Sfida di innovazione a far data dal prossimo 1° gennaio 2019 allorché, tra aspettative e perplessità, la fatturazione cartacea cederà il passo alla fatturazione elettronica.

Un cambio epocale per il quale in questi giorni esperti del settore e Agenzia delle Entrate si stanno confrontando affinché il debutto di massa della fattura digitale sia il più consapevole possibile.

Quali sono le ragioni dell’introduzione della fatturazione elettronica?

 Innanzitutto l’inarrestabile progresso tecnologico ma non solo!

Si auspica che la fattura elettronica possa funzionare come antidoto all’evasione IVA, ipotizzandosi maggiori entrate intorno ai due miliardi di euro in un anno.

Inoltre, sarà evidente il risparmio di costi di stampa e spedizione  dei documenti.

Da non trascurare, infine, l’indubbio vantaggio di non dover conservare materialmente ingenti quantitativi di carta.

Quali sono le preoccupazioni?

In primis la tempistica, per cui da più parti si continua a chiedere un’introduzione graduale, distinguendo tra le imprese in relazione  alla loro dimensione e al numero di occupati.

Per tanti la soluzione ideale sarebbe quella di prevedere un adeguato periodo di sperimentazione.

A sollevare preoccupazioni è stato anche il Garante della Privacy evidenziando l’incompatibilità del nuovo obbligo con la normativa in materia di protezione dei dati personali.

Il Garante ha sottolineato che l’Agenzia delle Entrate, dopo l’invio delle fatture tramite il SdI (Sistema di Interscambio), archivierà per intero la fattura e dunque non solo i dati obbligatori ai fini fiscali ma anche informazioni concernenti le abitudini e tipologie di consumi e addirittura la descrizione delle prestazioni sanitarie e legali.

Il rischio per la privacy appare così  sproporzionato rispetto all’obiettivo pubblico che si intende perseguire con la fatturazione elettronica.

Alla luce di tali palesi criticità l’Agenzia delle Entrate dovrà adottare sicuramente provvedimenti  modificativi tesi a non ledere diritti e libertà degli interessati.

Cos’è la fatturazione elettronica, come si compila e trasmette

Trattasi di fattura in formato digitale che, a differenza di quella cartacea, deve necessariamente essere redatta utilizzando un pc, un tablet o uno smartphone e deve essere trasmessa elettronicamente al cliente tramite il c.d. Sistema di Interscambio (SdI).

E’ necessario un software che consenta la compilazione del file della fattura  nel formato XML.

All’uopo, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione degli interessati alcuni programmi scaricabili dal sito internet dell’Agenzia per la predisposizione delle fatture.

Resta in tutti i casi ferma la possibilità di utilizzare software privati.

Il Sistema di Interscambio (SdI) opera come un controllore e postino essendo il suo compito quello di verificare che la fattura contenga i dati obbligatori ai fini fiscali nonché la corretta indicazione dell’indirizzo telematico al quale il cliente desidera che venga recapitata la fattura.

Se la fattura è regolare, il SdI inoltra la fattura al destinatario comunicando al mittente con una ricevuta di recapito l’invio con la data e l’ora di consegna.

In caso invece  di esito negativo del predetto controllo, il SdI scarta la fattura e invia una ricevuta al mittente motivando il rigetto.

In quest’ultimo caso, il soggetto obbligato all’emissione della fattura dovrà correggere l’errore e inviare nuovamente la fattura al SdI.

Per chi è previsto l’obbligo della fatturazione elettronica?

 Dal 1° gennaio 2019 tutte le fatture emesse, a seguito di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuati tra soggetti residenti o stabiliti in Italia, potranno essere solo fatture elettroniche.

L’obbligo varrà sia nel caso di cessione di bene o prestazione di servizio effettuata tra due operatori IVA (operazioni B2B, cioè Business to Business), sia nel caso in cui il rapporto avvenga tra operatore IVA e consumatore finale (B2C, cioè Business to Consumer).

Saranno esonerati  gli operatori rientranti nel regime dei minimi o regime forfettario.

Quando va emessa la fattura elettronica?

 La fattura va emessa e trasmessa al SdI entro il termine di 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione.

Inapplicabilità delle sanzioni per il primo semestre

 Al fine di andare incontro alle evidenti inziali difficoltà, nel primo semestre (o forse -si spera- nei primi 9 mesi) non saranno applicate sanzioni sui ritardi.

In particolare, non saranno applicate sanzioni nel predetto periodo in caso di emissione tradiva della fattura, sempre che tale adempimento venga effettuato entro i termini previsti per la liquidazione periodica IVA.

Inoltre, è prevista la riduzione delle sanzioni nella misura dell’80% qualora la fattura emessa in ritardo rientri comunque nella liquidazione periodica IVA del mese o trimestre successivo.

Dal 1° luglio (o in caso di ulteriore proroga dal 1° settembre) in caso di omessa/ritardata fatturazione elettronica, si applicherà la sanzione tra il 90% e il 180% dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato.

Come si conservano le fatture elettroniche?

Per legge, sia chi emette sia chi riceve una fattura elettronica è obbligato a conservarla elettronicamente.

Tale obbligo implica non la semplice memorizzazione su PC del file della fattura ma un processo regolamentato tecnicamente dal Codice dell’Amministrazione Digitale.

Il processo di conservazione elettronica offre la garanzia di non perdere mai le fatture, di riuscire sempre a leggerle e di poter recuperare in ogni momento l’originale.

L’Agenzia delle Entrate fornisce sul suo sito, nella home page del portale “Fatture e Corrispettivi”, un servizio gratuito di conservazione elettronica.

Queste le  imminenti novità, si attendono sviluppi in particolare in merito al tavolo tecnico tra Garante Privacy e Agenzia delle Entrate onde tutelare i dati sensibili.

E se da escludere è la possibilità di un rinvio dell’entrata in vigore  dell’obbligo, già fissato al 1° gennaio 2019, con buone probabilità si otterrà la proroga di ulteriori tre mesi dell’inapplicabilità delle sanzioni  e forse, come in molti sperano, l’esenzione di alcune categorie professionali dall’obbligo di fatturazione elettronica.

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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