Questo è Halloween – Parte III: il Vampiro

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Dopo aver parlato di non-morti e Lupi Mannari, oggi non potevamo chiudere questo trittico di articoli con il Vampiro, il principe di tutti i mostri che infestano le notti più buie e gli incubi del genere umano dall’alba dei tempi, ma il cui nome paradossalmente risale solo ad un paio di secoli fa.

In effetti il termine Vampiro è abbastanza recente e la figura vampirica come la intendiamo oggi si è cristallizzata con le prime storie horror del XIX secolo: parliamo de “Il Vampiro” di John Polidori (1819) e ovviamente il “Dracula” di Bram Stoker (1897).

Ma la figura di questo non-morto cacciatore di sangue umano ha in realtà radici molto più antiche: come potrete ben immaginare, l’origine possibile del Vampiro è in realtà il classico Revenant, di cui ho parlato nel primo di questo gruppo di tre articoli. Indi per cui questo non-morto cacciatore di anime era spesso solo un cadavere riesumato e trovato stranamente ben conservato e con rivoli di sangue sul corpo non dovuti al nutrimento su altri esseri ancora in vita bensì dipendenti dallo scoppio dei capillari nel corpo umano in decomposizione.

Ma la ragione, allora come ora, è un optional e, con una discreta lacuna di conoscenze mediche, gli uomini vedevano questi segni come una scusa per inchiodare con paletti di legno nel petto, filo di ferro negli occhi e chiodi di metallo pesante nelle articolazioni quei poveri cadaveri per paura che altrimenti si potessero risollevare dai loro sepolcri!

Di figure vampiriche però ne è piena anche la mitologia classica, in cui però è il sesso femminile a farla da padrona. Le Empuse, mostruose creature del mito greco per metà donne e per metà mostruose, con una gamba metallica e un’altra composta di sterco d’asino (non sto scherzando, purtroppo) erano le servitrici di Ecate e, usando la magia, potevano trasformarsi in bellissime donne, irretire gli uomini e quindi ucciderli per berne il sangue.

Anche Lamia, una delle tante amanti di Zeus, si trasformò in un mostro succhiasangue: punita dalla gelosa Era a vedere tutti i suoi figli morire a causa del rapporto proibito col Signore degli Dei, Lamia divenne folle e prese a nutrirsi del sangue e della carne di bambini appena nati, tramutandosi in un mostro dalle fattezze semi-serpentine e dando inizio alla stirpe delle Lamie, anche se col passare del tempo il nome Lamia è diventato anche sinonimo di strega.

Andando un po’ più avanti nel tempo, le tradizioni del folklore medievale, partendo dalla generica figura del Revenant, hanno poi prodotto alcuni mostri succhiasangue più particolari, conosciuti come brucolachi nella stessa Grecia o strigoi in Romania, fino ad arrivare al romanzo di Polidori, alla “Carmilla” di Le Fanu del 1872 e a “Dracula”, che definì per sempre le caratteristiche principali del Vampiro.

Da non morto selvaggio e spesso senza cervello, il Vampiro è divenuto una creatura un tempo umana risvegliatasi dalla morte per il classico mix magia nera/rancore/affare in sospeso, solitamente dalla spiccata intelligenza e dai modi insolitamente affascinanti, costantemente assetata di sangue umano, linfa della vita stessa che i vampiri agognano in quanto, ovviamente, non-morti.

La descrizione fisica dei vampiri, variando di “persona” in “persona”, solitamente prevede il colorito pallido e le occhiaie oltre che a dei canini maggiormente sviluppati, per poi essere in tutto e per tutto simile a quella di un comune essere umano. Il punto è che i Vampiri di comune non hanno nulla oltre l’aspetto!

Un vampiro “moderno” è incredibilmente forte, agile e veloce, decine di volte rispetto alle sue prede; ha un carisma e un potere ipnotico irresistibili, capace di irretire le vittime e generare in loro anche illusioni e visioni. I poteri magici poi sono un capitolo a parte: il vampiro può trasformarsi in nebbia ed attraversare i solidi; può volare e trasformarsi, ovviamente, nell’emblematico pipistrello, o addirittura in uno stormo di pipistrelli mostruosi e assetati di sangue; nel novero delle trasformazioni si comprende anche quello in grossi lupi infernali, prototipi del Lupo Mannari che, in un primo momento, pare fossero proprio un tutt’uno col Vampiro.

Proprio da qui il Lupo Mannaro moderno prende la caratteristica del morso che tramuta gli altri mortali in Licantropi: difatti, il modo in cui il Vampiro si nutre è attraverso l’assunzione di sangue, tradizionalmente con un morso diretto alla giugulare. I canini affilati del Vampiro servono proprio a questo, ma il morso è in sé maledetto: a scelta del Vampiro (o, in alcune versioni, a seconda che la vittima abbia perso la verginità o meno) la vittima, rimasta quasi senza una goccia di sangue, può trasformarsi in una sorta di servitore non morto sotto il totale controllo del suo padrone o, ovviamente, in un altro Vampiro, maledetto quindi con la sete di sangue.

