Utilizzo dei droni “a fini ricreativi” a prova di privacy

barlettanews - droni

Curiosi oggetti da anni volano indisturbati sulle nostre teste a conferma dell’inarrestabile evoluzione tecnologica.

Non sono ufo ma droni dei quali si fa uso sia professionale che ricreativo.

Il loro impiego in molteplici casi risulta essere di indubbia importanza; si pensi alla possibilità di monitoraggio della criminalità organizzata  nonché di scoprire eventuali piantagioni di droga.

E’ notizia di questi giorni inoltre, che un drone (in tal caso subacqueo) è stato utilizzato dall’Acquedotto Pugliese con la finalità di esplorare la condotta principale di approvvigionamento dell’acqua.

E’ altrettanto vero però che in altri casi l’utilizzo del curioso apparecchio  può rivelarsi pericoloso; si pensi al drone che a settembre, finito sulla folla al concerto di Dodi Battaglia (componente dei Pooh) ha causato 4 feriti.

Tra vantaggi e rischi, non meno importante è l’aspetto della privacy. Frequentemente, infatti, anche se piccoli e innocui, i droni muniti di videocamera, volontariamente o involontariamente captano voci e immagini altrui.

Consapevole di tale realtà, il Garante della Privacy in questi giorni ha fornito suggerimenti circa l’impiego corretto dei droni a fini ricreativi  nel rispetto della privacy.

La prima indicazione del garante rinvia alla doverosa osservanza delle regole previste dall’ENAC (Ente nazionale per l’aviazione civile) affinché l’uso dei droni risulti lecito.

Dal Regolamento mezzi aerei a pilotaggio remoto dell’ENAC si evince la differenza tra drone utilizzato per divertimento/fini ricreativi (aeromodello) e drone impiegato a scopi professionali (aeromobile).

Fatta tale premessa, soffermandoci sui droni a fini ricreativi,  chiariamo che l’aeromodello  è un dispositivo aereo a pilotaggio remoto, senza persone a bordo, impiegato esclusivamente a scopi ricreativi o sportivi, non dotato di equipaggiamenti che ne permettano il volo autonomo e che vola sotto il controllo visivo diretto e costante dell’aeromodellista, senza l’ausilio di aiuti visivi.

Dove possono volare gli aeromodelli? 

Pur non essendo necessaria l’autorizzazione per l’utilizzo dei droni a fini ricreativi, devono osservarsi le disposizioni dettate dall’Enac.

In particolare, possono volare di giorno massimo a 200 metri di distanza e ad un’altezza massima di 70 metri.

Inoltre, la circolazione è consentita in zone non popolate, sufficientemente lontano da edifici, infrastrutture e installazioni, come chiarisce la sezione VII del citato regolamento.

Ne consegue che opportuno sarebbe scegliere spazi aperti, distanti da persone e strade onde evitare di invadere aree personali e l’intimità delle persone.

Possono essere diffuse le riprese realizzate dal drone? 

Premesso che in base a quanto previsto dal nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 679/2016) i droni devono essere costruiti e configurati per raccogliere meno dati possibile, il Garante nazionale  chiarisce che la diffusione di riprese realizzate con il drone (sul web, sui social media, in chat) può avvenire solo con il consenso dei soggetti ripresi, fatti salvi particolari usi connessi alla libera manifestazione del pensiero, come quelli a fini giornalistici.

Negli altri casi, ovvero quando risulta difficile raccogliere il consenso degli interessati, è consentito diffondere le immagini solo se i soggetti ripresi non sono riconoscibili o perché captati da lontano o perché si sono utilizzati appositi software per oscurare i loro volti.

Oltre alle immagini di persone, non devono essere diffuse quelle contenenti dati personali quali targhe di macchine, indirizzi di casa, ecc.

Ovviamente meritevoli di tutela sono anche gli spazi privati altrui (casa, giardini) che non potranno figurare nelle riprese.

Possono essere captate le conversazioni? 

E’ assolutamente vietato captare volontariamente, tramite l’utilizzo dei droni, conversazioni altrui.

Eventuali frammenti di conversazioni registrati accidentalmente potranno essere utilizzati (per pubblicare un video on line ad esempio) solo se non risultano riconoscibili le persone coinvolte e il contenuto dei discorsi.

Cosa fare se temiamo che la nostra privacy sia in pericolo? 

Il Garante suggerisce, nel caso in cui sia possibile individuare il pilota del drone, di chiedere direttamente a lui informazioni su come intende utilizzare le riprese, negando eventualmente  il proprio consenso al trattamento dei dati raccolti.

Ove poi si ritenga di essere stati vittime di violazioni della propria privacy ci si potrà rivolgere al Garante per la protezione dei dati personali o, alternativamente, all’Autorità giudiziaria.

Alla luce di quanto esposto, confidando in prossimi consigli del Garante anche in merito all’utilizzo dei  droni per uso professionale, non resta che ricordare che il progresso tecnologico è positivo fino a che non lede diritti fondamentali quale quello alla riservatezza.

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Maria Teresa Caputo
Maria Teresa Caputo è nata a Barletta nel 1977. Dopo il diploma di ragioneria conseguito nel 1996, si è laureata in giurisprudenza nel 2003 presso l’Università degli Studi di Bari con votazione 110/110. Nel 2006 ha superato l’esame di avvocato presso la Corte di Appello di Bari, conseguendo l’idoneità. Durante l’esercizio della professione legale si è dedicata in particolare al diritto civile, partecipando a numerosi seminari.

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