Franco Caputo ci scrive: “Giustizia ritardata è giustizia negata”.

È giunta in redazione la seguente missiva firmata da Franco Caputo:

“Il Voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”, così è scritto nell’articolo 48 della nostra Costituzione. A garanzia e salvaguardia dell’esercizio di tale fondamentale diritto il legislatore ha peraltro stabilito delle norme particolarmente rigorose, tese ad assicurare il corretto e scrupoloso svolgimento delle operazioni di scrutinio. Tutto bene se non fosse per il fatto che talvolta capita di constatare, solo per caso, che nonostante il rigore e lo scrupolo previsti dalla norma, il proprio voto possa “volatilizzarsi”.
E’ esattamente ciò che mi è successo in occasione delle Elezioni Amministrative del 15 e 16 maggio 2011, in cui ero candidato al Consiglio Comunale, allorché al termine dello spoglio nella Sezione 78, in cui avevo votato (unitamente ai componenti del mio nucleo familiare), dai verbali ufficiali risultavano “zero voti”.

Per senso civico, e non certo per vana gloria o per uno sciocco quanto inutile risentimento, ritenni doveroso e necessario percorrere le vie della “Giustizia” per cercare di far emergere le cause di tale “anomalia” e per accertarne le eventuali responsabilità. Queste ragioni, non altre, mi indussero a presentare, nel “lontano” 21 luglio 2011, una “denuncia querela” presso la Procura della Repubblica di Trani, sottoscritta anche da altri 9 cittadini che attestavano di aver espresso, nella medesima Sezione, il loro voto in mio favore.
A distanza di 3 anni e mezzo mi tocca constatare con profonda amarezza che tale iniziativa non è approdata ad alcun esito, in barba alle ricorrenti sollecitazioni che le stesse Istituzioni rivolgono (ipocritamente) ai cittadini affinché si facciano parte attiva. A nulla sono valsi, per altro, i miei speranzosi tentativi tesi a richiamare l’attenzione di importanti Istituzioni dello Stato: il Presidente della Repubblica (29 ottobre 2012), il Procuratore della Procura della Repubblica di Trani (28 febbraio 2013), l’ex-Ministro della Giustizia Cancellieri (10.01.2014) e infine all’attuale Ministro della Giustizia Orlando (29.10.2014).

Al contrario, mi è stata recapitata alcuni giorni fa “per conoscenza” una nota di sollecito del Ministero della Giustizia indirizzata al Procuratore Generale c/o la Corte d’Appello di Bari, con la quale lo stesso Ministero chiede di fornire riscontro alle note del 21.02.2014 e 10.06.2014 precedentemente inviate alla medesima Corte. Un particolare sconcertante che si commenta da solo, di cui francamente avrei preferito non essere messo a conoscenza.
Al di là della oggettiva distanza tra la mia “pretesa” di risposte e i grandi problemi che investono il nostro Paese (compreso l’intero comparto della Giustizia) è inaccettabile che le Istituzioni dello Stato si rivelino costantemente sorde, impenetrabili e inefficienti, nonché incapaci di fornire riscontri in tempi ragionevoli, indifferentemente dagli esiti. Una tendenza da arginare con coraggio e credibilità, ancor più “oggi”, per tentare di dare sostanza e compiutezza ai principi del diritto e della legalità e scongiurare che si rafforzi l’idea per cui nel nostro Paese vige una sostanziale “assenzadi Giustizia, che di fatto premia chi delinque. Accade nei fatti ciò che Montesquieu affermava circa tre secoli fa: “Giustizia ritardata è giustizia negata”.

 

 

 

 

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