Francesco Saverio Vista nacque a Barletta il 9 novembre 1834 da Giuseppe Vista, farmacista e ricco possidente terriero, e da Maria Costanza Procaccio, in via Forno dei Greci. Sposò Chiara Barracchia (sorella di Teresa, madre di Giuseppe De Nittis) dalla quale ebbe undici figli. La sua vita si potrebbe dividere in due fasi distinte.

Nella prima parte (dal 1867 al 1897) svolse il ruolo di consigliere comunale, ma soprattutto, più spesso, di influentissimo assessore alle finanze (di lui c’è restata una perfetta rendicontazione contabile dell’anno 1877). In questo ruolo fu il principale ispiratore delle numerose attività dirette alla valorizzazione del patrimonio artistico-culturale della città, nella Giunta Comunale guidata da Germano Romeo Scelza (1866-1874).

Nella seconda parte della sua vita (dal 1898 alla morte), pensionatosi da pubblico amministratore, consultando l’Archivio comunale, si dedicò completamente agli studi di storia locale, lasciandoci in eredità un cospicuo patrimonio storico, stampato prevalentemente presso Gennaro Dellisanti, al quale il Vecchi aveva lasciato a Barletta la sua tipografia nel 1880, quando era emigrato a Trani.

Vista collaborò intensamente a numerosi giornali del suo tempo, ma specialmente alle riviste “Il Circondario di Barletta” e la “Rassegna Pugliese” diretti dal Valdemaro Vecchi e al “Buon Senso” organo del PPI, fondato da mons. Nicola Monterisi nel 1902.

L’impegno politico

Negli anni in cui si dedicò alla politica (1867-1897) fu consigliere comunale e assessore, talvolta facente funzioni di sindaco. Durante questo suo trentennale impegno si rese benemerito di numerose iniziative. Il 1° settembre del 1860 (aveva 26 anni), fu tra i soci fondatori del Gabinetto di Lettura (oggi Circolo Unione) inaugurato nel Palazzo Gentile (attuale Banco di Napoli) costituito da persone che, legate da rapporti di amicizia, di idee progressiste e liberali, amavano conversare di cultura, affari e attualità.

Nel 1867 Vista e il sindaco Romeo Scelza al loro primo mandato, decisero di destinare l’ex Convento di S. Domenico a Palazzo della Cultura e dell’Arte, e a questo scopo smobilitarono precedenti destinazioni sia di natura privata che pubblica, espropriandole, e destinando al piano terra la futura Biblioteca Comunale.

Nello stesso anno Vista promosse la nascita della Commissione di Storia Patria per la formazione della prima Biblioteca Comunale. Quell’anno infatti, per la legge Rattazzi, i frati Cappuccini avevano consegnato il Convento con l’intera biblioteca al Comune, un fondo costituito da circa settecento volumi. La Commissione doveva inoltre, per la cifra di sei mila lire, mettere a concorso la compilazione di una storia della città (il concorso sarà vinto da Sabino Loffredo). Questa Commissione era composta da diciotto componenti ed era presieduta da Giacinto Esperti. E intanto, poiché libri su Barletta ce n’erano pochi, il presidente si attivò per l’acquisto di circa settanta volumi sulla storia di Barletta e della Puglia.

La Commissione da provvisoria diventò permanente e molti anni dopo acquisterà prima il nome di “Associazione degli Amici dell’Arte     e     della     Storia Barlettana” (1923), e poi si trasformò nella sezione locale della “Società di Storia Patria per la Puglia” (1935).

Nel 1868, di concerto col sindaco Germano Romeo Scelza, il Vista invitò a Barletta il tipografo fidentino Valdemaro Vecchi che era stato sensibilizzato a questo passo dal direttore didattico Giuseppe Onesti, alessandrino, che l’anno prima in vacanza nella sua città natale, ne aveva parlato con Vecchi. Il quale, sceso alla stazione di Barletta a fine dicembre del 1868, impiantò la sua tipografia in palazzo S. Domenico con contratto di comodato e denominando la sua stamperia “Tipografia municipale Valdemaro Vecchi e soci”, la quale si era costituita in società, con l’adesione dello stesso Giuseppe Onesti, Ruggiero Casardi e il canonico Giuseppe Ciccarelli. Nel decennio successivo diventerà il più grande tipografo pugliese.

Nel triennio 1868-1971 il Vista divenne presidente dell’Ospedale Principe Umberto, nato dalla fusione dell’antico Ospedale dei Pellegrini sull’omonima via accanto al Santo Sepolcro, con quello del Fatebenefratelli (un tempo della Trinità). L’Ospedale era stato fondato nel 1862 e primi presidenti erano stati Ferdinando Casardi (1862-’64) e Francesco De Nittis (1864-’648).

