Guerra in Palestina, presidio a Barletta

“L’umanità deve mettere fine alla guerra, o la guerra metterà fine all’umanità”. Questo il messaggio divulgato dal Presidente John Fitzgerald Kennedy, all’ONU, il 25 settembre 1961.
Un messaggio sempre valido, che, ahimè, ha resistito all’usura del tempo, messaggio che dovrebbero, fare proprio, i grandi della terra. La guerra è, difatti, sempre una sconfitta per l’umanità! La guerra semina violenza, dolore, distruzione, morte. La guerra uccide la vita, la divora con indicibile disumanità. Bambini torturati e fatti a pezzi non per un tragico errore, no, scientemente da un mostro, da un demone che scrive la storia con il sangue degli innocenti.
Si, ancora una volta Gaza, la Palestina tornano ad essere scenario di una sanguinosa offensiva israeliana che, in un arco temporale brevissimo, ha mietuto decine e decine di vittime, colpevoli solo di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato, martiri di una guerra che nessuno sembra in grado di controllare.

Ad atrocità inenarrabili si assiste per le vie della Palestina, nel silenzio assordante delle autorità che si lavano le mani anche con il sangue di donne e bambini, fingendo di dolersene; quel sangue, il cui odore nauseabondo ormai si respira ovunque ed è impossibile lavare via, quel sangue che sgorga dalle ossa fresche divenute ormai dimora dei vermi. Questo è l’orrore della guerra, una strage inarrestabile che si consuma ora dopo ora, casa per casa, strada per strada, tra le grida luttuose dei civili palestinesi, per un massacro, tanto crudele quanto cruento, per il quale non è ancora possibile scrivere la parola fine! Il conflitto tra Palestina e Israele non fa più scandalo, ormai, sin dal 1948, anno in cui ha avuto inizio il primo scontro arabo-israeliano, la Palestina ha vissuto in una condizione di guerra permanente, anche se non continua, condizione in cui l’orrore della morte che trionfa sulla vita, ha lasciato  spazio all’indifferenza e alla rassegnazione, come se ormai in quelle terre non si possa e non si debba fare altro, se non, “morire di guerra”.

Si sono alternati emozionanti momenti di pace, come quando Rabin e Arafat si strinsero la mano davanti a Bill Clinton nel 1993. Speranza e disperazione, illusioni e delusioni, hanno segnato la storia di due popoli che non riescono ad accettarsi reciprocamente. Ogni volta che hanno trovato un problema sulla loro strada Israele e l’Anp ( autorità nazionale palestinese) lo hanno affrontato con le armi e la violenza, ma mentre Israele ricorreva e ricorre a strumenti di morte moderni, tecnologicamente avanzati e oggi anche particolarmente sofisticati , l’Anp ha sempre avuto a disposizione risorse finanziarie e tecnologiche enormemente più limitate e ha cercato di sopperirvi con il sacrificio di vite umane. Da una parte si è assistito ad “omicidi mirati”, dall’altra a quindicenni che, con le tasche piene di tritolo, si facevano saltare in aria, polverizzando la propria esistenza Ormai, dopo tanti anni di interminabili conflitti, nel corso dei quali, sulla ragionevolezza ha prevalso l’insaziabile desiderio di annientarsi reciprocamente, una circostanza è chiarissima: per questa via, alla pace tra Israele e l’Anp non si giungerà mai!!!!

L’ultimo episodio, il rapimento e l’assassinio dei tre giovani israeliani, a cui è seguito il linciaggio del ragazzo palestinese, ha annullato la distanza tra guerra e pace, ha prodotto il congiungimento tra violenza di massa e violenza privata. Oggi, in quelle terre, chiunque può essere ucciso o uccidere senza sapere quale tipo di conseguenza ne discenderà. Ergo, ci troviamo di fronte alla inquietante storia di una tempesta di fuoco infinita e che, forse, non finirà davvero mai. Difatti, non esiste ancora un modo per stabilire, in realtà, chi abbia torto e chi ragione, anche se, tale quesito debba ritenersi ormai superato; non è più importante individuare chi stia dalla parte giusta, chi per primo abbia fatto saltare il tavolo ma chi può fare qualcosa per liberare la Palestina dalla furia di Israele, poiché, è pacifico che dalla violenza non potrà mai scaturire la pace e che su una terra insanguinata nessuno mai potrà vivere felice.

A differenza dell’assordante silenzio istituzionale e mediatico a cui stiamo assistendo in merito alla ferocia del conflitto che imperversa a Gaza, numerose e partecipate manifestazioni – cortei, sit in, presidi- di solidarietà con la resistenza del popolo palestinese nonché di denuncia dell’ennesima cruenta aggressione militare israeliana, si stanno svolgendo in tutta Italia, da nord a sud e in tutto il mondo. Rompere l’imbarazzante omertà che avvolge la barbarie che si sta consumando in Palestina, tra atrocità indicibili subite dai civili che corrono incontro alla morte, anziché rifuggirla, consapevoli di non avere scampo, è un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.

Anche nella nostra città, difatti, giovedì 17 Luglio si è svolto “un presidio di solidarietà per Barletta e per la Provincia BAT contro la vile aggressione sionista israeliana di queste settimane contro il popolo palestinese”.
L’iniziativa è stata promossa da Alternativa Comunista e dal collettivo Exit. Anche la città della disfida, dunque, non ha potuto esimersi dall’offrire un contributo di sostegno alla causa palestinese, accogliendo il grido di dolore di un popolo ormai al collasso, costretto ancora una volta al ruolo di vittima sacrificale, la cui tragedia umana è sotto gli occhi di tutti.
Una rete per la pace, dunque, quella organizzata a Barletta per dire stop ai bombardamenti su Gaza, stop alla farsa mediatica che propaganda la politica israeliana, per manifestare solidarietà al popolo palestinese e ai palestinesi in Italia, per invocare a gran voce la libertà per il popolo palestinese, per dare voce a chi non ha più voce e sollevare quella cortina di silenzio che sembra essere calata sui mezzi di informazione occidentali, un silenzio ossequiato, purtroppo, anche dal nostro paese.

Nessuno può e deve restare indifferente e lasciare inascoltate quelle centinaia di voci che viaggiano per il mediterraneo. Non si può restare a guardare, insensibili dinanzi alle lacrime strazianti di chi piange i propri morti, dinanzi a quelle madri e a quei padri che mostrano i corpi dei loro figli dilaniati dalle bombe. Se è rimasto ancora un briciolo di umanità in noi, non possiamo non confortare quelle madri, non possiamo girarci dall’altra parte e bearci nella nostra routine, non dobbiamo smettere di cercare la pace, non dobbiamo smettere, così come scrisse Vittorio Arrigoni nell’omonimo libro, di “RESTARE UMANI”.

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Patrizia Corvasce

Patrizia Corvasce, classe ’72.
Maturità classica. Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Puglia dal 1° febbraio 2016. Appassionata di diritto, teatro e politica. Già consigliere comunale. Attualmente collabora con la testata giornalistica telematica Barletta News occupandosi prevalentemente di approfondimento politico. Crede che la libertà di stampa dipenda soprattutto dalla volontà di fare informazione libera.

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