I nuovi Lanzichenecchi e il Sacco di Barletta – Parte I

Uffici a Barletta 1
fig. 1 – ex Palazzo Prefettura

Sarebbe forse fuori luogo o meglio oltre il tempo canonico di discussione, esprimere pareri personali sulla tristissima vicenda riguardante la soppressione della sede staccata del Tribunale o ex Pretura che è andata in onda negli ultimi mesi o vestire i panni dell’Oracolo di Delfi per divinare sulla sorte in bilico (su una lama di rasoio!) della Prefettura. Questo perché personalità e cittadini di ogni ceto e convinzione politica hanno cercato e tentano ancora, di esporre le proprie idee attraverso ogni mezzo di comunicazione possibile, creando a volte (o sempre ?) confusione nella mente di chi sta ad ascoltare e cosa ancor più grave, come tristemente nota lo scrittore Guarino “…esiste una parte d’Italia che se la spassa alla grande sulla pelle dei contribuenti”.

Al contrario, quello che desidererei compiere è un vero e proprio ripasso (piccolo!!) della depauperazione (mi sforzo di essere il più politically correct perché diversamente avrei dovuto usare termini come sottrazione o furto!) di uffici, insediamenti industriali e commerciali, che non deriva da ricordi personali resi più o meno sfocati dalla nebbia del Tempo come affermati storici usano fare, bensì dall’analisi di documenti che raccontano la “vera” storia di un territorio e della sua popolazione e rendono, in maniera perfetta, l’idea di un certo Lao Tse che riferendosi a leggi e disposizioni emanate per il bene del paese asseriva che “ … Più le leggi e l’ordine vengono resi preminenti, più ci saranno ladri e mascalzoni ”.

Ripasso, come sempre, reso possibile dall’analisi della documentazione dell’archivio storico del Comune di Barletta (anche questo 40 anni fa a rischio di totale scomparsa) conservato e “riportato alla luce” dagli operatori della Sezione di Archivio di Stato.

A proposito della Sezione e degli uffici statali a rischio scomparsa, mutuando il titolo di un famoso film, ci sarà qualcuno che si darà da fare per salvare “Il soldato Archivio”?

Uffici a Barletta 2
fig. 2 – Caserme Stennio e Ettore Fieramosca

Verrebbe spontaneo dare inizio al “come eravamo” ricordando (è sempre utile farlo) quando Barletta, per quasi due secoli, è stata sede di Sotto Intendenza prima e Sotto Prefettura (fig 1) poi (parliamo degli inizi del XIX secolo e non dell’altro ieri!); del Circondario di Barletta (una Provincia ante litteram); del Distretto Militare di Barletta (fig. 2) e del deposito misto truppe “Rodi Egeo” che incorporava anche comuni della Basilicata e del sud-foggiano; dell’ormai ultra famosa Banca d’Italia  e del più recente Comprensorio del Nord-Barese, per concludere con il più antico, dopo la Napoli – Portici , tronco ferroviario e cioè la Barletta – Spinazzola.

A questo vanno aggiunti il primo tentativo, nel 1886, di acquedotto pugliese (dici niente !!!) e la primogenitura dell’idea e realizzazione nel 1923 di quella fiera che, “traslocata” nel capoluogo regionale, diverrà la famosissima “Fiera del Levante” (fig. 3). Oltre a queste che possono essere ricordate un po’ da tutti (almeno i più attempati o amanti della storia), ci sono altri esempi di come Barletta sia sempre stata traino e volano per l’intero territorio compreso tra il nord barese, il sud foggiano e i confini della vicina regione lucana.

Uffici a Barletta 4
fig. 3 – Catalogo Esposizione prodotti agricoli

E’ d’obbligo dare inizio alle “rimembranze” con l’industria “APPULA” una società di origine e creazione esclusivamente barlettana e forse il più importante insediamento produttivo di ogni tempo nella nostra Città. Infatti 130 pionieri il 12 dicembre 1886 ebbero la felice intuizione di unire i propri interessi e creare una società anonima che, seconda in Italia e prima nel Sud, si interessasse ai prodotti chimici. Lo stabilimento, trasformando i residui della vinificazione (vera e propria riconversione industriale ante litteram), produceva acido tartarico (30.000 quintali) e cremore di tartaro (5.000 quintali) quali prodotti principali oltre al cloruro di potassio, allume di potassio e nero decolorante (15.000 quintali). In quegli anni vantava il titolo di essere l’unica industria al mondo (!!!!) che estraeva il cloruro. Agli inizi degli anni ’20 l’Appula aveva in organico ben 100 operai (nel 1926 divennero 300), un vero record per l’epoca, e 50 tra dirigenti, impiegati e salariati (gli attuali quadri).

Nel 1922 l’industria barlettana con una delle prime O.P.A. (Offerta Pubblica d’Acquisto n.d.r.) inglobò la società anonima “Fabbrica Lombarda di acido tartarico” con sede in Milano, l’ “Industria acido tartarico” con sede in Casal Monferrato, la “Società italiana per derivati della cellulosa” con sede in Milano e cambiò la propria denominazione in “APPULA – Società per l’industria chimica italiana” con sede in Barletta destinata alla fabbricazione, produzione e commercio di prodotti chimici. Prendendo a prestito una famosissima frase detta dal comico del trio Aldo,Giovanni e Giacomo, si potrebbe urlare “… non ci posso credere !!! ”. Ma come, una società per azioni del profondo Sud che acquista ben tre stabilimenti siti nel cuore industriale d’Italia? Oggi sarebbe fantascienza, pura e semplice fantascienza.

La vita di questo importantissimo stabilimento industriale terminò quando fu compiuta la fusione con l’attiguo stabilimento chimico “Montecatini”.

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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