Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 12 dicembre 2016 al 1º giugno 2018, si è recato lo scorso 2 agosto a Bari, nella sede del giornale telematico diretto dall’onorevole Giusy Servodio, Corsivo 2.0. La visita dell’ex premier nel capoluogo pugliese ha visto la partecipazione dello stesso ad una manifestazione in ricordo di Guglielmo Minervini, ex sindaco di Molfetta e consigliere regionale della Puglia, scomparso prematuramente ad agosto del 2016.

Paolo Gentiloni, prima di ricordare Minervini, ha chiacchierato con i presenti, cercando di analizzare la situazione attuale e i fattori pregressi che l’hanno favorita, gli errori del Partito Democratico e le possibili soluzioni alla sua crisi, che al momento sembrerebbe irreversibile.

L’ex premier ha cortesemente accettato di rispondere a qualche domanda per Barletta News.

Presidente, come vede il presente e il futuro prossimo?

Al di là delle nostre vicende interne, che sono allarmanti, dobbiamo ricordare che siamo di fronte a un’onda globale, che ha portato un allargamento della forbice sociale. Questo ha favorito l’ascesa delle destre a livello europeo e mondiale e alle classi disagiate è stata data una risposta come quella di Trump, per esempio.

Lei ha citato la situazione americana. Quale ritiene sia quella italiana?

E’ necessario avere la percezione esatta della situazione che stiamo vivendo, che è pericolosamente inedita. Vi sono rischi e tendenze nei confronti dei quali va messa in atto una seria mobilitazione perché emergano e, contemporaneamente, va messa subito in campo una politica alternativa, a fronte di un governo che non fa interventi strutturali.

Quale crede sia la colpa della perdita dei consensi del Pd?

Il Pd ha perso consenso anche perché accusato di non aver fatto abbastanza per la ripresa economica del Paese e per non aver difeso i lavoratori. I miracoli o le risalite economiche non li fanno i governi ma le imprese, le famiglie. Detto questo, non nascondo che il Pd abbia commesso alcuni errori.

A quali errori si sta riferendo?

La cosiddetta disintermediazione, cioè l’eliminazione dell’interlocuzione con i corpi intermedi della società italiana. Quel modo di fare politica, fra slogan, insulti e  il rivolgersi direttamente ai singoli elettori, ha disgregato il nostro elettorato.

Possibili soluzioni?

Intanto ci vuole una sveglia dei fondamentali democratici, messi in discussione dalla situazione globale. Poi reimpostare la politica sui temi del lavoro, sugli investimenti in Scuola, Formazione e Cultura. E recuperare quella meraviglia che è il terzo settore, il volontariato, il mondo cooperativo. Questo tessuto dobbiamo valorizzarlo, altro che disintermediazione. E, infine, andare quanto prima al Congresso.

Lei è stato amico di Guglielmo Minervini. Ci racconta una peculiarità dell’indimenticabile Assessore Regionale pugliese?

Sono stato felice di essere invitato a ricordarlo qui, con l’amica e collega Giusy Servodio, con tutti voi, e subito dopo all’incontro promosso dalla Fondazione a Lui intitolata, perché Guglielmo fa parte di quelle persone che sono state sempre un esempio di buona politica. Magari non sempre abbiamo condiviso le stesse tattiche su alcune vicende politiche interne all’Ulivo o al Pd, però abbiamo avuto il privilegio di confrontarci, di lavorare, e di crescere insieme.

A cura di Nicoletta Paolillo

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