I report 2019 – Buon vento sulla storica città marinara di Barletta?

Premessa. Tra ‘800-‘900 stranamente, dopo secoli di proficui contatti di civiltà, l’Italia volgerà le spalle relazioni commerciali e culturali con Eurasia e Cina, mentre Germania e Francia, tessono a loro modo, intense relazioni culturali e commerciali. Solo agli inizi nel nuovo millennio l’Italia cercherà di recuperare il tempo perduto. Alcune ragioni culturali e geopolitiche, sarebbero state interne al Belpaese, e consistono nell’abbandono del valore geopolitico, strategico identitario e culturale delle ex-repubbliche e città marinare. Dal 2001 in poi, si assisterà alla frammentazione legislativa sulle politiche culturali risulta confusa tra le 15 regioni italiana costiere; troneggia solo il vuoto legislativo dello stato centrale – che sarà confermato dalla nostra fase interlocutoria alle Commissioni Cultura e Legislativa al Senato della Repubblica, grazie all’ospitalità del senatore Ruggiero Quarto; i rispettivi beni culturali delle città ed ex-repubbliche marinare, sono considerate dall’Unesco, solo come marinaresche (Genova e Venezia), generando una sorta di paradossale non unicità universale di tali beni culturali. Perciò, abbiamo proposto al Senato un nutrito report storico-scientifico, utile per una prima Legge Quadro sull’argomento.

Come nelle fiabe di un tempo (quella dei fratelli Grimm), la principessa dopo mille resistenze bacia il ranocchio. E il ranocchio ridiventa principe; così Barletta (oltre a Noli in Liguria, Ancona e Gaeta), considerata la tardiva Cenerentola (Giambattista Basile) delle città-stato marinare, grazie alle nostre ricerche storiche (avviate dal lontano 1987) e ai successivi sette volumi pubblicati (arco storico dall’XI-XIX secolo), vedremo come i sindaci di Barletta, Cascella a Cannito, riconoscendo i frutti di tali lavori, avrebbero ufficialmente risvegliato la sopita identità storica, la cui implementazione di indirizzi generali culturali e urbanistici sottenderà una possibile messa in rete di tutte quelle del Belpaese. Ripartiamo dal 2015, per un nuovo report.

Dal 2015 ad oggi: istituzione di un tavolo di lavoro dall’Adriatico al Tirreno. Dopo il Premio Barletta Città marinara del 2015, dal lontano 2016 in poi il nostro Centro Studi è stato invitato a presenziare nelle prestigiose locations culturali e istituzionali di Città marinare come Amalfi, poi di quelle marittime come Bari e Brindisi. Successivamente, abbiamo accolto nella nostra Sede eminenti studiosi, stakeholder e autorità istituzionali: di Amalfi per ben due volte, e di altre città marinare e portuali, come Salerno per altre due volte, poi di Brindisi, Bari, Molfetta e di Trani. La recente presentazione (31 maggio 2019) del Volume “Storia di Barletta città Marinara”, ha replicato e arricchito di convocati, intorno ad un unico tavolo di lavoro: dalle città marinare delle coste tirrene con quelle dell’Adriatico, insieme agli studiosi provenienti da Amalfi, Salerno, Brindisi e Molfetta. Inoltre si è assistito alla partecipazione e autorevoli interventi anche dei nostri Senatori della Repubblica: Ruggiero Quarto che ha sottolineato che la vera cultura assumerà un ruolo sempre più significativo nelle decisioni della politica; mentre Dario Damiani per l’identità marinara storico-culturale di Barletta si farà tutto il possibile per rilanciarla in misura più adeguata alle sfide dei tempi.

Se la credibilità di una città marinara come Barletta si ritrova nelle diverse modalità di lettura multidisciplinari (Prof.ssa Maria Russo), sarà l’ascendenza nel pensiero greco a disvelare il senso dell’impero nella società contemporanea, ove la geopolitica italica funge il solito ruolo di Cenerentola (Dott. Alessandro Mazzetti). L’attuale mancanza di una visione d’insieme della portualità italiana, è come compensata, almeno storicamente, dallo slancio utopico dei tempi di Federico II (Avv. Alfonso Mignone). Contrariamente ad altre nazioni, quanto ai movimenti dello shipping navale sul mare di Puglia, non abbiamo ancora alcuna utile statistica ufficiale (Dott. Vito Totorizzo).

