso sia il caso di escludere dalla discussione un atteggiamento preclusivo – conclude il consigliere – Una società dei diritti non può consentire che l’uno prevarichi l’altro. Ognuno deve sentirsi libero di fare le proprie scelte in coscienza, tenendo conto delle condizioni di contesto, e a partire dalla propria formazione culturale, religiosa ed etica”.

“Questo è il dovere di un’amministrazione pubblica laica e su questo terreno ci sentiamo impegnati rispetto la cittadinanza tutta”.

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