Estate Barlettana: e se Il problema fossero proprio gli anni d’oro?

Negli ultimi tempi, ogni anno che passa sono sempre maggiori le lamentele da parte della opinione pubblica in merito all’Estate Barlettana. Il programma di eventi per eccellenza che da anni caratterizza la nostra città durante la bella stagione.  Fiore all’occhiello delle amministrazioni comunali che furono.

Ahinoi, molto spesso tali lamentele da parte della cittadinanza sono ampiamente giustificate, talmente è palese la differenza tra le ultime edizioni dell’Estate Barlettana e quelle a cavallo tra gli anni Novanta e l’inizio del millennio, anche se  a mio modestissimo avviso il discorso è molto più complesso di quel che sembra.

E’ vero, l’Estate Barlettana degli anni che vanno dal 1998 al 2005 ha raggiunto vette di qualità e popolarità forse eguagliate solo dalle edizioni a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta  (sindaco Avv. La Rosa), come è anche vero che è da qualche anno che il cartello delle manifestazioni estive della nostra città – al netto di alcune lodevolissime iniziative di privati cittadini  – rasenta la depressione. Tuttavia non credo affatto all’assioma secondo il quale la politica barlettana degli anni Novanta-Duemila pullulasse di autentici statisti mentre quella odierna sarebbe piena di capre totali. Anzi, sempre secondo il mio modestissimo parere, le ataviche difficoltà di oggi nell’organizzare un programma di eventi appena decente potrebbero essere proprio figlie di quegli anni in cui ci si è divertito, si è ammirato grandi artisti e comici, si è aperto il centro storico alla “movida”,  ma si è speso tutto lo spendibile e immaginabile senza una programmazione credibile, mirata alla tanto auspicata e sospirata “svolta turistica” della nostra città. Si è puntato invece tutto e subito per trasformare il centro storico di Barletta in un grande Happy-Hour, anziché sullo sviluppo turistico culturale. Una strategia che nei primi anni ha funzionato piuttosto bene, ma che una volta esaurita la spinta emozionale di breve termine ha palesato tutti i suoi limiti. Tanto è vero che tanti dei nostri giovani sono tornati a portare nelle città limitrofe  la loro voglia di divertirsi, oltre ai loro soldi.

 Una strategia, quella dei cosiddetti anni ruggenti, utile soprattutto a raccogliere facile consenso politico nel breve periodo quanto poco lungimirante, come le esangui casse comunali stanno implacabilmente a dimostrare. Del resto si sa: in politica è quanto fatto nel breve periodo a portare consensi e che ai posteri va sempre e solo lasciata l’ardua sentenza.

Cosa si sarebbe dovuto fare allora? Ecco, magari sono io che la sparo grossa, ma se anziché spendere vagonate di quattrini per invitare allora fior di cantanti, comici à la page o madonne americane piangenti la tragedia delle Twin Towers (lautamente retribuite per una misera comparsa al Certame  della Disfida 2001 poche ore dopo che  gli aerei di Mohammed Atta e compagni avevano ucciso oltre tremila innocenti ), non sarebbe stato il caso ad esempio di pedonalizzare l’intero centro storico dal Castello all’ex Ospedale Umberto I ? Vale a dire eliminare per sempre i veicoli a motore in quello che è il nucleo antico della nostra città e che era una volta circondato dalle storiche mura? E poi non sarebbe stato più utile organizzare un servizio navetta ad uso puramente turistico che vada dal centro storico alle litoranee, da Canne della Battaglia a Montaltino, dalla Fiumara al Santuario della Madonna dello Sterpeto? E non sarebbe stato più utile tra tanta cementificazione in stile tardo-sovietico costruire degli autosilo? Oppure rivalutare luoghi come il Braccio di Levante, Canne della Battaglia, la Fontana di San Ruggiero o Ariscianne? Ed infine rivalutare siti di archeologia industriale come l’ex-distilleria? Un settore , quello dell’archeologia industriale che tanto va di moda ad esempio in Germania? E poi, ma questo è più che altro un mio desiderio, che ne è stato della festa di San Cataldo?

Naturalmente nulla di tutto questo è stato e forse sarà mai realizzato nella nostra città. Proviamo solo a immaginare gli introiti che  tali realizzazioni avrebbero portato al nostro territorio. Avremmo o no, avuto un’Estate Barlettana di ben altro livello rispetto a  quelle piuttosto misere di questi anni, causa atavica mancanza di fondi? E non è vero che la cultura rappresenta un qualcosa di poco attrattivo e che mal si concilia con la mentalità dei nostri ragazzi da troppo tempo ottenebrata da Bacardi Breezer e cocktail vari, altrimenti città come Siena, Firenze, Venezia, Taormina, ecc. sarebbero solo tristi borghi medievali anziché rinomate mete turistiche a livello mondiale.

In conclusione, comprendo  benissimo l’amarezza di tanti barlettani,  accompagnata tra l’altro da malcelato pessimismo. Amarezza tra l’altro giustificata da fatti oggettivi, incontrovertibili ma secondo me niente affatto scevra da responsabilità di anni che – sempre secondo la mia più che modesta opinione – sono stati troppo frettolosamente consegnati agli archivi come “gloriosi”.

Chiudiamo gli occhi e proviamo ad esempio ad immaginare quel che poteva benissimo essere e non è stato. Immaginiamo una rievocazione della nostra Disfida in un  centro storico interamente e definitivamente pedonalizzato e disseminato di altoparlanti che suonano musica rinascimentale, con titolari e maestranze dei vari locali, pub e pizzerie che servono i clienti in abiti d’epoca. Ed immaginiamo il richiamo che tali iniziative potrebbero esercitare nelle città limitrofe e non solo.

Si siamo ancora in tempo per provare a tramutare questo sogno in realtà? Si? No?

Se si è bene. Se no teniamoci la malinconica Barletta happy-hour . Altro che Estate Barlettana

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Cosimo Campanella
Cosimo Campanella nasce a Barletta il 3 settembre del 1974. Entra nel mondo della fotografia come aiutante nel 1990 e dopo due anni di alterne fortune è costretto nel maggio del 1993 a lasciare per svolgere il servizio militare. Riesce a rientrarvi come aiutante video-maker affinando nel contempo la propria tecnica fotografica per un progetto a lungo termine. Nel febbraio 2011 inaugura lo studio fotografico Arte e Immagine a Barletta. Specializzatosi nella fotografia per cerimonie e nel video-editing non disdegna digressioni anche nel campo della fotografia in ambito storico-culturale e folkloristico. Cosimo Campanella collabora da marzo 2016 con il magazine Barletta News , scrivendo di sport, attualità, politica e cultura

1 COMMENTO

  1. “Chiudiamo gli occhi e proviamo ad esempio ad immaginare quel che poteva benissimo essere e non è stato”.
    Non è mai troppo tardi, ma ci vuole che sì punti sulla cultura in modo serio e proficuo, come fanno in altri paesi citati nell’articolo dove possono lavorare di solo turismo.
    Gli happy hours vanno anche bene, ma ci deve essere equilibrio.
    Poi consideriamo che Barletta è una città storica e quindi già attrae di per sé turisti, secondo il mio modesto parere e la mia esperienza in giro per l’Italia, da molto meno rispetto al suo potenziale.
    “Se siamo ancora in tempo per provare a tramutare questo sogno in realtà? Si? No?”
    Io spero di si ma ci vuole un cambio di mentalità non solo dei cittadini, ma anche di chi amministra il paese

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