Femminicidio: piaga sociale e legge carente

Uomini che uccidono le “proprie” donne. Mogli, amanti, fidanzate, madri di famiglia, ex compagne con cui hanno costruito una vita insieme e gliel’hanno tolta perché ritenute “proprietà”. Vittime innocenti solo colpevoli di essersi sottratte al potere e controllo dei maschi o per la autodeterminazione sono state punite con la condanna a morte.

L’Italia nel 2012 era all’80° posto nella classifica sul Gender Gap e nel report WAVE laddove si denuncia la persistenza di atteggiamenti socio-culturali che condannano la violenza domestica. Nel 2013 le vittime sono numerose, più di 100. Un drammatico bilancio che deve far riflettere su questo gravissimo fenomeno che accomuna l’Italia al resto del mondo. E’ importante mettere in campo strumenti di prevenzione e contrasto di lungo periodo che agiscano culturalmente affinchè queste violenze non si moltiplichino o non permangano.

Per contrastare l’escalation di questo odioso fenomeno, il governo Letta ha varato un Decreto Legge nell’agosto scorso. Decreto – convertito in Legge nel mese di ottobre -, che reca alcune importanti novità a tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica: la rilevanza della relazione affettiva tra due persone (a prescindere da convivenza o matrimonio), l’aggravante in caso di violenza nei confronti di donne in gravidanza o minori, l’irrevocabilità della querela in casi gravi, l’allontanamento da casa se colti in flagranza ed altre.

Tale legge segna una svolta storica poiché ognuno di questi omicidi non sono un fatto privato, ma il prodotto di una ferita culturale che dobbiamo ricucire. Al di là della maggiore severità delle pene bisognerebbe puntare sulla prevenzione poiché la pena entra in gioco quando ormai la vita di una donna innocente è stata già spezzata. Questo è il caso della legge contro lo stalking che non ha portato ad alcun significativo miglioramento della situazione, poiché nella maggior parte dei casi, quando una donna denuncia , il suo grido di dolore rimane quasi sempre inevaso.

Per combattere più efficacemente la violenza sulle donne è necessario andare ben oltre e molto in fretta. Serve uno sguardo profondo che incida sulla cultura e si traduca nella politica. Campagne di prevenzione e di educazione sono necessarie sin dalla scuola materna. Anche i centri di accoglienza devono aumentare.
Promuovere ed attuare programmi o indicazioni di comportamento più corretti nelle istituzioni ed in primis nelle scuole, significa formare i cittadini del futuro che siano costruttori di una società fondata sul rispetto. Necessaria, ancora, è la condivisione , dove una cultura malata basata sull’assimetria dei rapporti, venga finalmente estirpata. Futuri cittadini italiani che siano anche cittadini dell’Europa e del mondo promotori della convivialità sociale e della cultura del noi. Un bacio alle donne.

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31 anni, nata in Colombia ma barlettana d’adozione, appassionata di comunicazione in tutte le sue forme, ha fatto delle sue scelte universitarie il suo indirizzo di vita. Consegue la laurea specialistica in “Editoria e giornalismo” con tesi sul Citizen journalism . Partecipa ai master in Marketing, Comunicazione e Digital Strategy e al Master Universitario in Traduzione Letteraria e Tecnico-Scientifica – MUTLT. Ha scritto per : Il Tacco d’Italia, Forza Roma e As Sport. Traduttrice di articoli riguardanti l’economia, la comunicazione, la medicina, l’ambiente e la manualistica, attualmente lavora come mediatrice linguistica interculturale.

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