A Barletta abbiamo una schiera di giovani  e tenaci intellettuali  e pugnaci frequentatori di Facebook che ogni giorno, più volte al giorno, ci danno gioia e nutrimento con le loro audaci esternazioni, opinioni, giudizi, commenti, nonché brillanti spezzoni di autobiografismo minuto e minimalista che  pur arrecando conforto  alla nostra esistenza,  ahimè  attenuano la vibrazione, l’intensità, il climax del dibattito in atto.  Cioè si alternano momenti di grande slancio a cadute di tensione spesso gratuite e inconcludenti. Peccato.

Questi giovani hanno una sorta di leader o suggeritore o “agent provocateur che dalle 8.00 a.m. in poi mette sul piatto della discussione il suo bel plat du jour” normalmente dedicato alla politica locale e nazionale e a qualche sprazzo, spruzzo, sbuffo, schizzo, di  attualità, di cultura gornalistica e altre delicatessen.  Ha deciso di sostituirsi alla nostra coscienza e al nostro libero arbitrio proponendoci di continuo, senza respiro, la sua  weltenschauung,  visione del mondo. E’ un one man show.  E come tutti  i mattatori  ruba la scena a tutti e  guai a non essere d’accordo.     

Succede così: dichiarazione qualunque in un giorno qualunque  “il PD è stato rovinato da Renzi” . Segue una fredda  incriminazione  o  un’appassionata apologia. La sparuta dozzina di followers/inseguitori  che cinematograficamente è stata  sempre gloriosamente “sporca” (R. Aldrich)  plaude o dissente. L’apporto dei comprimari comunque vivaci anche loro è almeno pari all’ampiezza dell’assunto che per sua natura trova oppositori e sostenitori.

E così tutti i giorni la mise in scène” si ripete precisa e puntuale.

Però qualcuno, anche fra i lettori più fedeli, si è assuefatto alla rappresentazione e dà segni di stanchezza che si manifestano in una partecipazione meno assidua e in una lettura del canovaccio più critica. Praticamente cala l’audience. Ed è normale che accada. Io penso che  i nostri giovani polemisti dovrebbero spostare il tiro su altri obiettivi: cinema, letteratura, arte, sport, costume, dovrebbero cioè esprimere i loro numerosi talenti  in altri esercizi intellettuali lasciando le miserie della politica in altre mani e a intervalli regolari. Allargherebbero la platea dei consensi e farebbero piacere anche ai tanti che di vizi privati e pubbliche virtù ne hanno le scatole piene. In fondo cosa c’è di più da dire?   

Ragazzi, se siete così tenacemente abbarbicati a FB, sfruttatelo al meglio e dateci dentro. Metteteci tutto quello che sapete e allargate il dibattito;  parteciperete alla costruzione  di una coscienza  e di un sapere comune, collettivo che non esistono  più, annullati,  mortificati  proprio dallo strumento che con o senza consapevolezza adoperate con tanta disinvoltura. 

Utile sarebbe che i nostri  amici convogliassero le loro inesauste energie in qualcosa di più pratico e produttivo e che vada nella direzione dei  molti  sono presi da problemi più urgenti come il  mantenimento del posto di lavoro, la tutela dei diritti, il futuro dei loro figli. Trasformarsi da elite in parte integrante sarebbe un successo per la democrazia. Gramsci  che mi sembra piuttosto benvoluto  tra i  nostri giovani intellettuali ,sosteneva che la perfetta realizzazione dello stato, socialista o meno,  si potesse realizzare solo attraverso il felice, spontaneo  incontro tra la classe  operaia e intellettuali, tra coloro che producono e coloro che organizzano i bisogni. Ebbene perché non provare a vedere se esiste un’altra vita reale oltre quella di Facebook,  mettersi  a disposizione, e mettere le mani nel fango della vita di  tutti i giorni?

Allons enfants de la patrie……

Luigi Damato

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