Ettore Catalano presenta “Massimo d’Azeglio Ettore Fieramosca”: terzo incontro del Maggio dei Libri in sala rossa Palumbieri

 

Si chiama “Massimo d’Azeglio Ettore Fieramosca” l’ultimo volume del drammaturgo Ettore Catalano. L’incontro, che rientra nell’edizione nazionale “Maggio dei libri” in collaborazione con la biblioteca comunale Sabino Loffredo e con il Liceo Classico delle Scienze Umane, si è svolto ieri pomeriggio nella sala rossa Vittorio Palumbieri del Castello di Barletta. Insieme all’ autore hanno dialogato Giuseppe Lagrasta, preside del Liceo Classico Alfredo Casardi di Barletta e presidente del Comitato locale della Società “Dante Alighieri”, lo storico Renato Russo e il prefetto di Barletta Clara Minerva.

A prendere la parola e spiegare quanto sia importante creare un bagaglio culturale in un momento come questo è stato Lagrasta: “Questo luogo, quello della sala rossa, rappresenta un punto di incontro dove vogliamo costruire cultura. – Ha spiegato il preside – Dobbiamo stare insieme per fare cultura, per apprendere, per conoscere e per allargare i nostri orizzonti. Trovo che il libro del professor Catalano sia un libro innovativo. Il nostro obiettivo è quello di creare un bagaglio culturale perché essa è il motore dell’apprendimento, della ricerca e della scoperta in una società accelerata e immediata che chiedere delle risposte immediate. E la cultura rappresenta un elemento di mediazione dei significati dell’essere e dell’esserci e, per i ragazzi, il protagonismo sano del loro apprendimento”.  

Il professor Catalano ha poi illustrato il suo libro e ha voluto rivolgersi soprattutto ai ragazzi per cercare in modo diverso di raccontare Ettore Fieramosca e la Disfida di Barletta: ”Sono felice che questo libro cominci ad incontrare un po’ di attenzione perché l’ho scritto molto volentieri. Io, durante il corso dei miei studi, avevo incontrato questa grandissima personalità che è quella di Massimo d’Azeglio. Diciamo che c’è stato subito un feeling tra me e lui. Egli era innanzitutto un gran pittore che girava il mondo con i soldi del padre e cercava le città dove c’erano i paesaggi più belli, la luce più bella. Aveva sposato una delle figlie del grande Alessandro Manzoni e si era messo a dipingere un grande quadro che era proprio la Disfida di Barletta. Ma d’Azeglio era anche un grande scrittore tant’è che gli venne in mente di scrivere un romanzo e nel 1833 uscì la prima edizione di questo libro, la disfida di Barletta, che divenne un best seller.

“Massimo d’Azeglio Ettore Fieramosca” è un libro che ho scritto rapidamente ma ho subito pensato a come potessero leggerlo i ragazzi perché si tratta di un linguaggio del 1830, con una prosa bellissima, ma che possono apprezzare solo i letterati. Così ho pensato di tagliarlo e ho lasciato certi aspetti un po’ sadici, come la crudeltà estrema del Valentino. Quindi l’ho preso e l’ho riscritto con un occhio più affine a quello dei giovani. Inoltre, come storico e come critico ho inserito la figura di Ettore Fieramosca che mi affascinava molto.

La storia è importante e noi non possiamo che essere orgogliosi del nostro patrimonio, artistico, storico e culturale”.

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