Festa Patronale, l’Arcivescovo D’Ascenzo invita ad amare senza distinzioni

D'Ascenzo

La trascrizione dell’omelia tenuta dall’Arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo a Barletta, durante il pontificale delle ore 11.00, nella Concattedrale, nell’ambito della Festa dei Santi Patroni Maria SS.ma dello Sterpeto e San Ruggero

“Saluto tutti i presenti, il Capitolo dei Canonici, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose, il sig. Prefetto, le autorità civili e  le autorità militari. Auguro a tutti una buona festa dei nostri Santi Patroni, la Madonna dello Sterpeto e San Ruggero.”

Questo l’esordio dell’omelia dell’Arcivescovo D’Ascenzo, che poi continua:

“Vivere una buona festa per noi è innanzitutto accogliere la Parola di Dio e accogliere ciò che il Vangelo, in modo particolare oggi ci propone (la parabola del buon samaritano, Lc 10,25-37, ndr).

È una pagina che sicuramente ci accompagna sin da quando eravamo bambini: il racconto della parabola del buon samaritano che è Gesù. È lui il buon samaritano, che si prende cura di ciascuno di noi nelle situazioni soprattutto di difficoltà,  nelle nostre debolezze, nelle nostra fragilità, quando le situazioni della vita dovessero lasciarci come “mezzi morti”.  Gesù è il buon samaritano che si prende cura di noi in modo gratuito, senza risparmio, in modo abbondante, e ci accompagna nella ‘locanda’ della parabola evangelica che è la chiesa, la nostra casa, la nostra famiglia.”

“Suona strano il comportamento del dottore della legge che si rivolge a Gesù, il buon samaritano, volendolo mettere alla prova e rivolgendogli una domanda dall’alto della sua conoscenza della Scrittura, della Legge, della Dottrina, una domanda che ha poco significato: “Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Come se si potesse fare qualcosa che ci permettesse o che permettesse a lui di ricevere in contraccambio la vita eterna! Un dono così grande immenso e  straordinario! Noi non possiamo fare nulla – osserva D’Ascenzo – che ci possa consentire di avere in contraccambio una realtà così bella e grande come la vita eterna, che Dio ha in cuore di offrire ad ognuno di noi come suo dono. Noi, sapendo quello che Dio ha in cuore per noi, non possiamo che essere grati, riconoscenti, pieni di fiducia nei suoi riguardi. Non possiamo metterlo alla prova, non possiamo dire “cosa fare fare per avere in contraccambio la vita eterna?”.

Allora ecco la parabola del buon samaritano! Ci aiuta a capire o a ricordare  chi è Gesù per noi, cosa continuamente fa Gesù per noi come  buon samaritano. Non dobbiamo mai perdere questa consapevolezza di tutto ciò che Gesù ha fatto e continua a fare  come buon samaritano per noi!

E a partire da questa consapevolezza anche noi siamo chiamati ad essere dei buoni samaritani nei confronti delle persone , di ogni persona, senza distinzione alcuna.

Gesù racconta questa parabola perché il dottore della Legge, pur affermando nella sua dottrina che  Dio deve essere amato con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la forza e la mente, e che anche il prossimo deve essere amato come ciascuno ama se stesso, poi fa una domanda a Gesù: “Chi è il mio prossimo?”. Questa domanda mette in risalto quello chi  è in verità questo personaggio, questo Dottore della Legge!

Noi, che diciamo di amare Dio, che diciamo di aprire il nostro cuore alla Madonna dello Sterpeto e di avere come modello di riferimento San Ruggero, noi  tutto questo non possiamo che testimoniarlo  e viverlo concretamente attraverso l’amore  per il prossimo! Altrimenti sarebbe soltanto accademia, teoria il nostro fare festa, il nostro venire in Chiesa, il nostro partecipare a momenti di preghiera dentro o fuori della Chiesa con la processione di questa sera.

Noi, che diciamo di amare Dio, dobbiamo sentirci chiamati  all’amore verso il prossimo senza distinzioni! A non distinguere dicendo: “Chi è il mio prossimo? È colui che è vicino a me o colui che è lontano? È colui che mi vuole bene? – esorta a riflettere l’Arcivescovo D’Ascenzo – È anche colui che non mi vuole bene? È anche colui che mi è antipatico, che mi ha fatto uno sgarbo? Che viene da un territorio straniero? Ma il mio prossimo è anche colui che viene via terra o via mare? E il mio prossimo è colui che viene sulla barca grande  o sulla barca piccola?”.

Il discepolo di Gesù, noi che stiamo in Chiesa, noi che crediamo nell’amore di Dio, noi che festeggiamo la Madonna e San Ruggero, noi non facciamo distinzioni, perché quando cominciamo a fare distinzioni, come oggi va un pò di moda fra noi che frequentiamo la Chiesa, facciamo solo confusione. Essa è una tentazione! Non si addice al discepolo di Gesù! Il prossimo è ogni fratello, ogni  essere umano che incontriamo, che il Signore ci fa incontrare nel percorso della nostra vita ed è soprattutto colui che ha più bisogno. Semplicemente così! Senza distinzioni!

Ricorderete quanto abbiamo detto nel mese di maggio a proposito della  Madonna che nel suo “si” accolse l’annuncio dell’arcangelo Gabriele a diventare madre di Gesù, del Figlio di Dio  e poi andò dalla cugina Elisabetta per prendersi cura di lei! Il vangelo di oggi ugualmente ci inviata a prenderci cura gli uni degli altri, ad essere attenti all’altro considerando come nostro  prossimo senza alcuna distinzione!

E allora continuiamo questa celebrazione della messa in questo giorno bello di festa, chiediamo ai nostri santi patroni che ci aiutino a maturare sempre di più la consapevolezza che Gesù è il nostro buon samaritano,  che riempie ciascuno di noi delle sue attenzioni, della sue cure, ci riempie di vita. E a partire da questo cerchiamo di essere anche noi dei buoni samaritani sull’esempio di Gesù, prendendoci cura degli altri e donando un po’ della nostra vita all’altro, senza sfruttare l’altro, senza approfittarci dell’altro! Perché, a volte, la tentazione  di approfittare dell’altro e del prossimo  quando sta in una situazione di difficoltà, di povertà, di malattia,  di fragilità, di mancanza di lavoro, è molto frequente! E, oggi, situazioni di questo tipo, ne ascoltiamo molte! Di persone che, anziché farsi vicine come buoni samaritani, all’altro o all’altra, invece, le depredano! Noi vogliamo testimoniare di essere simili a Gesù, buon samaritano che si prende cura dell’altro, ogni altro, senza distinzioni! Sia questo il modo di festeggiare i nostri santi patroni, la Madonna dello Sterpeto e San Ruggero. Auguri di una buona festa a tutti!” conclude l’Arcivescovo D’Ascenzo.

Commenta questo articolo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here