ETR 1000 “Pietro Mennea”: dopo il taglio del nastro, che non venga tagliato fuori anche il nostro territorio

Dopo la manifestazione ufficiale di inaugurazione a Barletta del treno Frecciarossa ETR 1000 “Pietro Mennea”, passata la festa e a mente fredda cerco qui di esprimere in tutta franchezza l’idea che mi sono fatto della situazione, sperando che possa essere utile. Mi scuso subito se può non collimare con talune sensibilità presenti in città, ma la questione va a mio giudizio ripensata e affrontata diversamente per sperare in qualche risultato.

 

Il sentimento e la ragione

     Appellarsi al sentimento, rivendicando la fermata a Barletta per il fatto di essere “la città di Mennea” mi sembra del tutto inutile. A questo punto credo che sia chiaro anche ai più riottosi a capire: Trenitalia ritiene di aver esaurito l’omaggio al ricordo del grande campione e alla sua città, per cui da ora in poi valgono esclusivamente le scelte aziendali, peraltro in continuità col passato. Sulle Frecce di vecchia e di nuova generazione nulla cambia: la fermata a Barletta, se non c’è oggi, continuerà a non esserci anche in futuro. Anche quando l’ETR 500 subentrerà gradualmente alla generazione precedente di Frecce (questo è quello che si dice) la situazione non dovrebbe subire alcun cambiamento. Si tratta di strategie di impresa, e non rileva che questa sia di proprietà dello Stato. Non c’entra neanche la mancanza di una linea di alta velocità, che non c’è in tutta la Puglia, Bari e Foggia comprese.

     Sperando di sbagliare (è sempre possibile, per carità), vedo come una perdita di tempo e di energie umane e intellettuali anche le petizioni, con tanto di firme, proposte di legge di iniziativa popolare, interpellanze o interrogazioni, passibili di reazioni paragonabili al massimo al solletico. Istanze del genere ne giacciono tante negli uffici parlamentari, e non uso il verbo giacere a caso. No, temo che siamo fuori strada e credo che sia necessario spostare l’asse su un altro piano: ben altre, secondo il mio modo di vedere, sono le argomentazioni da sviluppare e le azioni da intraprendere per tentare di raggiungere l’obiettivo.

Il bacino di utenza

     Bisogna uscire decisamente da una impostazione municipalistica, che non aiuta per niente e forse, spingendo all’isolamento, danneggia perfino. Il bacino di utenza è di almeno mezzo milione di abitanti? E’ vero, potenzialmente è così, ma bisogna dimostrarlo e farlo pesare. Non è sufficiente il supporto della Provincia BAT, sarebbe utile che si esprimessero i singoli Comuni che hanno una popolazione potenzialmente interessata alla fermata, nonché le associazioni di categoria e i rappresentanti delle forze economiche presenti nel bacino, tenendo conto che esso non coincide con il territorio provinciale. Oltre ai comuni viciniori facenti parte della BAT, anche comuni come Molfetta, Corato e Ruvo potrebbero essere interessati ad una fermata a Barletta, per non parlare dell’area del Vulture. Utilizzando spesso le Frecce per viaggi di lavoro (parlo di quelle che si fermano, naturalmente), vedo un movimento passeggeri provenienti dalle città di cui si parla, che non sono in grado di quantificare, ma che non esito a definire piuttosto significativo. E non c’è soltanto il movimento passeggeri in corso già oggi: potrebbe essere attratta una utenza potenziale proveniente dai Comuni suddetti, che oggi, essendo comunque costretta a spostarsi su Bari, opta per il mezzo aereo. Tutto vero, ma il bacino di utenza potenziale si deve tramutare in interesse effettivo, pubblico e privato, dell’intero territorio, e tale interesse in corretta e capillare informazione.