Nel febbraio del 1871 Vista fu – col Vecchi – il principale promotore della nascita del primo vero giornale cittadino, “Il Circondario di Barletta”, del quale diventò amministratore e redattore. Il Circondario fu importante non solo perché il primo vero giornale della città e del Comprensorio della Sottointendenza, ma anche perché mentre raccolse i più giovani e promettenti ingegni della città, ne stimolava nel contempo il dibattito democratico. Durerà sei anni, dal febbraio 1871 al dicembre 1876, sei anni in cui il Vecchi – direttore oltre che editore del periodico – racconterà la città e i suoi problemi.

Nel 1882 Vista fondò una banca cittadina di credito intitolata “Banca Vista – Di Paola” (solo dopo dodici anni si trasformerà in Società in nome collettivo). Chiuderà in seguito a dichiarazione di fallimento nel maggio 1895, non per sua colpa.

Nel 1898 venne per la prima volta in mente al nostro, l’idea di un Civico Museo, quando fece una prima donazione di vasi antichi di inestimabile valore, anche se prenderà forma concreta ed avrà un certo sviluppo solo nel 1905 per le insistenti premure della Commissione di vigilanza della Biblioteca, sotto la spinta del sindaco Arcangelo Cafiero.

L’attività di storico

In età ormai avanzata, a quasi sessant’anni, cominciò l’attività del Vista storico, fondata soprattutto sulle pazienti ricerche condotte presso l’Archivio Comunale. Qui scoprì un gran numero di documenti fino allora sconosciuti, lasciandoci uno sterminato giacimento di studi monografici, molti dei quali contenuti nelle riviste alle quali nel corso degli anni diede il suo contributo: “Il Circondario di Barletta” fondato dal Vecchi nel 1874, la “Rassegna Pugliese” fondata nel 1884 e diretta dallo stesso Vecchi, e infine “Il Buon Senso” fondato nel 1902 da mons. Nicola Monterisi.

Nel 1899 Vista dava alle stampe Barletta prima e dopo il 1860, un vero reportage giornalistico, il racconto del suo tempo, di come si viveva prima e dopo l’Unità d’Italia, con una straordinaria ricchezza evocativa, veri bozzetti di vita, tradizioni tramandate alla maniera elegante e leggera di Renato Fucini, autore molto in voga ai suoi tempi.

Al 1900 risale la pubblicazione del primo degli undici fascicoli che daranno vita in seguito, alla stampa di due volumi che andranno sotto il nome di Note storiche sulla città di Barletta (ristampa anastatica Forni Editore-Bologna, 1984). Il primo fascicolo, stampato presso Paganelli di Trani, trattava sei argomenti: Le mura di Barletta, il Castello di Barletta, il Monte di Pietà, Eraclio, Santa Maria e la Storia del Porto.

Notevole fu la collaborazione storica del Vista per la “Rassegna Pugliese”, attraverso numerosi articoli, distribuiti in un ventennio, dal 1893 al 1912.

Di grande interesse molti suoi articoli, tra i quali segnaliamo: Barletta nel 1799 (1893); I Libri Rossi dell’Università di Barletta (1906); Le strade di Barletta dal Catasto Onciario del 1809 (1907); Storia delle antiche mura (1911); e inoltre note biografiche su notevoli personaggi della nostra storia, come i pittori Cesare e Francesco Fracanzano, il letterato Mario Di Leo, i medici Jacopo Bonaventura e Camillo Manlio, e i grandi De Nittis e Loffredo.

Francesco Saverio Vista morì a Barletta il 7 luglio 1919, a 85 anni. Con la sua morte scompariva non solo un grande storico di cose locali e un cronista del suo tempo che, fra fine Ottocento e inizi Novecento, ha saputo sintetizzare mezzo secolo di vita nelle sue memorie manoscritte, ma anche un formidabile promotore culturale.

Quanto ai suoi numerosi scritti in larga misura inediti, una parte è conservata presso la Biblioteca comunale di Barletta, mentre la più gran parte (numerosi faldoni di carte manoscritte), nella Biblioteca De Gemmis di Bari (oggi Santa Teresa dei Maschi).

La città non è stata molto generosa, con Vista. Solo nel 1955, a quarant’anni dalla morte, gli intestò una modesta strada che da via Regina Margherita conduce a via Canne.

 

 

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