Una sete di sangue non casuale: il fluido infatti non solo tiene “in vita” (o meglio, impedisce che il corpo si decomponga) e nutre il Vampiro, ma è proprio questo che conferisce i poteri al Vampiro, oltre a donargli la capacità, comunque non illimitata, di rigenerare quasi istantaneamente le comuni ferite.

Fin qui sembra tutto fantastico: alla fin fine, sembra più un vantaggio che uno svantaggio dare in cambio la propria vita per tutti questi straordinari poteri. Ma ovviamente i Vampiri soffrono di innumerevoli punti deboli.

Innanzitutto, non possono essere esposti alla luce solare: essendo l’emblema di ciò che è morto e malvagio, la luce latrice di vita riduce il corpo di un Vampiro istantaneamente in cenere, costringendoli quindi ad una vita notturna, come i pipistrelli. Il Vampiro quindi passe le mattinate a riposare in quello che era il suo feretro, coperto dalla terra in cui era stato sepolto.

Inoltre, i Vampiri pare abbiano difficoltà ad attraversare i corsi d’acqua e, soprattutto, il mare. Vista come portatrice di vita, l’acqua sarebbe sacra e quindi invalicabile dai Vampiri (anche se non mancano tradizione per cui i Vampiri possono addirittura camminare sull’acqua come se fosse un solido). Per quanto riguarda il mare, invece, è tradizione che un Vampiro lo possa attraversare solo accompagnato, ben rinchiuso nella sua bara e, soprattutto, avvolto nella terra sepolcrale, non potendo in sostanza il vampiro allontanarsi dalla terra ferma.

Come ogni creature maledetta, è debole all’argento, metallo puro per eccellenza e, in caso di tradizioni cristiane, ovviamente alle immagini sacre e ai crocefissi, che lo spaventano e, in casi remoti, generano un processo di combustione simile all’esposizione alla luce del sole.  Il taglio della testa con una spada il cui argento è ricavato da un crocifisso benedetto è quindi un’ottima soluzione al problema vampirico!

Per ultimo, il modo tradizionalmente noto per ammazzare definitivamente un vampiro è quello di piantare un paletto di frassino nel suo cuore: in realtà, non c’è un motivo specifico per questa soluzione, ma ha radici nella vecchia tradizione est-europea per cui i cadaveri venivano inchiodati con un paletto di legno nel cuore proprio per evitare che lasciassero il sepolcro. Essendo il frassino un albero piuttosto diffuso in quelle regioni, il passo è stato breve.

Per allontanare un vampiro, ovviamente, è possibile utilizzare l’aglio: vedendo il vampirismo come una malattia, è ovvio che gli antichi abbiano creato questo feticcio, essendo l’aglio un potente antibiotico naturale.

Veniamo però alla conclusione realistica della vicenda: il Vampirismo è probabilmente ispirato ad alcune malattie abbastanza gravi, prima tra tutte la Porfiria.

Non essendo medico, non scenderò troppo nei dettagli, ma la Porfiria è una malattia del sangue che porta ad una sorta di reazione allergica violenta ad alcuni fattori chimici, ma anche alla luce solare, che può provocare violentissimi sfoghi sulla pelle del malato. È possibile che tali reazioni allergiche fossero scatenate anche da vegetali quali l’aglio o le altre piante medicamentose che in questa o quella parte dell’Europa erano usate per allontanare i Vampiri. Persino la crescita anormale dei canini è una delle possibili manifestazioni della malattia!

Viene da sé che, ovviamente, l’irrazionale ha prevalso sul razionale e ha trasformato una lunga sequela di malattie (non solo la porfiria ma anche, per esempio, la rabbia) e alcuni altri fattori naturali che avvengono nel corso della decomposizione in una sorta di orrenda maledizione e piaga per l’umanità, tant’è che ancora oggi esistono gruppi ufficiali di “cacciatori di vampiri”… davvero, non sto scherzando!

Ma, difatti, un incubo è davvero difficile da dimenticare e, in tutta onestà, il Vampiro è uno tra gli incubi più terrificanti mai partoriti dalla mente umana.

E così, tra non-morti, Lupi Mannari e Vampiri, io vi faccio i miei personali “auguri” di un felice Halloween e di una buona vigilia di Ognissanti… sperando che riuscirete a dormire tranquilli stanotte.

Si sa, il troppo consumo di dolci prima di andare a letto fa venire gli incubi!

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Vittorio
Vittorio Grimaldi è nato il 17 agosto 1991. Diplomato presso il Liceo Classico "A. Casardi" di Barletta, attualmente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Appassionato ed esperto di folklore e mitologia, gestisce dal 2013 il canale youtube a tale materia dedicato "Mitologicamente". Giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti dell'Ordine dei Giornalisti della Puglia, dal 2014 è stato cronista politico della testata online Barletta News fino a dicembre 2017.

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