     Probabilmente è mancato proprio questo negli ultimi anni, altrimenti non si spiegherebbe il livello di conoscenza geografica e demografica del nostro territorio, ridotto, a detta dell’ex amministratore di Trenitalia Moretti, ad una cittadina di 30.000 abitanti (Barletta) con un bacino di utenza di 150.000! E non si spiegherebbe neanche la soppressione della corsa su rotaia Barletta – Spinazzola. Se il Nord-Barese viene percepito quasi alla stregua di un ramo secco (percezione gravemente offensiva della realtà), se si tagliano i nastri ma anche i collegamenti ferroviari preesistenti e le fermate possibili,  c’è sicuramente una miopia, forse anche voluta, ma probabilmente qualche errore di impostazione lo abbiamo commesso anche noi.

La programmazione regionale

     La Regione Puglia ha una sua politica in materia di trasporti e di sviluppo regionale. Tutte le istituzioni, Presidente, Giunta e Consiglio, si sono già espresse in favore del prolungamento fino a Lecce (aspettativa assolutamente sacrosanta), ma non vedo particolari fervori per la fermata a Barletta. Perché? La spiegazione è, a mio avviso, abbastanza semplice: dietro la richiesta di Lecce c’è un movimento rappresentativo del territorio e dietro il movimento c’è l’intero Salento con tutto ciò che rappresenta sotto l’aspetto demografico, economico e turistico. Questa richiesta è talmente percepita come prioritaria che la Regione si è detta perfino disponibile a intervenire finanziariamente per coprire l’eventuale aggravio di costi che, a detta di Trenitalia, deriverebbe da un eventuale allungamento del percorso. La circostanza che tale intervento pubblico regionale contrasterebbe con le norme europee sulla concorrenza, cosa sulla quale nutro qualche perplessità e che andrebbe comunque approfondita con esperti di diritto dell’UE, ha “raffreddato” momentaneamente la questione, ma resta il fatto che su questa rivendicazione un Ente importante come la Regione ha messo il suo peso e, se proprio non sarà possibile la soluzione prospettata, si cercherà comunque di trovarne un’altra.

     Il problema dell’eventuale intervento finanziario regionale, peraltro, non riguarderebbe neanche Barletta, che si trova già sul percorso, e quindi la fermata aggiuntiva avrebbe una ricaduta solo sui tempi di percorrenza (circa 10 minuti di più, pare) e non sui costi.

     Non resta dunque che la strada della politica, sì purchè collegata con la programmazione regionale. La rivendicazione del Nord-Barese (e non solo di Barletta, ripeto) deve essere chiara: la fermata a Barletta è giusto farla a prescindere che si tratti di media o lunga percorrenza, che si parli di ETR 500, 1000 o 2000, che sia Freccia rossa verde o blu, che si chiami Pietro Mennea o in qualunque altro modo, non è una questione emotiva, municipalistica o nominalistica, ma di opportunità e utilità per tutti. Tale richiesta  si deve poi legare con quella del Salento, in modo che sia chiaro che l’entrata a pieno titolo di questi due territori nel circuito dei grandi collegamenti nazionali e internazionali è un elemento fondamentale per il loro sviluppo economico e civile. Solo così essa potrebbe essere assunta come obiettivo prioritario nelle politiche di sviluppo regionale. Sbaglierò, ma non vedo che questa strada, il cui presupposto è l’uscita dalla sfera sentimentale e da quella campanilistica e la costruzione, su di uno scenario più ampio, di una posizione razionale, lungimirante e non isolata.

     Presupposto di una posizione così impegnativa può essere soltanto una alleanza tra istituzioni, forze politiche, economiche e sociali e movimenti civici quale interlocutore della Regione e, tramite Essa, dello Stato e di Trenitalia. Del territorio, non solo di Barletta, naturalmente. Questo movimento collettivo dovrebbe poi costituire la base, insieme agli altri dello stesso tipo e alla stessa Regione Puglia, per un passaggio ulteriore, vale a dire la rivendicazione dell’alta velocità sulla dorsale adriatica, ma questo è un altro discorso.

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