Garanzia Giovani, Mennea: «Dare ai giovani un’iniezione di fiducia»

Il lavoro che c’è. Questa è l’aspettativa che offre il programma europeo Garanzia Giovani, il piano promosso dall’Unione Europea che incentiva l’occupabilità ed è rivolto ai cosiddetti Neet, giovani che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in alcun tipo di percorso formativo, tra i 15 e i 29 anni. In un incontro che si è svolto al liceo “Cafiero” di Barletta, sono state spiegate norme e vantaggi per i giovani del nostro territorio.

“Dopo un primo appuntamento che ho promosso nel mese di maggio per spiegare le opportunità offerte dal programma – ha dichiarato il consigliere regionale Ruggiero Mennea – oggi torniamo a parlare di Garanzia Giovani per insistere nella sensibilizzazione verso i giovani della nostra città e del nostro territorio: il programma offre appunto una “garanzia”, ma devono essere i ragazzi a dimostrare di essere attivi, propositivi e a rappresentare la forza migliore per costruire l’economia di domani. Grazie alla presenza di un interlocutore privilegiato, il professor Romano Benini, cerchiamo di chiarire i dettagli e i punti critici di un’opportunità che non bisogna sottovalutare”.

Il primo intervento dell’incontro è stato a cura di Giuseppe Lella, Dirigente Servizio Lavoro Regione Puglia. “Garanzia Giovani si impegna nella valutazione di cosa il giovane sa fare, nella prima fase che viene gestita  dai Centri per l’Impiego. Su 22.000 giovani iscritti al portale, più di 14.000 sono già stati presi in carico. Le misure previste si articolano in tre tipi di possibilità: prima di tutto incentivare il ritorno a scuola; la seconda opzione è avviare un percorso formativo finalizzato all’assunzione; infine creare un’opportunità di ingresso nel mondo del lavoro. Garanzia Giovani non offre posti di lavoro, si impegna a rendere i giovani più occupabili e a favorire un percorso di conoscenza tra giovani e mondo del lavoro. Considerato che il 78% dei contratti di lavoro in Puglia sono a tempo determinato, l’obiettivo è  favorire un’inversione di tendenza, prevedendo rimborsi solo per quelle imprese che assumono a tempo indeterminato”.

E’ poi intervenuto Natale Cortese, funzionario dell’INPS di Andria: “Come INPS agiamo in Garanzia Giovani per quanto riguarda l’erogazione del bonus occupazionale. A seguito dei colloqui, i giovani vengono profilati in quattro classi: bassa difficoltà di assunzione, media difficoltà, alta e molto alta, in base al livello di studio e di esperienze lavorative pregresse. L’INPS interviene per erogare questo bonus per coloro che assumono giovani anche per rapporti part time, oltre che full time, purché siano a tempo indeterminato, con un bonus che va da 1500 a 6000 euro”.

“Ci muoviamo su un terreno arido su cui si intrecciano problematiche legate a un vecchio modo di pensare il lavoro, e perciò è difficile superare questo steccato per alzare lo sguardo verso il futuro – è quanto ha spiegato Ruggiero Mennea, consigliere regionale e vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Regione Puglia -manca una presa di coscienza  rispetto al momento storico in cui viviamo: la disoccupazione giovanile è al 26% in Europa, è chiaro che ci troviamo davanti a un problema non solo italiano, ma europeo. La nuova sfida è cambiare il sistema dell’occupabilità, e Garanzia Giovani deve funzionare con l’obiettivo di stimolare tutti i giovani sfiduciati, disinformati, disorientati e dotarli di tutti gli strumenti a disposizione per avvicinarli al mercato del lavoro”.

“Ma non possiamo fermarci qui – ha tenuto a sottolineare il consigliere Mennea – andando oltre le misure per i giovani, la politica adesso deve prendere in carico anche quel segmento di popolazione tra i 40 ai 60 anni che hanno perso il lavoro. Ora la politica ha acceso il primo faro rivolto a migliaia di giovani, con uno strumento che può  dare ai ragazzi un’iniezione di fiducia, e deve attivarsi per incentivare un sistema che diventi virtuoso. Ma il metodo, per essere efficiente, deve passare attraverso un radicale cambiamento culturale. Adesso occorre creare una connessione tra le esigenze reali e la burocrazia, che dovrebbe essere più smart, e su questo molto deve fare la politica superando la barriera di sfiducia”.

Le conclusioni sono state a cura di Romano Benini, Referente UPI e Docente di Politiche del Lavoro, oltre che consulente per le politiche del lavoro del Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi. “Con Garanzia Giovani si lancia il sasso per far capire che esiste un percorso univoco da percorrere. Negli anni recenti ha regnato una cultura politica e sindacale che non ha creduto nello sviluppo del mercato del lavoro: in questo Garanzia Giovani è fondamentale, perché è il primo passo, partiranno di seguito programmi per coloro che hanno  sussidi di disoccupazione, che in Italia sono più di un milione, con un piano mirato che verrà avviato nel 2015. Nel nostro paese ci sono 3 milioni di disoccupati: oggi il programma riguarda i giovani, domani riguarderà chi perde il lavoro”.

“Non c’è  più il cosiddetto posto fisso – ha concluso Benini – si torna al lavoro con la propria identità e le proprie competenze. In Garanzia Giovani sono già 300mila i ragazzi iscritti, ma si tratta per la maggior parte di diplomati e laureati, ora occorre avvicinare il programma a quella grande fetta di ragazzi lontani dai percorsi professionali. Dobbiamo lavorare affinché i giovani siano liberi di scegliere il proprio futuro”.

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