                Ad animare i diversi interventi è stata la via della Seta, come patrimonio storico italico (da Marco Polo in poi) e recenti sfide lanciate dalla repubblica cinese raccolte sia dal nuovo sistema portuale, sia dagli Usa con le opportune barriere doganali (già utilizzate nel XIII-XIV secolo), che ad oggi bene hanno fatto anche alle stesse politiche commerciali interne alla stessa Cina. Ma al Presidente Xi Jinping, va dato il merito di omaggiare il nostro Presidente della figura di un veliero su marmo, a simboleggiare l’antica cultura del mare tra i popoli sulla Via della Seta.

                Altri importanti eventi. Il primo è dato la conferma, da parte del Ministero dello sviluppo economico, di registrazione del marchio “Barletta Città Marinara”, un prestigioso brand d’immagine da noi già diffuso e promosso a scale nazionale e globale di Cui i nostri amministratori ne dovrebbero essere orgogliosi. E chiedersi che questo lavoro di promozione, studi e ricerche sarebbe stato promosso da loro stessi, piuttosto che da istituzioni culturali come il nostro centro studi e mettersi su piano di autoreferenziale competizione interpersonale. Il secondo evento è stato il cambio di guardia (28 giugno) del CP Comandate del Porto, lascia dopo due anni il Capitano di Fregata (CP) Sergio Castellano e gli subentra il nuovo Comandante, Roberto La Rocca, Capitano di Fregata è il nuovo Comandante della Capitaneria di Porto di Barletta a cui facciamo gli onori di benvenuto e di buon lavoro (la cui giurisdizione territoriale sui comuni costieri di Bisceglie, Trani, Barletta e Margherita di Savoia).

 

                Un terzo evento è stato il rinnovato riconoscimento di Barletta Città Marinara, da parte del sindaco Dott. Cosimo Damiano Cannito, (26 giugno) (dopo quello del suo predecessore Pasquale Cascella), da cui emergono criteri di fondo, utili per alcune future prospettive, e implementazioni di linee progettuali da noi già proposte: Al Presidente Centro studi “La Cittadella Innova” – dott. Nicola Palmitessa

                In merito alla Vostra letteratura riguardante l’originale ricostruzione del contesto storico delle quattro ex-Repubbliche Marinare (Amalfi, Venezia, Genova e Pisa), di quelle cosiddette “minori” (Ancona, Noli, Gaeta, Barletta), nonché della vasta produzione sul paradigma e sull’identità di quest’ultima Città

Esprimo vivamente l’Attenzione e l’interesse dell’Amministrazione per:

  • Le attività da Lei e dell’Associazione culturale Centro studi compiute in tema di traduzioni di materiali d’archivio, convegnistica, rassegna stampa e rievocazioni.
  • Il carattere storiografico che avrebbe rivitalizzato sia i criteri d’indagine storica delle città marinare che la genesi e gli sviluppi storici del Regno di Sicilia.
  • Le intense relazioni con la comunità storico-scientifica e con il prestigioso Centro di Cultura e Storia Amalfitana, emblematicamente riflesse negli encomi della Presidente Prof.ssa Ermenelinda di Lieto, nelle diverse prefazioni della delegata Prof.ssa Maria Russo [ospitata in Barletta nelle rispettive convegnistiche del Vs. Centro Studi] e nell’invito al Convegni studi del suddetto Centro di Cultura Amalfitana [nella Città di Amalfi], che ha visto negli Atti un abstract di una vostra opera.
  • L’approccio interdisciplinare da cui è scaturita una inedita lettura sulle città marinare adriatiche e tirreniche, nonché sui mercati e gli armatori dall’Adriatico all’intero bacino del Mediterraneo. Notevoli anche contributi di studiosi di antropologia, di storia medievale e di navalistica moderna. Da sottolineare gli encomi di alte autorità civili e religiose.
  • Il riconoscimento di Barletta Città a identità marinara storico-culturale da parte del precedente sindaco, a fronte della cospicua convegnistica e dell’invito del Mibact per auspicato titolo onorifico del Presidente della Repubblica.

