Ruggiero Quarto: “L’area dell’ex Distilleria è di vitale importanza per Barletta”

alloggi

La ex distilleria di Barletta, l’imponente esempio di architettura industriale, entra a far parte del patrimonio comunale della città.

Gli ultimi adempimenti hanno concluso il lungo e travagliato iter di acquisto della struttura da parte del Comune. Struttura che, nei piani dell’amministrazione, dovrà essere trasformata in un polo di attrazione cittadino, ospitando servizi a carattere socio-culturale ed anche l’orto botanico, un progetto interamente finanziato con fondi comunali.” (Gazzetta del Mezzogiorno, 1-9-2004)

Nel 1990 l’associazionismo locale, riunito nel FRED (Forum per il Riuso dell’Ex Distilleria), ha voluto e ottenuto il vincolo del Ministero per i Beni Culturali per l’area dell’ex Distilleria; nel 1994 ha sostenuto il progetto di recupero “Gasparrini”, adottato nel 1996; nel 2000 ha raccolto quattromila adesioni per scongiurare l’ennesimo attacco speculativo; nel 2004 (Sindaco Salerno) ha contribuito all’acquisizione dell’ex Distilleria, coronando un sogno ambientalista durato quindici lunghi anni. L’acquisto non era da considerarsi un traguardo, ma un meraviglioso punto di partenza.

L’area dell’ex Distilleria è di vitale importanza per Barletta. Ultimo baluardo contro i danni del “sacco della città” stratificatosi negli ultimi decenni e avanguardia per un indispensabile riscatto socioculturale e ambientale.

Nella petizione del 2000, i barlettani chiesero: “la realizzazione di un orto botanico nella zona non vincolata (poi realizzato e ora tristemente in stato di abbandono!); la presenza diffusa di verde negli altri spazi aperti; la più ampia possibilità di ospitare attività e servizi pubblici, ecosostenibili, culturali, espositivi, artistici: cinema, teatro, auditorium, strutture di promozione delle produzioni e degli stili di vita bio-ecologici, del volontariato e dell’associazionismo, del patrimonio storico-culturale del territorio, ecc.”. Hanno, altresì chiesto “un’immediata promozione di un’ampia consultazione cittadina (assemblee, discussioni e proposte) in merito agli orientamenti e alle scelte che il Comune di Barletta intende porre in atto in merito a quanto sopra elencato”.

Ripercorrere la storia dell’ex Distilleria ci fa comprendere che qualsiasi intervento che la riguardi deve essere meditato e condiviso; deve, inoltre, rientrare in una strategia chiara e lungimirante. Interventi isolati e casuali a macchia di leopardo (pur di per sé degni di lode) potrebbero essere nocivi per un progetto di valorizzazione e riuso globale. Ma sia ben chiaro che occorre innanzitutto una sua salvaguardia e messa in sicurezza, obbligatoria per legge!

Purtroppo, devo constatare che la virtuosa logica dell’urbanistica partecipata rimane soffocata!

Nell’area vincolata, con il tempo, sono sorti: a) il GOS-Giovani Open Space (centro culturale per giovani); b) una palazzina nuova con alloggi per anziani; c) un incubatore d’imprese per l’innovazione e la creatività. Inoltre, è in itinere il progetto della Cittadella della Musica Concentrazionista. Ultimo arrivo progettuale nell’area: a) 16 mini alloggi per persone “sensibili”; b) 500mq di strutture di supporto per la collettività; c) parcheggio interrato con 108 posti auto (16 per gli alloggi e 92 pubblici).

Ritengo che tutti questi interventi siano di per sé positivi ed ineccepibili (fatta eccezione per il parcheggio!). In particolare, mi appare esaltante la “Cittadella della Musica Concentrazionista”. Ma qualche dubbio sorge sulla strategia complessiva di riuso dell’area, che non è mai esistita e non esiste ancora! Con la tecnica dello “spezzatino” ci “mangeremo” tutta l’ex Distilleria, senza un menù chiaro e sinergico, rischiando l’indigestione!

Per gli interventi più recenti, mi fa piacere che i mini alloggi saranno ricavati dal recupero dei corpi di fabbrica esistenti, ma ritengo che tali residenze potevano essere allocati in 167. Il parcheggio interrato, poi, comporta un nuovo “consumo di suolo”. Proprio quel consumo che questa amministrazione aveva bandito! È, altresì, emblematico che non si approva il PUG (Piano Urbanistico Generale), non si approva il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), ma si fanno parcheggi interrati. Si interviene anche in tal caso senza un’idea complessiva! Ma, poi, chi decide che una polifunzionalità di un certo tipo sia migliore di un’altra? Con tutto il rispetto per la Giunta Comunale, non sarebbe il caso che una tale decisione, ancor più su un’area vincolata e strategica, sia presa in modo più partecipato? L’hanno chiesto quattromila cittadini nel 2000! Ma è prassi, alquanto odiosa, non tener conto dei bisogni del popolo che ti elegge!  Un parcheggio in area centrale potrebbe anche essere utile, ma si poteva pensarlo a raso. Una quindicina di anni fa, le Ferrovie dello Stato curarono un progetto di parcheggio a raso nell’area della Piccola Velocità (con circa 400 posti auto!). Poi venne abbandonato. Potrebbe essere ripercorsa tale strada. Si risparmierebbero soldi e suolo!

Ruggiero Quarto (Docente di Geofisica – Università di Bari)

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