Continuando l’approfondimento delle ragioni alla base della necessità della costituzione di una Fondazione per la Disfida, ci si imbatte inevitabilmente nella nota più dolente, vale a dire  il fabbisogno finanziario.

    Capita spesso di sentire o di leggere critiche anche aspre sulla mancanza del certame ormai da diverso tempo. Ora è giunto il momento di fare chiarezza su tale questione, di modo che non si aggiungano altre inutili parole che non fanno i conti con la realtà. Per essere chiari, organizzare il certame significa allestire un vero e proprio set cinematografico dal vivo con regista, sceneggiatore, attori, cavalli e attrezzature con relativi operai, prove e lavori per diversi giorni. Un evento spettacolare e forse unico in Italia, certamente auspicabile ma che, secondo un calcolo ottimistico e al ribasso, da solo avrebbe un costo intorno ai 200.000 Euro. Aggiungendo a questo un corteo migliore e più ricco di quello degli ultimi anni, più altri eventi collaterali in settimana, un evento-Disfida fatto come tutti vorremmo, me per primo, avrebbe un costo complessivo che sarebbe tra i 400 e i 500.000 Euro. Non ci vuole un economista per capire che siamo su livelli finanziari inaccessibili per un Comune delle dimensioni di Barletta e che metterebbero in difficoltà anche un Comune come Bari, per dire.

    Lo stanziamento del Comune di Barletta per i prossimi tre anni è di 70.000 Euro per anno, come per l’anno passato. Una cifra che potrebbe teoricamente anche essere incrementata fino a 100.000 Euro o poco più con qualche economia. Risorse tutt’altro che trascurabili per un bilancio come quello del Comune, beninteso, ma ben lontane dal fabbisogno di cui si è detto, soddisfacibile soltanto con tagli consistenti in altri campi (solo teorici, perché, essendo il bilancio comunale un tutt’uno, si dovrebbe tagliare in interventi come le opere pubbliche, le manutenzioni o i servizi sociali, per fare un esempio). La realtà è questa, e ci dice che l’obiettivo si può raggiungere soltanto con una compartecipazione finanziaria di altri soggetti, pubblici e privati. E ci sono anche esempi nel recente passato che lo dimostrano, così come dimostrano che dopo i primi eventi pionieristici degli anni ’60 non c’è stato affatto il buio, come qualcuno sostiene, con una rappresentazione sterilmente nostalgica che non trova riscontro nella realtà.

    Basti pensare al 2003, anno del cinquecentenario, in cui vi furono certame, emissione del francobollo commemorativo con annullo filatelico e presenza a Barletta dell’allora ministro competente in rappresentanza del Governo (per la precisione Governo Berlusconi e ministro Gasparri). E perché fu possibile tutto questo? Proprio per un finanziamento statale straordinario e piuttosto rilevante, attraverso l’inserimento della Disfida nella lotteria nazionale. Ricordo anche un altro caso (verso la fine degli anni ’80, se non sbaglio), in cui un intervento significativo, in numero e in risorse, da parte di imprese locali consentì di effettuare una rievocazione ricca e importante. Si tratta sempre e comunque di eventi straordinari resi possibili da finanziamenti altrettanto straordinari. Al contrario, ci sono stati anni in cui la scarsità o persino la mancanza di risorse del Comune hanno avuto come conseguenza manifestazioni modeste o addirittura, in qualche caso, l’annullamento della rievocazione.

    Allora l’analisi delle criticità deve essere un po’ più approfondita: la lezione della storia recente, quello che emerge con chiarezza solare, è che una Disfida importante si può fare “a regime” solo se c’è, come detto, la corresponsabilizzazione di più soggetti. Inoltre è assolutamente necessaria la certezza delle risorse da utilizzare. Questo può venire soltanto con la costituzione di una Fondazione, l’adesione alla quale da parte di un Ente Pubblico (nel nostro caso il Comune di Barletta qualora dovesse sottoscrivere una quota del 51%) costituisce una entrata certa su cui poter programmare gli eventi, a prescindere dagli eventi politici e dai ritardi nell’approvazione del bilancio. In altri termini un Ente, quale che sia, se considera davvero prioritario questo obiettivo, sottoscrivendo una quota si assume un impegno da onorare annualmente nella misura prevista, come se fosse un mutuo da pagare, tanto per capire, a prescindere dalla presenza di un sindaco di questo o quello schieramento o eventualmente di un commissario prefettizio.

    E non si tratta soltanto di una necessità, ma c’è anche un risvolto pratico: ormai bandi e avvisi pubblici ai diversi livelli istituzionali (UE, Stato e Regione) danno priorità ai progetti che hanno alla base una solida sostenibilità organizzativa e finanziaria, e prevedono particolari premialità per le candidature che presentano più soggetti partecipanti e cofinanziatori, meglio se pubblici e privati.

    Ora bisogna fare tesoro di queste esperienze, in modo da operare nel modo migliore con continuità, come fatto normale e non sulla base di sostegni eccezionali e “una tantum”.

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