Per i sopracitati motivi promuovo, un rinnovato riconoscimento

Dell’identità storico-culturale della Città di Barletta, nel contesto storico sia delle quattro ex-repubbliche marinare che di quelle “minori” anche definite Città marinare. il riconoscimento, già acquisito dalla precedente Amministrazione comunale, punta a rafforzare i benefici di attrazione dei flussi turistici, i potenziali investimenti per la riqualificazione delle coste di Barletta e la visibilità nazionale e internazionale, anche a sostegno di un ulteriore percorso istituzionale idoneo a valorizzarlo ulteriormente.

                                                                                                            Il Sindaco – Dott. Cosimo Damiano Cannito

 

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                Nel ringraziare quindi il sindaco Cannito – scongiurando di non cadere nella felice e triste tentazione di una improbabile città marinara, tipo self made man – ci riserviamo la presentazione di una scheda sulla implementazione strategica e organica della identità di Barletta Città Marinara, come frutto di intesi lavori e pubbliche proposte raccolte in dieci anni convegnistica e mission culturale in parecchie città portuali sopra citate. Anticiperemo ora alcune linee di fondo (suscitate anche dal dibattito urbanistico in corso).

L’odierna città marinara tra povertà simbolica e aspetti urbanistici. Se dunque alcuni possibili sinonimi della storica città marinara oggi riproponibili sono: il processo di civilizzazione sociale ed istituzionale su vasta scala, il senso culturale tra antico e moderno di città-stato, l’identità di autonomia economica, sociale ed istituzionale, amore verso il bene comune non facilmente gestibile da una cultura dell’emergenza e del provvisorio; se lo stesso Ministero della Cultura (Mibact) per la Città marinara ebbe a suggerirci nel 2017 il decisivo e sofisticato approccio scientifico e specialistico, ben vengano allora i vincoli urbanistici sui gioielli architettonici dalla città marinara a quelli della città consolidata, insieme al principio di auto-responsabilità comunale sul Piano casa. Dai piccoli ai grandi interventi sulle macro aree vincolate e non, accanto a quella privata, non si sottovaluti la funzione pubblico-sociale nel contesto di un’area vasta priva di adeguati centri congressi e servizi per il tempo libero e quindi le sinergie tra capitale pubblico e quelle privato.

Secondo Ettore Maria Mazzola, le conclusioni di Laforgia appaiono disarmanti: sarebbe opportuno che non vivessimo in una città fatta di vincoli. “In questo contesto è necessario invece riconoscere il significato della stratificazione storica, il valore delle strade, delle piazze e degli spazi pubblici”. Come? “Prendendo atto che la bellezza di una città consiste nel suo valore d’insieme ancor che nella straordinarietà dei suoi edifici. Esiste un’anima della città, un tessuto connettivo la cui trama si intreccia con gli edifici e ne determina la storia.”

Il nostro interrogativo: se ciascun studioso di storia (compresi architetti, urbanisti e amministratori), marciano in file sparse come in una valle oscura guidati da una sorta di filosofia sia della storia e dell’urbanistica del semplice rappezzamento dei grandi eventi slegati dal contesto, oppure di interventi architettonici avulsi dal contesto storico urbanistico, allora Mazzola ed altri avrebbero buon gioco nel tracimare le opinioni di tutti, nessuno escluso (Grazia Desario, Vincenzo Laforgia, Assimpro e Ruggiero Cristallo), ivi compresi i modernisti del “Concorso per le Mura del Carmine, dove tutti i progettisti premiati hanno mostrato il disinteresse più assoluto del contesto che avrebbero dovuto valorizzare” (Gazzetta 5 maggio). Perseverare da tempo nella provvisoria arte del rappezzare, significa negare il senso di lettura identitario di ogni città, (dalle discipline storiche a quelle sociologiche e urbanistiche). In questo contesto storico, sovente anche sindaci e amministratori sarebbero regolarmente e di volta in volta tracimati, con il loro cittadini, appunto dalla mentalità del provvisorio e del non senso, del non ascolto e del non pensare.

