È di pochi giorni fa la notizia del blitz condotto dalla Guardia di Finanza contro l’ennesimo caso di caporalato al sud Italia. Il Sindacato Nazionale dei Lavoratori Italiani, la Lega della Terra e l’Associazione Evita Peron denunciano il fenomeno da mesi, trattandosi di vero e proprio schiavismo che colpisce le zone agricole d’Italia, facendo leva sulla necessità e sul bisogno di lavorare ad ogni costo.

Già l’anno scorso il SINLAI aveva portato in piazza, a San Ferdinando di Puglia (BAT), centinaia di lavoratori agricoli, per protestare contro le disumane condizioni di lavoro cui sono sottoposti dai caporali. Oggi, alla luce dell’ennesimo caso criminoso emerso da un’inchiesta giudiziaria, sulla vicenda è intervenuto il dirigente nazionale del#SINLAI, Giustino D’Uva: “il caporalato è un fenomeno mafioso di sfruttamento di manovalanza agricola; soltanto noi, stante la connivenza di tutte le principali forza politiche e sindacali, lo denunciamo con fermezza. Intanto, continua ad essere incentivata l’immigrazione di giovani forti e robusti, che sopperiscano all’abbandono da parte dei ragazzi italiani delle desolate campagne meridionali, e che accettino di buon grado le immani condizioni di lavoro imposte dai caporali schiavisti. Ancora una volta, dove lo stato è assente, il mercato del lavoro italiano diviene lo strumento del profitto di sodalizi criminali senza scrupoli”. Sul punto, si registra anche l’opinione di Adriano Da Pozzo, responsabile nazionale del#SIDAS, l’associazione sindacale che tutela i lavoratori atipici: “Il caporalato è l’esempio più deteriore di lavoro stagionale, nonché l’emblema della deriva delle condizioni di lavoro in Italia: orari insostenibili, precariato, paghe da fame; e se la manovalanza italiana non basta, ci pensa l’immigrazione incontrollata a fornire nuova manodopera da sfruttare”.

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