Nella Asl Bt è attivo un Centro autismo territoriale (CAT). Ad oggi gli utenti seguiti sono circa 535 di cui 45 con più di 18 anni.  L’organizzazione si basa sul coinvolgimento di tutti gli operatori della Unità operativa di Neuropsichiatria infantile diretta dalla dott.ssa Brigida Figliolia, adeguatamente formati, onde garantire una articolazione di interventi tra loro strettamente legati:

  • I livello: ambulatorio territoriale (ambulatori di Neuropsichiatria infantile di Barletta, Andria, Trani), sede della prima accoglienza e della visita neuropsichiatrica infantile.

Il medico Neuropsichiatra dell’età evolutiva che ha effettuato la visita, se ritiene di aver individuato un rischio di diagnosi di ASD, invia il minore al CAT.

  • II livello: Centro Autismo Territoriale (C.A.T. della Unità operativa di Neuropsichiatria infantile.), dove si svolge:

– approfondimento diagnostico di secondo livello, secondo i protocolli diagnostici nazionali (Scale di Intelligenza, ADOS, ADI, Scale per Asperger);

– progettazione abilitativa mirata,

– prescrizione ausili, l’invio al  Collegio per l’individuazione dello stato di handicap per attivazione della attività di integrazione scolastica (DPCM 185, 23/2/2006),

– controllo per visite INPS

–  tutta la attività di integrazione scolastica in tutte le scuole dei 10 comuni della BT,

– verifiche cliniche e di intervento,

– counseling alla coppia genitoriale

– fascia della transizione all’età adulta: al paziente adulto per la prima volta viene data la possibilità di ricevere una diagnosi specialistica sull’autismo

 

Per ogni soggetto vengono effettuate almeno 3 visite, che portano a stesura di una relazione clinico – diagnostica che viene restituita ai genitori, con un incontro dedicato, durante il quale si definisce anche la necessità di Visita Collegiale per accertamento dell’Handicap in ambito scolastico, l’approccio abilitativo, l’eventuale prescrizione di ausili specifici e invio a visita della Commissione Invalidi

 

 

 

 

 

“L’Autismo è una patologia complessa, caratterizzata da un disordine biologicamente determinato, che si traduce in un disarmonico funzionamento intellettivo, comunicativo-linguistico-relazionale e comportamentale, che accompagna il soggetto per l’intero ciclo della vita – dice la dott.ssa Brigida Figliolia –  comporta un lavoro multidimensionale e multiprofessionale sia per la diagnosi, che per la presa  in carico. Necessita di una diagnosi precoce e corretta, finalizzata a strutturare un progetto di intervento precoce, in rapporto alle specifiche caratteristiche del suo profilo funzionale”.

L’obiettivo dell’intervento consiste nel fornire ai pazienti autistici una spinta maturativa per facilitare l’emergenza di competenze (cognitive, comportamentali e comunicative), che possano favorire l’adattamento del soggetto all’ambiente in cui vive, correggere i comportamenti disadattivi e favorire lo sviluppo di un soddisfacente profilo emozionale.

Il raggiungimento di tale finalità deve prevedere una serie di obiettivi intermedi, che si articolano lungo una sorta di percorso terapeutico  “evolutivo”. 

La presa in carico deve evitare la dispersione, la ridondanza e la disomogeneità degli interventi. Pertanto, è necessario pensare ad un modello che possiamo definire sistema curante” che preveda una collaborazione costruttiva e competente, tra le diverse forze che interagiscono attorno al singolo soggetto.

I quattro principali sottosistemi che formano il Sistema Curante sono:

  • il sistema sanitario
  • il sistema scolastico
  • il sistema famiglia
  • il terzo settore.

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