Dalla bellezza urbanistica della Città Marinara di un tempo (vasti portici, bei palazzi e portali signorili, fandàchi, arsenali, imbarcaderi, le sedi del regio Portulano di Puglia, le insegne delle mercatanzie veneziane, terrazzi e ricchezze di simboli evocativi della stessa identità), si è passati all’estetica del brutto della città del ‘900: dalla città della pura edilizia, a quella dell’abbatti e costruisci. Se questo è avvenuto in tutta Italia, nella città di Barletta invece incombe tutt’ora l’ombra di una diffusa rappezzeria di aree urbane, di palazzi, strade e piazze di non luoghi, di spazi anonimi (ripetitivi a solo a stessi) diffusi fino alle aree costiere e a quelle mitiche portuali. Ora il brutto deve essere pensato e ingurgitato, come afasia del bello che non c’è. E il malessere pensato e vissuto come il bene comune. No. Certamente non è questa la patria di Antonio Gaudì. Né del forte sentire sociale, benché represso, da parte dei cittadini, associazioni culturali e delle famiglie agli spazi pubblici e decisionali della città. Cerchiamo di riconsegnare gli spazi urbani, luoghi sacri e monumenti, lungo mare, etc. di panchine ai cittadini e alle loro famiglie, se vogliamo che almeno il turista stazioni almeno un po’ nella nostra Città d’arte. Forse il senso storico organico dell’architettura e urbanistica, connesso al contesto territoriale, da noi è scambiato solo come l’organico della spazzatura quotidiana?

L’alto profilo del brand marinaro, sin qui da noi proposto, mette a dura prova responsabilità e competenze di tutti. Un brand rilanciato ed accolto da alti rappresentanti delle istituzioni regionali, poco si addice alla individualistica visione di amministratori del self-made man? Molto coraggioso ci è sembrato l’installazione del nuovo palmizio sull’area comunale, da parte del sindaco sul nostro lungo mare. Tuttavia più pertinente di senso è stato il recente Simposio degli otto gruppi di lavoro di Architetti nel sforzo di un primo e lodevole tentativo (promosso dal Mibac), di rigenerare le Mura del Carmine, proponendo non a caso, anche se ancora timidamente, rampe e pontili di collegamento tra la città e il mare. Nella consapevolezza – direbbe l’autorevole Architetto Pica Cimarra -, affinché nella società contemporanea, ogni ipotesi di futura progettualità urbanistica o architettonica, necessiterebbe di un legame di senso con la profonda e vera conoscenza della città storica. Aggiungeremmo, scovando la sua autentica identità storico-urbanistica, ovvero di Città Marinara. Da non maltrattare. Pensando anche al domani, ove l’oggi ci sembra già passato, sotto gli occhi degli amministratori e di una cittadinanza ignorata, relegata nel puro self made man.

Se ogni Città d’Italia da tempo pullulano di adeguati palazzi-parcheggi, di grandi isole pedonali e di diffuso verde anche nel centro storico, chi frenano i nostri sindaci di turno nel realizzarli? Non significherebbe ridare decoro, funzionalità e dignità all’antica bellezza di un tempo, della città urbanisticamente più compatta d’Italia? Ormai la città, quella di tutti, è come sotto lo sguardo delle piccole ed ex repubbliche marinare italiche. Ma anche sotto il materno sguardo della statua della Madonna al centro della storica piazza Plebiscito, con il volto verso il Palazzo, il quale dopo il bel restyling post-modernista, pare che non Le degni neanche della datazione storica della sua erezione (1964). E neanche un qualche sgabello – per il distratto viandante, per indigeno o il curioso turista -, per contemplarla. L’arte e l’architettura, deprivata del vero senso storico e dei richiami simboliche che trascendono l’immanenza della percezione, è devastante tristezza che avvelena lo spirito. Il guarda, mordi e fuggi, per la percezione della realtà materiale che di quella immateriale, della simbologia sacra o profana che la evochino. In compenso, per la totale assenza di spazi e allegorie simboliche, i grandi giardini della stazione, sono oscuri, spettrali e deprimenti. Tanto, l’élite della borghesia nostrana, se la gode nelle frivole locations. Che la cittadinanza non se le potrà mai permettere.

Perciò – prima di inviare al Presidente della Repubblica richiesta riconoscimento per Barletta, a titolo onorifico marinaro storico-culturale “di città marinara” -, si invita il Signor Sindaco ed ogni stakeholder interessato, di prendere atto su queste linee di indirizzo strategico per una doverosa ed efficace implementazione, affinché (metafora permettendo) il giovane principe non ricada nell’incantesimo di ritornare rospo, senza la principessa. E bella la principessa, ricadere depressa nella tristezza di un tempo che fu. Intanto contiamo di indire, anche per questo anno, a candidati di buona volontà il “Premio 2019: Barletta Città Marinara”.

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