I “Custodi” del vivere civile: viaggio alle Origini del Corpo di Polizia Municipale – Parte I

Vigili 5Ogni anno, il 12 settembre, la nostra Città ricorda il martirio di 12 vigili urbani che, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre del 1943, furono barbaramente trucidati dai tedeschi sulla parete esterna dell’ex Ufficio Postale cittadino. Quel sacrificio di vite innocenti ha fatto si che il corpo dei Vigili Urbani di Barletta, da quel momento in poi, fosse portato come fulgido esempio di eroismo all’intero territorio nazionale.

La Polizia Municipale è uno dei corpi di polizia del nostro Paese. Tuttavia, a differenza delle forze di polizia dello Stato, non ha un coordinamento nazionale, ma solo a livello locale, cioè della Regione e del Comune. Quindi ogni Regione regolamenta la polizia locale in maniera diversa definendo divise e distintivi propri e, in genere, ogni Comune ha un proprio regolamento organizzativo. L’attività della Polizia Municipale sottostà alle leggi dello Stato che ne stabiliscono i principali compiti ed in particolare della legge quadro del 1986.

La Polizia Municipale trae origine dal corpo della “guardia nazionale” che ogni Comune ha istituito nel passato in tempi e con modalità diverse, per garantire il rispetto delle proprie regole. Le guardie, alle dirette dipendenze delle autorità locali, hanno da sempre svolto le loro funzioni affiancandosi alle forze di polizia dello Stato. L’obiettivo della Guardia Nazionale era garantire il “buon ordine della città”, sorvegliando in particolare le porte ed affiancando i gabellieri (guardie addette alla riscossione del tributo dai commercianti che portavano all’interno delle mura la merce soggetta al dazio per la vendita). La Guardia Nazionale era un corpo formato da poche persone, tutti volontari, vestiti a proprie spese.

Le guardie erano abbastanza giovani, circa 30 anni, in genere non erano sposate, avevano un proprio lavoro o erano benestanti che vivevano di rendita. Nella seconda metà dell’ottocento Barletta era già una città industriale, ma la vita si svolgeva tranquillamente, senza creare troppi impegni alle guardie del comune le quali vigilavano soprattutto le porte della città, che a quei tempi era ancora recintate dalle mura.

fig. 2
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Nel nostro Comune si iniziò a parlare di guardie municipali “solo” 150 anni fa. Infatti il primo atto ufficiale è la delibera n.58 del Consiglio Comunale che più ampiamente trattava della pianta organica del Comune di Barletta. Durante la seduta  del massimo consesso cittadino tenutasi il 31 dicembre 1861, l’assessore anziano facente funzioni di Sindaco Gaetano Pappalettere proponeva che “…partendo dalla già stabilita pianta organica … invita il consiglio a voler nominare quattro Guardie Municipali col mensile compenso di ducati otto cadauno senza l’obbligo del cavallo. Propone come primi nomi Nicola Centaro di Domenico e Giuseppe Saponaro fu Francesco. Ed onde munire le quattro dette Guardie delle novelle divise, autorizza il Sindaco e la Giunta a provvederle loro, prelevandone la spesa dall’art.127 dell’esercizio corrente”.

Forse non proprio in maniera corretta, dopo aver formato il Corpo delle Guardie, gli amministratori dell’epoca pensarono bene di munirsi del regolamento. La prima bozza, datata 26 novembre 1862 (fig.1), che all’art.1 recitava “E’ costituita in Barletta una forza destinata alla Civica Polizia. Detta prenderà il nome di Guardia Municipale della Città di Barletta”, riguardava tutti gli aspetti della città e prevedeva, tra l’altro, il controllo: dell’occupazione del suolo pubblico delle fiere e dei mercati del patrimonio artistico dell’igiene e della decenza della città, dell’edilizia, della macellazione degli animali.

 

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Michele Grimaldi
Michele Grimaldi, nato a Barletta il 28 gennaio 1958. Archivista di Stato, Responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Barletta, in servizio nel Ministero dei Beni Culturali dal 1978, ha svolto negli anni un’intensa attività di riordino, ricerca e divulgazione di archivi pubblici e privati, Nel 1977 si diploma presso il Liceo Classico “Alfredo Casardi” di Barletta e nel 1980 consegue il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Bari. Ha curato, diretto e coordinato l’allestimento di numerose mostre, alcune a carattere scientifico, altre dai temi più didattici e nella scelta dei temi di rilevanza regionale e nazionale ha tenuto presente gli orientamenti storiografici più recenti, considerando gli appuntamenti con la storia forniti dalle ricorrenze di vari avvenimenti o dalle celebrazioni di personaggi famosi che, al di là delle manifestazioni celebrative, hanno fornito l’occasione di rivisitare criticamente il passato. Tra le più significative, “Barletta tra il grano e la sabbia. I progetti per il porto” (ottobre 1982), “L’Archivio che Verrà” (Barletta 2010) e quelle relative alle manifestazioni organizzate per il Centenario dello scoppio del 1° Conflitto Mondiale. Il 2014 “Spunti di ricerca storica per le celebrazioni nella Provincia Barletta Andria Trani del Centenario della Prima Guerra Mondiale” e nel 2015 “L’Italia chiamò – Barletta e la Grande Guerra”. Componente della redazione giornalistica del mensile di cultura, informazione ed attualità “Il Fieramosca” edito a Barletta, per il quale cura, in particolare, una rubrica di storia locale. È inoltre componente del consiglio direttivo della Associazione Nazionale Archivisti Italiani – Sezione di Bari e socio ordinario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato provinciale di Bari.

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