Enrico IV, ovvero il dramma della follia

L’opera di Luigi Pirandello rappresentata dagli attori dell’Abeliano al Teatro Curci

Maschera e vita, pazzia e realtà, i temi più cari a Luigi Pirandello messi in scena ieri sera al Teatro Curci dal Nuovo Centro Studi Teatro Abelliano di Bari con l’Enrico IV.
La storia è nota:. un gruppo di ricchi signori decide di travestirsi, per festeggiare il Carnevale, nella corte dell’imperatore di Germania Enrico IV. Durante una cavalcata, colui che impersona Enrico IV cade da cavallo, batte la testa e al suo risveglio crederà di essere veramente l’imperatore.
Per vent’anni egli continua a vivere la sua parte, finché arriva il nipote che decide di guarirlo.

In realtà l’uomo non è più pazzo da molti anni: finge soltanto di esserlo perché la pazzia sembra essere l’unico modo per evitare una realtà dolorosa: la donna,infatti, di cui era innamorato, Matilde di Spina, mascherata da Matilde di Canossa, dopo l’incidente, era scappata con il barone Belcredi., si erano sposati ed avevano avuto una figlia. Non solo; Enrico scopre anche che era stato proprio Belcredi a farlo cadere intenzionalmente per toglierlo di mezzo e poter sposare la donna contesa da entrambi. Durante il confronto finale, fra lo sgomento di tutti, Enrico si trova davanti la figlia della donna che ama da sempre e per la quale è costretto a fingersi pazzo. La giovane Frida è identica alla madre, quando aveva la sua età, ed Enrico non può fare a meno di abbracciarla. Belcredi non tollera che Enrico si avvicini alla figlia, ma, quando tenta di opporsi, Enrico sguaina la spada e lo ferisce a morte. All’uomo, adesso, non resta che continuare la finzione.

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L’opera appartiene a quello che al terzo tempo del teatro pirandelliano, quello che viene definito teatro nel teatro. Cos’è infatti la recita del protagonista se non una rappresentazione teatrale con la quale, proprio grazie alla maschera che indossa, riesce a smascherare l’ipocrisia e la cattiveria degli altri? La chiave di lettura di questo dramma, quello in cui, secondo i critici, più che negli altri, Pirandello si identifica con il suo personaggio, è tutta qui, in questo “gioco delle parti” doloroso fra pazzia e normalità, maschera e realtà. La verità non esiste perché tutti recitano una parte e la si può conoscere solo attraverso la finzione. Ma la maschera è anche la scelta finale perché consente all’individuo di estraniarsi da una società di cui non condivide i valori. La follia quindi non è vista tanto come elemento negativo, quanto come elemento fondamentale della condizione umana con la quale fuggire la propria angoscia e il proprio dramma, come estremo rifugio, per potersi salvare dal dramma dell’esistenza “Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio, quieto! – Il guajo è per voi che la vivete agitatamente, senza saperla e senza vederla la vostra pazzia!

Con la regia di Vito Signorile gli attori del nuovo centro studi teatro Abeliano hanno messo in scena una rappresentazione fedele del dramma pirandelliano. Applausi per il protagonista Antonio Salines, quasi poco teatrale, ma credibilmente appesantito dagli anni trascorsi e dalla stanchezza della solitudine del personaggio.

Prossimo appuntamento al Curci, 29, 30 e 31 Gennaio con “Servo per due” con Pierfrancesco Favino.

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