Due di noi: Solfrizzi e Savino in una commedia dolceamara

I due attori baresi insieme sulla scena in uno spettacolo sulle difficoltà della coppia

 

due-di-noi-locaQuando un attore riesce a dimenticare se stesso e a far prevalere i personaggi nella loro diversità, ma nello stesso tempo a lasciare che, sottotraccia, rimanga riconoscibile la propria cifra e il proprio stile, siamo di fronte, evidentemente, ad un grande attore. Grandi, infatti, due come loro, Emilio Solfrizzi e Lunetta Savino, baresi, per la prima volta insieme a teatro nella pièce “Due come noi” , dell’inglese Michale Frayn, per la regia di Leo Muscato, in scena al Teatro Curci. Il testo, in tre atti unici, è del 1970 ma il tema trattato, con ironica amarezza, è quello, attualissimo, dell’incomunicabilità nella coppia.

Nel primo atto due giovani marito e moglie, con il loro bimbo appena nato, si ritrovano nella stessa stanza d’albergo della luna di miele, ma non si riconoscono più in quei novelli sposi, perché costretti, adesso, a fare i conti con nottate insonni, pannolini da cambiare e i nervi a pezzi. Nel secondo la comunicazione si è del tutto interrotta, in una coppia più matura, fra un “lui” chiuso nella sua totale indifferenza, attento solo alla propria carriera e al giornale che stringe fra le mani, del tutto sordo alla sofferenza della moglie, una straordinaria Lunetta Savino, che, in preda all’alcol, dialoga con l’unica parte viva del marito, il piede che l’uomo, come un tic che tradisce la sua calma glaciale, muove freneticamente. Nel terzo e ultimo atto, marito e moglie si ritrovano a dover gestire una cena alla quale hanno invitato, per errore, una coppia di amici da poco separati e il nuovo giovanissimo amante di lei.

Qui il meccanismo comico esplode in tutta la sua potenzialità grazie alla abilità dei due attori che, entrando e uscendo da diverse porte, si trovano ad interpretare ben cinque ruoli diversi, dando vita ad una serie di equivoci fino all’esilarante e inattesa conclusione.
Bravissimi tutti e due, Emilio Solfrizzi a passare da un padrone di casa, imbranato stile Jerry Lewis, al ruolo di marito tradito, incapace di trattenere i suoi desideri; Lunetta Savino sorprendente, prima nei panni di una tipica moglie borghese, intenta a salvare le apparenze, poi addirittura, in quelli di un hippie diciannovenne, aperto ad ogni esperienza. Si riflette e si ride, con affetto particolare verso due grandi attori pugliesi.

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