Approda a Barletta, dal 19 al 21 aprile, al Teatro Curci, nell’ambito della stagione di prosa promossa dalla Municipalità e dal Teatro Pubblico Pugliese, l’ultimo lavoro di Nunzia Antonino e Carlo Bruni, Else, tratto dall’omonima novella di Arthur Schnitzler. Impegnati in una ricognizione di figure femminili avviata anni fa con la trasposizione scenica del film della Campion Lezioni di piano e più recentemente con un lavoro dedicato alla rivoluzionaria napoletana del Settecento, Eleonora de Fonseca Pimentel, i due artisti, anche nel caso di questa Else, confermano un approccio alla scena dal forte impatto emotivo, qui esaltato da un allestimento che invade lo spazio del pubblico.

Nella novella del grande scrittore austriaco, concepita come monologo interiore nel 1924, si narra il dramma dell’adolescente in vacanza, alimentato da un debito del padre nei confronti di un laido signor Dorsday. Debito che Else è invitata a estinguere, concedendo la propria “amicizia” in cambio di un credito. Cambiando le coordinate temporali, la Antonino e Bruni, spesso autori delle loro pièce, ci propongono una Else non più diciannovenne, imprigionata da quel dramma e dalla lettera della madre che lo scatenò, alle prese con lo stesso Veronal – barbiturico in uso negli anni trenta – nella reiterazione di un percorso destinato a replicare la scelta definitiva. L’attualità della vicenda si riscontra nella sordità di un mondo nuovamente immerso in una crisi culturale non dissimile da quella che ispirò Schnitzler: fonte di conflitti, ossessioni e follia. Motore originario della scelta dell’opera è stato il germanista Giuseppe Farese, fra i più autorevoli traduttori dell’opera di Schnitzler, mentre l’esito è frutto della complicità di alcune eccellenze della scena pugliese. Else, infine, si associa anche alla nascita di una nuova Fondazione popolare anti usura che si occupa delle conseguenze, talvolta disastrose, che può produrre un’economia malata come la nostra.

 

Promo ELSE https://youtu.be/Fv1JggdQdfk

“monologo tracimante di discese ardite nell’Io. Ed è proprio nel fulcro dei significati che ci aveva regalato Schnitzler, che Nunzia Antonino propone l’aspetto più interessante del lavoro, quando sceglie di affrontare questa solida base di segni facendosi attraversare da flussi di coscienza in maniera tale da non esserne dominata, ma padroneggiandoli tutti, con la voce e con il corpo. Una scelta niente affatto scontata, offerta con precisione e costante presenza”.

Riccardo Limongi Teatro.it

 

“La Antonino, che avevamo lasciato nei panni di una donna adulta, Lenor, è assolutamente credibile in questa prova da infante e adolescente. Si rivela una grande attrice. Mai come questa volta il lavoro sul corpo e la parola rendono appieno la freschezza di un testo che sembra scritto domani”.

Giancarlo Visitilli La Repubblica

 

“La Else di Antonino qui ride, piange, straziata e travolta, come in una “allegria dei naufragi”… Impudica, copre e scopre quel corpo oggetto del desiderio, atteggiandosi alla Lola de L’Angelo azzurro, prima di arrivare alla soluzione finale… fragile e sconvolta, infantile e matura, sempre in linea con una dimensione drammatica della condizione femminile”.

Pasquale Bellini La Gazzetta del Mezzogiorno

 

“Su un piano inclinato Nunzia Antonino – un’attrice di grande versatilità, capace di intensità e bravura – si fa attraversare dalla confusione di Else, specchio del dramma di un’intera epoca, accompagnandola verso l’abisso. Una solitudine e uno sperdimento, un’inadeguatezza alla vita che Schnitzler riferiva al proprio tempo, foriero di presagi di morte ma che, in maniera allarmante, segna ancora oggi tanta giovinezza”.

Nicola Viesti Hystrio

 

“Else non è più la giovane diciannovenne ferita a morte senza preavviso dal dramma della sua esistenza, ma una donna costretta, forse condannata, quasi fosse in un girone infernale dantesco, a ripetere ogni sera la sua storia. Bruni ed Antonino sembrano rispondere, tramite una messa in scena indimenticabile, nel migliore dei modi, facendo proprie ed attualizzando le parole dello stesso Schnitzler”.

Pasquale Attolico LDS Magazine

 

“Seducente e accattivante la donna-bambina ci porta con sé nei meandri della psiche, cui fa eco il trio di specchi alle sue spalle. Dei pochi oggetti di scena forse questo è il parente più stretto cui si rivolge, quell’unico in grado di confermarle e riprodurle la realtà che ha attorno e l’unico che volente o nolente non può mentirle o strumentalizzarla. La Antonino grida “Else” dalla punta dei riccioli biondi ai piedi nudi segnati dall’esperienza e rapisce il pubblico con una interpretazione stellare”.

Daria Falconi Giorgia Groccia Recensito.it

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