Gratuito patrocinio, modificate alcune norme per indagati e imputati

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale  il decreto legislativo n° 24 del 7 marzo 2019 con cui è stata data attuazione alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull’ammissione  al patrocinio  a spese dello Stato, per indagati e imputati nell’ambito di procedimenti penali e per le persone ricercate nell’ambito di procedimento di esecuzione del mandato d’arresto europeo.

 

Prima di analizzare le modifiche apportate agli artt. 75, 76 e 91 del DPR 115 del 2002 (Testo Unico spese di giustizia) chiariamo in cosa consiste il gratuito patrocinio e quali sono le condizioni per averne diritto.

 

Al fine di essere rappresentata in giudizio, sia per agire che per difendersi, la persona non abbiente può richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato, purché le sue pretese non siano manifestamente infondate.

Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 11.493,82. Se l’interessato convive con il coniuge, o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi percepiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso ovviamente l’istante.

 

Tuttavia, si tiene conto del solo reddito personale quando oggetto di causa risultano essere diritti della personalità ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare.

 

Occorre precisare che se la parte ammessa al beneficio rimane soccombente non può utilizzare il beneficio per proporre l’impugnazione.

Sono previsti casi di semplificazione per l’ammissione al gratuito patrocinio ed infatti la persona offesa da alcuni reati quali ad es. l’art. 572 (maltrattamenti contro familiari e conviventi)  il 609 bis (violenza sessuale) o il 609 quater (atti sessuali con minorenni) del codice penale possono essere ammessi anche in deroga ai limiti di reddito previsto dalla legge.

 

Modifiche all’art. 75 del DPR 115/2002 (ambito di applicabilità)

 

L’articolo 75 del DPR 115/2002 regola l’ambito di applicabilità del gratuito patrocinio ed è il primo ad essere interessato dal D.lgs 24/19 che per l’effetto dispone che “la disciplina del patrocinio si applica inoltre, nelle procedure passive di consegna nonché in quelle attive di consegna in favore della persona ricercata, oggetto di un procedimento di esecuzione del mandato d’arresto europeo”.

 

Infatti prima di tale modifica non era previsto il patrocinio gratuito in caso di mandato di arresto europeo (MAE) e questo ostacolava il diritto di difesa sia nello Stato di emissione del MAE che in quello di esecuzione.

 

Modifiche all’art. 76 del DPR 115/2002 (condizioni per l’ammissibilità)

 

L’art. 76 del DPR 115/2002 è la norma che regola le condizioni per l’ammissibilità al gratuito patrocinio.

Questa norma contiene una presunzione legale secondo cui il reddito dei condannati in via definitiva per una serie di reati di particolare gravità (ad esempio associazione mafiosa o associazione finalizzata al traffico di stupefacenti) è da ritenere superiore ai limiti previsti per accedere al patrocinio a spese dello Stato.

 

L’innovativo decreto 24/2019 ha esteso tale presunzione anche ai condannati per reati commessi in violazione delle norme per la concessione del gratuito patrocinio e reati di evasione di imposte sui redditi e dell’IVA.

 

Modifiche all’art. 91 del DPR 115/2002 (esclusione dal patrocinio)

 

Prima della riforma, l’art. 91 escludeva l’ammissione al gratuito patrocinio anche per l’indagato e l’imputato di reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell’evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

Il decreto legislativo n° 24/2019, apportando modifiche all’art. 91 sancisce che l’esclusione dall’ammissione è consentita adesso solo per il condannato con sentenza definitiva ossia passata in giudicato e pertanto non più impugnabile.

 

Il tutto nell’ottica di una piena attuazione, potremmo dire, di quanto previsto ex art. 24 della Costituzione secondo cui: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi. La difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”.

 

 

 

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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