Il 4 Novembre ed il dovere del Ricordo

Il Generale Armando Diaz, Comandante Supremo dell’esercito regio, alle ore 12 del 4 novembre 1918 inviava questo messaggio “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”

Per l’annuncio di Vittoria con conseguente termine del conflitto e perché quella data (forse qualcuno non lo saprà) seguiva l’armistizio di Villa Giusti siglato il 3 novembre 1918 nella villa del conte Vettor Giusti del Giardino a Padova, fra l’Impero Austro Ungarico e l’Italia con le forze dell’Intesa, che il 4 novembre fu scelto quale giornata dell’Unità  nazionale e delle Forze Armate.   

Riconosciuto da tutti, Barletta ha rivestito un ruolo primario ed a volte da vero e proprio Protagonista nel primo conflitto mondiale.

Il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra a fianco dell’Intesa contro l’impero austro-ungarico ed il primo vero atto di belligeranza fu proprio verso la nostra Città. Infatti allo scoccare della fatidica data del 24 maggio 1915, il Castello fu bombardato dall’esploratore asburgico Helgoland dall’imboccatura del porto e solo l’eroico intervento del cacciatorpediniere Turbine scongiurò che l’attacco proditorio fosse diretto sulla Cattedrale e la Città.

Molti italiani si arruolarono volontari e tra questi il diciottenne Giuseppe Carli classe 1896, prima Medaglia d’Oro della Grande Guerra, ma la maggior parte dei combattenti fu costituita dai richiamati alle armi con l’arruolamento obbligatorio.

Barletta pagò un pesantissimo tributo di vite donate alla Patria, ben 768 e  nel giorno che ricorda le nostre forze armate, sono onorato citare gli “sconosciuti” decorati caduti sul campo nella Grande Guerra: la Medaglia d’Oro CARLI Giuseppe classe 1896; le Medaglie d’Argento DORONZO  Luigi (ben tre medaglie di Argento) classe 1886, GARINELLA  Agostino classe 1891, LANOTTE  Nicola classe 1887, MENNEA Michele classe 1896, STRANIERO Nicola Giovanni    classe 1896 e le Medaglie di Bronzo BERARDELLI  Lodovico classe 1895, COLAPRICE  Pietro classe 1881, LANOTTE  Michele classe 1895, POMARICI Giuseppe classe 1889, RUTIGLIANO  Raffaele         classe 1890 e ZIGOLILLO  Giuseppe  cl. 1894.

Per il 4 novembre l’Amministrazione cittadina, oltre ai tre momenti commemorativi canonici che avranno luogo presso le lapidi dedicate ai Caduti nel rivellino del Castello, ai piedi dell’iscrizione posta sulla parete del Palazzo di Città in memoria dei Caduti decorati con Medaglia d’Oro al Valor Militare e al Monumento ai Caduti in Guerra e al luogo ove i vigili ed i netturbini vennero trucidati dai nazisti nel 1943, ha invitato delegazioni studentesche e richiesto ai docenti di promuovere nelle scuole momenti formativi a sostegno della partecipazione alle iniziative programmate “Affinché le celebrazioni del 4 novembre acquisiscano valore positivo tra le giovani generazioni, agevolando la trasmissione del patrimonio identitario della comunità”.

Ottima iniziativa! Peccato che nessuno abbia pensato sarebbe stato molto utile e doveroso (iniziativa improvvidamente non presa in considerazione anzi, ignorata, dalle istituzioni), accogliere la richiesta del nostro concittadino dott. Giuseppe Dicuonzo Sansa e dalla giornalista Giuliana Donorà per fermarsi a riflettere sulla faccia nascosta del primo grande conflitto mondiale rappresentata dagli avvenimenti “raccontati” nel libro “Il Piave mormorò…La Grande Guerra”.

Tengo a sottolineare l’importanza che avrebbe rivestito una disamina del prodotto letterario, perché l’idea ispiratrice di questo lavoro non è stata quella di saturare il mercato con l’ennesimo libro di “testo” traboccante di stereotipi riguardante la prima guerra mondiale, bensì cerca, riuscendoci egregiamente, di sviluppare e diffondere la conoscenza della storia riferita alla “Grande Guerra” vista con gli occhi delle genti istriane e per far questo gli autori hanno profuso un gravoso impegno alla ricerca di dati e fatti relativi a quei nostri connazionali molto vicini alle genti pugliesi, popolazione di profughi protagonisti involontari dell’esodo forzato verso i campi di internamento in Austria dal 1914 al 1918.

L’impegno profuso da Dicuonzo e dalla giornalista Donorà, teso a recuperare quanto cercavano, è stato grande e gravoso poiché poco o niente è stato scritto sulle vicende delle genti istriane e poi perché nei libri “canonici” di storia italiana, queste vicende non hanno mai ricevuto il seppur minimo accenno.

Il dottor Giuseppe Dicuonzo da anni lotta, in maniera strenua e purtroppo solitaria, per non far cadere nell’oblio un’immane tragedia quale fu quella delle genti istriane nell’arco di quaranta anni di storia, che non solo viene ignorata dalle generazioni più datate, testimoni in prima persona degli avvenimenti accaduti, ma è del tutto sconosciuta alle nuovissime generazioni le quali, oltre ad ignorare le figure basilari della Storia italiana,  “rifiutano”, perché non guidati ed informati, tutto quello che va oltre gli inutili canonici libri di storia.

Il pensiero dell’autore è da sempre rivolto a tutti i familiari delle genti istriano-dalmate ed ai rappresentanti delle associazioni di tutti gli altri “invisibili” che mantengono viva la memoria della tragedia di intere popolazioni, portatrici di identità culturali e tradizioni che non devono essere cancellate. Coltivare la memoria di quanto è accaduto è indispensabile per ristabilire la verità storica.

Ci tocca, dopo il secolo della barbarie, tenere alta la memoria non per recriminazioni o vendette, ma perché ciò che è stato non avvenga mai più.  

Se il perdono, infatti, è sempre un auspicio, la memoria è un dovere, è la via imprescindibile per la riconciliazione: non è vero che rimuovere aiuti a superare, anzi, la storia dimostra che il passato si supera solo facendo i conti con esso e da esso imparando.

Le storie sono racconti dimenticati e ogni storia mai raccontata è successa davvero.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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